Il
giardino immaginato: l’altana dipinta
"a Paese"
di Villa Giacobazzi
13/09/2008
Immersa nello splendido parco Vistarino, tra roseti e statue
antiche, al termine di un lungo viale di pioppi cipressini s’innalza
una
delle residenze nobiliari più suggestive del modenese: la villa dei
conti Giacobazzi, in anni recenti appartenuta al conte Ambrogio Caccia
Dominioni e alla consorte contessa Rosanna Giorgi di Vistarino, e nel
1991 acquistata dal Comune di Sassuolo che ne sta promuovendo il
restauro scientifico e il recupero funzionale, con destinazione a
biblioteca e a sede di eventi culturali.
D’origine seicentesca,
l’edificio è definito “casino dei Cappuccini” per la vicinanza al
convento quando viene acquistato, nei primi decenni del Settecento, da
Domenico Maria Giacobazzi (1690-1770), segretario e consigliere di Stato
del duca Francesco III d’Este. Ma sarà un suo discendente, il conte
Luigi Giacobazzi (1806-1893), podestà di Sassuolo e poi ministro degli
Interni del governo austro-estense, a commissionare nel 1857 un episodio
artistico di grande eleganza che aggiunge fascino alla villa: la “stanza
paese” dipinta nell’altana belvedere, che corona il corpo centrale
dell’articolata struttura edilizia, frutto delle varie aggregazioni
succedutesi nei secoli.
Il colto e raffinato conte Luigi volle così
adeguarsi alla moda degli ambienti interamente dipinti a paesaggio, che
s’irradiava in particolare dalla vicina Bologna, ove le sale di tanti
palazzi, dai primi dell’Ottocento, si erano andate illusionisticamente
spalancando su visioni naturalistiche, grazie al pennello di autori come
Antonio Basoli, Rodolfo Fantuzzi, Giacomo Savini. Comunque, nella stessa
Sassuolo, nel Palazzo Ducale, già dalla metà del Seicento Jean Boula nger
aveva realizzato, con la Camera delle Virtù, un illustre precedente
della “stanza paese”, dove gli episodi storici della virtus estense si
dispongono in un unico paesaggio che si dispiega sulle pareti, oltre un
finto loggiato di cariatidi.
La “stanza paese” di villa Giacobazzi fu affidata al pittore sassolese
Antonio Valentini (1809-1892), coadiuvato da Giovanni Braglia. Se il
ruolo di quest’ultimo doveva essere quello di semplice coloritore,
interessante è invece la figura di Valentini, formatosi all’Accademia
Atestina di Modena dal 1829, allievo di Adeodato Malatesta e del
paesaggista Giovanni Susani. Attivo nella manifattura ceramica,
Valentini diresse la Scuola di Disegno per Artigiani Adulti, istituita a
Sassuolo nel 1855; ma soprattutto, lavorò per varie chiese dell’area
sassolese, dalla parrocchiale di San Michele dei Mucchietti per cui
dipinse nel 1844 il bel San Michele Arcangelo a S. Francesco in Rocca,
ove lasciò una San Lucia e un San Rocco, rispettivamente del 1855 e del
1858.
Nella villa Giacobazzi, dunque, salite le scale che conducono al
sottotetto e percorsi alcuni ambienti di servizio, un’ultima rampa di
legno permette di raggiungere l’altana, intimo luogo da cui godere una
panoramica veduta sulla tenuta circostante. Alle pareti, in una finta
architettura neogotica, fra archi acuti polilobati,
su cui s’arrampicano
romantiche campanule azzurre, Valentini sviluppa un morbido paesaggio
collinare che circonda lo spettatore in un continuum a 360 gradi, come
in un diorama. Magicamente annullata la cortina muraria, l’effetto è
quello di un immaginario gazebo posto al centro di un grande parco
all’inglese, animato da diverse figurine dal garbato recitativo: è un
piacevolissimo pot-pourri di citazioni un po’ ingenue e forse
“provinciali”, dall’eremita in preghiera presso la croce eretta in un
crocicchio, all’arcadico cottage col tetto in canne; dalla viandante con
l’asino, in cammino verso una città bastionata dai caldi colori
emiliani, alla processione vicino a una chiesetta di campagna, i cui
tetti spioventi ne denunciano la derivazione da incisioni nordiche. E
ancora, pittoreschi edifici rustici, specchi d’acqua secondo la moda dei
giardini all’inglese, e la “galleria vegetale”, motivo tratto dalla
tradizione scenografica emiliana; e poi greggi al pascolo, passeggiate
di nobili e borghesi nel parco. Qui, sull’alto basamento che regge
un’urna, attardato omaggio neoclassico, si accampa la misteriosa
scritta:
INITNELAV
E
AILGARB
SOCI
IROTTIP
1857
che altro non è che la firma degli autori con la data dell’impresa:
“Valentini e Braglia soci pittori 1857”. Artista assai versatile anche
se non eccelso, Valentini argomenta con linguaggio analitico, un po’
alla fiamminga, e piacevolmente narrativo anche se di maniera, un
vedutismo che dall’arcadia neoclassica giunge a esiti romantici.
Attraverso le quattro finestre al centro di ciascuna parete dell’altana,
la natura dipinta si raccorda e si completa con la reale natura
circostante, e i verdi azzurri stesi dal pennello brillano assieme ai
verdi smaglianti della vasta tenuta che fu dei Giacobazzi.
Luca Silingardi Per saperne di
più
-
F. Liverani, V.
Vandelli (a cura di), Le ceramiche della villa “I Pioppi”,
catalogo della mostra, Sassuolo 1995;
-
C. Lenzotti, L. Malavasi, Villa Giacobazzi, in “QB – Quaderni
della Biblioteca” (Sassuolo), 6, pp. 115-134;
-
L. Silingardi, L’altana di Antonio Valentini a villa Giacobazzi.
Contributo allo studio della “stanza paese” a Modena e provincia,
in “QB – Quaderni della Biblioteca” (Sassuolo), 6, pp. 135-144.
© Testi: Luca Silingardi - Photo:
Paola Gemelli e
Luca Silingardi
Bibliografia - Pagina aggiornata il
21/08/2010
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