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Scoprire Sassuolo: da
vedere
Il centro storico
Pur con qualche ferita, il centro storico di Sassuolo
offrirà al visitatore attento non poche sorprese. Ormai
perduto il volto medievale della città, restano però non poche
testimonianze dei periodi storici successivi: impossibile non
restare meravigliati di fronte allo splendore barocco del
comparto ducale (nella foto a lato, di Luigi Ottani, la
Peschiera, mentre sulla destra s'intravede la Cavallerizza
Ducale) o non compiacersi del colpo d'occhio offerto da
Piazza Garibaldi, coi suoi portici elegantemente simmetrici.
Palazzi, chiese, ville, teatri e persino un cimitero
monumentale: complici anche i molti restauri degli ultimi anni,
Sassuolo ha tutto ciò che serve per incantare gli occhi.
Quello che vi proponiamo di seguito è però un viaggio diverso:
un percorso alla scoperta di un volto meno nobile della città ma
non meno affascinante, fatto di vie e vicoli che negli anni si
sono intrecciati ed espansi tenendo il passo con le esigenze dei
sassolesi, man mano che la popolazione andava crescendo e la
città si arricchiva. Vi racconteremo la storia dello sviluppo
urbano della città, parlandovi di ciò che era e oggi non c'è
più, ma anche di cosa è rimasto. Grazie a due diversi slideshow - composti con foto
d'autore di Luigi Ottani e Andrea Calderone - vi mostreremo
i dettagli meno appariscenti, i particolari che i nostri occhi
spesso non notano ma che l'occhio allenato del fotografo
riconosce e sa valorizzare. Scatti che da un lato rivelano
qualcosa dell'autore ma che dall'altro hanno saputo
davvero cogliere l'anima della città. I sassolesi come
me, sono certa, si riconosceranno. Chi viene da fuori, si fidi:
è questa la nostra cara vecchia - non tanto brutta - Sassuolo.
Venite con me...
Il borgo di Sassuolo: origini
Il primo documento storico
attestante l'esistenza di Sassuolo è un atto
notarile del 980. Di un vero e proprio borgo,
annesso al castello, da invece notizia il
Tiraboschi nel Dizionario topografico
all'articolo Saxolum, dove si legge che fin
dal XII secolo Sassuolo aveva il titolo di
castello con annesso un borgo. Il
castello, edificato sulla sponda destra del fiume
Secchia, sopra una grande roccia lambita dalle
acque e unita alla terraferma, fu ingrandito dai
signori della Rosa. Nel 1284 fu ulteriormente
ampliato con l'inclusione del borgo, che fu
fortificato circondandolo di mura e scavando un
profondo fossato (colmato dalle acque del Secchia
e attraversato da un ponte levatoio).
Il Borgomurato,
più volte distrutto e ricostruito sotto i Della
Rosa, fu ampliato nel corso del XIV sec., quando
si aggiunsero molte nuove abitazioni. Nello
stesso periodo andò formandosi un nucleo
abitato fuori dalle mura con una propria
chiesa (San Giorgio).
Il primo dominio estense: lo
sviluppo dei borghi
Dal 1425 è attestata
l'esistenza di due borghi fuori dalle mura,
sviluppatisi spontaneamente all'incrocio dei due
importanti assi viari della pedecollinare via
Claudia e della via Montanara. Il Borgo
propriamente detto era attraversato
dalla via Claudia, che si dirigeva verso Fiorano,
e da altre strade di minore importanza mentre il Borgo
Superiore era sorto nelle vicinanze
della strada per la Montagna (attuale via
Cavalotti), che seguiva la sponda destra del
Secchia portando da Modena a Lucca. Il Borgo
Superiore era bagnato dal canale del comune,
utile per l'irrigazione degli orti e come forza
motrice per le numerose attività artigianali e
botteghe che qui si svilupparono (il primo
mulino, dove ora si trova la Peschiera, una
fornace per laterizi, una conceria, un follo
della canapa, un altro mulino, una fucina da
fabbro, una bottega di ferramenta, una
calzoleria, una drogheria e un laboratorio di
oreficeria).
