L'Africa,
senza pregiudizi
28/09/2010
Un pubblico attento e partecipe - oltre che inaspettatamente
numeroso - ha seguito lo scorso 23 settembre l'incontro organizzato
dalla associazione
Concretamente Sassuolo dal titolo "Africa vicina, Africa
lontana". Ospiti il giornalista
Riccardo Barlaam e Gianmarco Marzocchini, quest'ultimo Direttore della Caritas
di Reggio Emilia. Chiamati a parlare di come l'Africa avanzi oggi tra sviluppo e migrazione
e della sfida
dell'integrazione, Barlaam e Marzocchini hanno fornito un quadro a
tratti sorprendente e certo inedito per la gran parte del pubblico
in sala, che ha dato poi lo spunto a numerosi interventi sfociati
presto in
un vivace dibattito.
Condotta dalla giornalista Annalisa Vandelli, direttore della
rivista Afro,
la serata si è mossa tra l'Africa vicina di Marzocchini, ovvero
quella che crediamo di conoscere, e quella lontana di Barlaam così
come, insieme a Massimo di Nola, il giornalista la racconta nel
suo recente
"Miracolo africano" (ed. Il Sole 24
Ore). Il volume nasce dall'esperienza diretta di molti viaggi in
Africa, in Stati diversi, ma
non è l'unico frutto dell'interesse per il continente nero che il
giornalista porta avanti da anni. Caposervizio della redazione online del Sole24Ore, vincitore del premio Baldoni per
il suo blog
Africa
e editorialista di Nigrizia,
Barlaam ha creato, insieme a una rete di
colleghi africani,
AfricaTimesNews, sito di news in tempo
reale nato da un laboratorio di giornalismo tenuto in Camerun e
realizzato grazie ai
soldi
del premio vinto. Ne è venuto un fecondo rapporto
di reciprocità con africani che sognavano di fare i giornalisti e
che ne hanno poi in effetti fatto un mestiere.
Informazione, conoscenza e sviluppo.
In Africa, ha raccontato Barlaam, esistono
giornali, è diffusissima la radio, l'informazione è vivace. Il
problema è far arrivare le notizie alle grandi agenzie, che hanno
corrispondenti solo in alcuni paesi africani, e, tramite di esse, al
resto del mondo. Ora però con internet tutto sta cambiando. Là. E
da là verso il resto del mondo. Ma qua invece, quando si parla
di Africa, ancora perlopiù si parla solo di immigrazione o,
meglio, di criminalità legata all'immigrazione, tralasciando
di approfondire temi che aiuterebbero a conoscere gli immigrati
stessi. La situazione insomma, spiega Marzocchini, peggiora addirittura perché "quando gli
immigrati ci vengono in casa scatta quel meccanismo di difesa per
cui si tiene la parte degli italiani senza approfondire". Eppure
approfondire è alla portata di tutti: basterebbe consultare il
Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes 2009. Esce
annualmente e il prossimo è atteso per la fine di ottobre. Al
momento ci accontentiamo degli ultimi dati disponibili e scopriamo
così che in Italia ci sono 4 milioni e 330 mila cittadini stranieri
presenti regolarmente, pari al 7,2% della popolazione italiana. 2
milioni sono i lavoratori, che concorrono alla ricchezza dell'Italia
e che aumentano ogni anno per supplire alle carenze della forza
lavoro.
Oltre
100 mila sono persone che vengono ogni anno per ricongiungimento
familiare nell’ottica di un insediamento stabile e 72 mila i nuovi
nati in Italia nel corso dell’anno. 40 mila sono le persone che
acquisiscono annualmente la cittadinanza italiana, a seguito di
matrimonio o di anzianità di residenza; 24 mila i matrimoni misti
tra italiani e immigrati. Che dire poi della seconda generazione e
della questione della cittadinanza?
Siete ancora legati all'idea dello straniero solo, senza famiglia?
Sappiate che a Sassuolo gli stranieri sono l'11,5%, una
percentuale che sale al 22,4% se consideriamo la fascia d'età sotto
i 14 anni, mentre le donne rappresentano il 46%, secondo
il Rapporto 2008
curato da Antonio Zacchia Rondinini, per
l'Osservatorio sull'Immigrazione della Provincia di Modena.
Questa in ogni caso è l’Italia che si va costruendo, nella quale,
già ora, 1 ogni 14 abitanti è un cittadino straniero regolarmente
soggiornante. Si parla tanto di sbarchi, ma ne conosciamo l'entità?
Gli sbarchi, bollino nero da apporre sul fenomeno migratorio,
coinvolgono in realtà un numero di persone pari nemmeno all’1% delle
presenze regolari. E oltre la metà delle persone sbarcate
sono richiedenti asilo (quindi persone meritevoli di protezione
secondo le convenzioni internazionali e la Costituzione italiana.
Quella Costituzione che chiediamo agli stranieri di conoscere e che
forse dovremmo studiare noi).
