Festival Filosofia: Sassuolonline incontra Massimo Cacciari
21/09/2010
Tra gli ospiti più attesi a Sassuolo, per l'edizione 2010 del
Festival Filosofia, c'era senz'altro Massimo Cacciari, chiamato a
discutere il tema della
possibilità nel suo inquieto rapporto con la decisione e la
fatalità. La sua lezione magistrale, tenutasi in piazza
Garibaldi venerdì 17 settembre, è stata tra tutte le
sassolesi la più gremita, con ben 3000 presenze. Abbiamo incontrato il noto filosofo
un paio d'ore prima, nella sala stampa appositamente allestita presso l'ex
Ospedale Sant'Agostino di Modena. E se è vero, come scrisse
Plutarco, che "la barba non fa il filosofo", Cacciari invece
è esattamente ciò che il suo aspetto suggerisce, capace di
trasformare l'incontro con i giornalisti in una vera e propria
lezione magistrale...
"Siamo in un momento" ha esordito Cacciari anticipando i
contenuti della sua lezione sassolese, "in cui tutto sembra
fortuito. I concetti di fato e destino sono da parecchio tempo
assolutamente in disuso, però non sembrano essere stati sostituiti
da altre idee forti di filosofia della storia, tantomeno da qualche
idea di provvidenzialità negli eventi umani. Siamo passati da
'fato', 'destino' a puro 'caso'. Forse si tratta di vedere se
riusciamo, senza voler tornare a una qualche filosofia della storia,
a comprendere che non tutto deve essere lasciato al caso, alla
fortuna. Cercherò di vedere come si possa agire secondo un senso
pur senza avere un'idea del senso generale della Storia".
"Il termine greco pathos si oppone a pràxis,
all'agire", ha poi chiarito il professore. "Ha un
senso originario di negatività. Nella fortuna tu patisci, subisci.
La fortuna infatti non è mai il prodotto del tuo agire consapevole. La passione è qualcosa che
'chi sa fare' -
il sofòs - evita". Ma come essere sofòs oggi?
"Oggi si riesce sempre meno a sapere ciò che ci accade intorno.
La complessità della realtà (dai piccoli oggetti di uso
quotidiano ai mercati finanziari) e tale che siamo in
una situazione in cui patiamo la fortuna. In greco il termine
sofòs può indicare anche il calzolaio, il muratore, indica chi sa fare
qualcosa. Chi sa fare bene un mestiere è sofòs in quella
cosa".
"Ma oggi", si interroga il filosofo "come si può essere
sofòi a sufficienza per conoscere il mondo in cui viviamo?".
Non
c'è rimedio dunque? "Il rimedio è sapere...
o sapere di non sapere. La filosofia potrebbe insegnare il sapere di
non sapere". Invece, secondo Cacciari, si copre l'ignoranza con
chiacchiere per cui tutti parlano di tutto senza sapere nulla.
"Più sai, più sei agente, più puoi" precisa ancora
il filosofo, "Oggi
sempre meno il nostro agire è un agire che può. Nella misura in
cui sapere diventa sempre più difficile, più complesso, tu sempre
meno potrai e sempre più il tuo agire sarà passività".
Anche non sapendo, non potendo fare previsioni, si può però
cercare di agire nell'attimo, nel momento presente: "Anche
laddove tu non riesca a definire un senso, puoi cercare di agire
come se in quel momento ne andasse della tua vita nella sua
interezza. Noi siamo chiamati comunque a decidere, a risolverci.
L'interrogarci è una risoluzione. Possiamo anche non interrogarci e continuare a credere di sapere, a credere
che le nostre chiacchiere siano un sapere e rotolarci avanti. Ci
sono tanti modi di vivere. Già l'interrogarci sul rapporto
tra il caso, la fortuna, il destino, la storia è un modo di
decidersi, di fare, di agire, pur nell'insicurezza."
"Questa situazione d'incertezza" aggiunge, "non esclude
minimamente la responsabilità dell'agire". Eppure:
"la stragrande maggioranza delle persone ha deciso di non pensare
più".
C'è speranza? La speranza, afferma il filosofo, ha un senso solo se la
si intende come la "ricerca di dar forma al flusso delle nostre
esperienze, agli eventi storici, anche cercando di prevedere... se
per speranza si intende questa dimensione psicologica, mentale, spirituale
del nostro esserci, allora ha un senso. Se invece si
intende, come a volte avviene nel vaniloquio politico universale,
'sparare' promesse, sogni, allora, filosoficamente parlando, non ha
alcun senso".
Viviamo in una notte?
Tendiamo a pensare che ciò che ci accade sia stra-ordinario, mai
accaduto prima, ma, dice il professore, è la più sciocca delle sciocchezze.
Il mondo è passato attraverso notti,
probabilmente è anzi in una notte eterna, quindi non ha senso vedere
in termini pessimistici o ottimistici il tempo che stiamo attraversando.
Ma è
sicuramente
un momento in cui "si nota
in modo particolare il corrompersi, il corrodersi del linguaggio,
la nessuna responsabilità nei confronti del linguaggio, del dar
senso a ciò che dici. Il linguaggio
è minacciato dai politici, dai giornalisti, dagli scienziati stessi,
dai tuttologi. Si sta consumando, sta deperendo in modo
violentissimo. Anche i nuovi
mezzi di comunicazione, di importanza epocale, lo impoveriscono,
depotenziano e banalizzano. E questo credo sia il grande pericolo che stiamo correndo."
Cosa imparare da questo momento? Dalla storia, forse, se trattata
filosoficamente, secondo il professore si impara quando si sono formate
alcune grandi idee e si imparano alcune regolarità della storia stessa.
Questo tipo di studio
della storia, proprio dei nostri umanisti del
passato, è - afferma - anche di grandi politologi italiani contemporanei. La difficoltà
sta oggi nel fatto che il materiale è cresciuto a dismisura. Sono
cresciute le esigenze del sapere per agire e il sapere effettivo è
un compito di una complicatezza straordinaria. Ecco perché facilmente si ricade
nella chiacchiera. Vince chi è più bravo a convincere, conclude
Cacciari, e si torna così alla figura del sofista, lusingatore
del dêmos, che convince con la chiacchiera e non con il sapere.
Paola Gemelli
Photo: le tre immagini a sinistra ritraggono Cacciari nel corso
dell'incontro modenese con i giornalisti (di Paola Gemelli), a
destra il professore impegnato nella sua lezione a Sassuolo (Campanini-Baracchi)
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