Nei due borghi si accentrò la
vita religiosa e sociale del paese, mentre già
ogni martedì si teneva un mercato di grande
richiamo per l'intera fascia pedecolinnare.
Ciascun borgo doveva essere dotato di portici,
come testimoniato dall'Arcangeli, secondo il
quale nel sec. XV gli "istrumenti"
si stipulavano tutti sotto il portico del Borgo,
Inferiore o Superiore.
Dal borgo alla città:
rinnovamento edilizio e urbano sotto i Pio
Nel '500 i Pio
diedero inizio ad un'ampia ristrutturazione
urbana dei borghi, razionalizzati secondo schemi
matematici derivanti dai principi rinascimentali.
Alessandro iniziò la costruzione dell'attuale piazza
Garibaldi edificando il Palazzo della
Ragione e l'Osteria della Posta (1511) nello
spazio a sud dello spiazzo steccato dove si
facevano le giostre. Ai lati vennero successivamente costruite le case Giordani,
Nigrelli, Prati e più tardi casa Paltrinieri.
Nel 1555 si spianò (per volere di Giberto II) il
borgo tra San Giorgio e la Rocca, ampliando lo
spiazzo esistente accanto all'imbocco delle due
direttrici principali per creare la piazza
del Mercato (ora Martiri Partigiani),
poi porticata. Si creò così un ampio spazio
pubblico che univa il Palazzo, la Chiesa e i
borghi. Il volto di Sassuolo nel XVI secolo ci è noto grazie
agli affreschi della Sala delle vedute del Castello di Spezzano,
dove sono raffigurati i possedimenti dei Pio nel XVI secolo
(nella foto sotto).
Le nuove lottizzazioni (casamenti),
perpendicolari rispetto ai due assi viari
principali, si fondarono su rigidi impianti
modulari misurabili in 10 per 10 braccia modenesi.
Si creò così uno schema reticolare, nel quale
si inserirono anche le piazze. Dalla Relazione
del Brusantini del 1603 sappiamo che esistevano
tre piazze, mentre le contrade principali
della città erano 7: all'attuale via Cavallotti
(derivata dalla fusione dei Borghi
Inferiore e Superiore) che portava dalla
piazza del Mercato alla montagna correva
parallela la strada dello Spirito Santo
(ora via Fenuzzi). Nacquero via Clelia,
via Ghiarona (ora Caula) e via
de' Lei (ora Lea), che congiungevano
l'attuale via Cavallotti alla strada dello
Spirito Santo. La strada del portone di
Fiorano conduceva al vicino paese di
Fiorano.
La contrada Beccherie,
così detta perché dal 1599 si trovava il
pubblico macello dei bovini e dei lanuti,
collegava le due piazze principali (dove si
teneva il mercato, motivo per cui poi venne
chiamata del Commercio).
Lo schema reticolare condizionò il successivo
sviluppo urbanistico. Sette erano le chiese,
essendo i Pio sempre impegnati a favorire la
nascita di nuove istituzioni religiose: San
Giorgio, San Giuseppe, S.Stefano, Santo Spirito,
Madonna di Sotto, San Francesco e i Cappuccini.
Nel 1587, in occasione delle
nozze tra Marco Pio e Clelia Farnese, l'intero
spazio urbano fu sfruttato dal grande scenografo
Giovan Battista Aleotti (detto l'Argenta) quale
immenso spazio scenico, in cui i
lunghi assi viari conducevano al fondale del
Palazzo. Marco Pio ordinò inoltre la
ristrutturazione e la costruzione di tre portoni,
quello della via di Fiorano, quello di Secchia (poi
via Pia) verso il fiume e quello montanaro (all'altezza
dell'attuale piazzale Porrino), dai quali soli si
poteva accedere alla città.
Gli interventi sei e settecenteschi
Alla prima metà del Seicento e
al governo del duca Cesare risalgono la
costruzione del nuovo ospedale,
sulla strada per la Montagna, e di un convento (S.Chiara).