Intanto, scrive Franco Pittau nella presentazione del rapporto,
"l’immigrazione, che continua ad aumentare a ritmi serrati con
300/400 mila unità l’anno, mostra di essere connaturale alla
crescita del nostro Paese. La vera emergenza, stando alle
statistiche, è il catastrofismo migratorio, l’incapacità di prendere
atto del ruolo assunto dall’immigrazione nello sviluppo del nostro
Paese". Invece si parla troppo spesso per pregiudizi. Le
indagini indicano che 6 italiani su 10 considerano gli stranieri più
inclini a delinquere degli italiani. L'infondatezza di questa
convinzione è stata confermata in una ricerca condotta dal
Dossier e dall’agenzia Redattore sociale. Prima di tutto non esiste
in Italia la 'famosa' emergenza criminalità, perché "non ci
distinguiamo in negativo in un confronto europeo e nel c ontesto
italiano le denunce penali da alcuni anni sono in diminuzione e il
livello attuale è pari a quello dei primi anni ’90 quando iniziava
l’immigrazione di massa". In ogni caso "l’aumento delle
denunce contro i cittadini stranieri regolari risulta inferiore
all’aumento della popolazione straniera (nel periodo 2001-2005 le
denunce sono aumentate del 46% e gli stranieri residenti del 101%)".
Gli immigrati regolari, nel "confronto per classi di età con gli
italiani, mostrano di avere un tasso di criminalità simile, ma con
maggiori attenuanti".
E gli immigrati irregolari, per concludere, non sono "da
stigmatizzare come inclini alla criminalità, ma va considerata la
loro esposizione alle necessità materiali, l’esclusione sociale, le
spire della criminalità organizzata, anche in conseguenza degli
scarsi spazi di ingresso e soggiorno regolare previsti dall’attuale
normativa, che perciò andrebbero resi più agibili per evitare che
continuino a essere una tra le occasioni più ricorrenti di
infrazione penale. Se la normativa sugli stranieri fosse del tutto
funzionale, non ci sarebbe stato bisogno di offrire la possibilità
di regolarizzazione, nello scorso mese di settembre, a 300 mila
collaboratrici familiari e badanti non comunitarie, che si
aggiungono ai 2 milioni di immigrati regolarizzati in precedenza:
questo significa che più della metà della popolazione straniera è
passata per le vie dell’irregolarità". Sarebbe davvero più
giusto parlare di immigrati lavoratori, allora, invece che di
immigrati criminali. Ma "la riflessione sull’immigrazione
resta incompleta se limitata all’utilità dei lavoratori immigrati e
va estesa alla sua considerazione come nuovi cittadini". Solo
qualche dato ancora: gli immigrati pagano annualmente 7 miliardi di
contributi previdenziali, ma a essere pensionati sono in poche
migliaia. C'è di che riflettere. Senza negare che
l’immigrazione presenta aspetti problematici, attraverso i
numeri, ci si può orientare verso una sua visione realistica e più
positiva, libera dai pregiudizi.
Pregiudizi
che comunque insistono anche nella nostra visione dell'Africa
lontana e che il volume di Barlaam e Nola, "Miracolo africano.
Leader, sfide e ricchezze del nuovo continente emergente",
aiuta a dissipare abbozzando un'immagine dell'Africa
ben diversa da quella a cui eravamo abituati. D'altra parte di
Africa, per la verità, si è sempre parlato ben poco. E quando lo si
è fatto, come sottolineato dalla Vandelli, lo si è fatto con sguardo
caratterizzato da pietismo e non obiettivo, come invece si fa in
questo libro. Come conferma lo stesso Barlaam, fino a 4-5 anni fa avere a disposizione più di 30 righe per
un articolo sull'Africa era una chimera.
Oggi tutto sta cambiando e il volume tratteggia un paese così ricco
di potenzialità e dalle risorse così immense da attirare
inevitabilmente gli sguardi e gli appetiti delle multinazionali del
petrolio, gli sceicchi, i colossi dell'industria agroalimentare, la
finanza internazionale e le grandi compagnie petrolifere di tutto il
mondo. Può essere una
nuova ricchezza, ma - si avverte - "c'è una
generazione emergente di leader spesso capaci ma anche con forti
inclinazioni autoritarie che deve imparare ad amministrarla".
Intanto in Africa è arrivata la Cina che in cambio
dell'accesso alle risorse offre e realizza infrastrutture e fornisce
assistenza in diversi campi, da quello economico a quello sanitario
fino a quello tecnico-scientifico. L'epoca delle colonie, insomma, è
finita e ora spetta agli africani sfruttare le proprie risorse
per il proprio sviluppo. Là, perché ciascuno
in fondo, potendo, come sottolinea Marzocchini, vorrebbe stare a casa sua.
Anche se emigrazione significa, o almeno dovrebbe significare, per
tutti, scambio di esperienze e arricchimento reciproco, una risorsa
insomma. "L'Africa vicina di Ghana e Nigeria invece"
sottolinea ancora Marzocchini, "la vediamo troppo spesso sulle nostre strade,
dove stanno le donne... Da questo punto di vista pare proprio che a volte ci faccia comodo che gli
africani stiano in Italia, no?"
C'è davvero di che riflettere.
Paola Gemelli
Photo:
dall'alto verso il basso, il pubblico in sala, Annalisa Vandelli
e Riccardo Barlaam, Gianmarco Marzocchini,
l'intervento di Don Romano, ancora Riccardo Barlaam (Photo
Massimo
Gherardini)
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