Francesco I (1629-1658), occupato nei lavori di
trasformazione dell'antica rocca in palazzo
signorile, non realizzò importanti opere civili,
che ripresero solo durante il governo di
Francesco II (1674-1694). Essendo stata abbattuta
durante i lavori al palazzo l'antica Torre
dell'Orologio, nella seconda metà del
XVII secolo Francesco II ne edificò una nuova
nell'attuale piazza Garibaldi. Fu invece il Bezzi,
chiamato a Sassuolo da Francesco III un secolo più
tardi, ad intervenire sui portici della piazza e
sull'intero ambiente urbano. Altri interventi,
quali la costruzione di un nuovo teatro (il primo
era stato terminato nel 1696) si devono invece al
Bolognini.
Contemporaneamente la nuova
classe imprenditoriale sassolese (esistevano
all'epoca a Sassuolo il Battirame, la Cartiera,
diverse concerie e la Fabbrica di Majoliche)
investì nella città provocandone l'ampliamento:
si realizzarono nuovi assi viari (è
il caso dell'attuale via Cavedoni, aperta nel
1782 per congiungere l'attuale via Menotti, sorta
come contrada Case Nuove alla metà del XVII sec.,
alla piazza del Mercato), si trasferirono le
porte cittadine verso l'esterno (in particolare
la Comunità allungò la via per Fiorano
acquisendo i terreni posti fuori la porta
vecchia, poi trasferita un miglio più lontano) e
si iniziò la progressiva demolizione dei
portici nell'attuale via Cavallotti (terminata
solo nel 1912), allo scopo di allargare la strada
(troppo stretta, come ci informa un documento del
1764, per consentire un agevole passaggio di
carri e bestie cariche). Sfruttando il
prolungamento della Contrada Spirito Santo (ora
via Fenuzzi) si costruì nel 1799 una strada
circondariale che, collegando la strada
per la Montagna (e perciò la nuova via Vandelli
diretta in Toscana) ai collegamenti per Modena e
Fiorano aggirando il paese, evitava intralci al
traffico veicolare.
Con l'invasione francese i beni
ducali furono demanializzati e venduti a privati.
L'antico fossato fu interrato e la zona venne
lottizzata. Lo stesso Palazzo Ducale rischiò la
demolizione per far posto a condomini. Gli edifici
religiosi, lasciati liberi in seguito
alla soppressione degli ordini, furono trasformati
in abitazioni private (è il caso del
Convento dei Capuccini comprato dai Segrè, della
chiesa di S. Spirito e di quella di S.Stefano) o
adibiti a nuovi usi (nell'ex convento di
S. Chiara si installò l'ospedale). Venendo a
mancare le opere di manutenzione, crebbe il
degrado degli edifici. Nel 1877 si istituì la Commissione
d'Ornato della città, incaricata di
migliorare la simmetria e l'eleganza dei
prospetti fronteggianti le strade e le piazze: si
restaurarono i principali edifici pubblici, si
pavimentarono strade e piazze, si coprirono le
canalette scoperte, si provvide a raddrizzare le
strade. Nel 1849 si aprì via Farosi, nel 1872 si
inaugurò il ponte sul Secchia.
All'epoca sono documentate (Natale Cionini, Le
contrade di Sassuolo, 1872) 19 strade
principali e sette piazze. Nacquero nuove
residenze di villeggiatura, quali villa
Amalia e villa Bontempelli (riadattamento
dell'Osteria Ducale del Pontenuovo). Nel 1865 si
ampliò il cimitero di San Prospero.
Lungo la via Montanara si aprì piazzale
Porrino a ridosso del portale
settecentesco della tenuta Giacobazzi (1882) Sul
finire dell''800 nacquero anche le due ferrovie,
i cui tracciati separarono il centro storico
dalla parte nord del paese, e si avviò la
progettazione dei primi villaggi operai. Ecco una pianta
della città così come doveva essere a fine '800.
Gli sviluppi del primo '900 e il
primo piano regolatore
Dai primi del '900 ci si preoccupò
di offrire ai lavoratori civili e degne
abitazioni (molti allora i rioni insalubri, dove
facilmente si diffondeva il tifo) e si avviò un
intenso programma di opere pubbliche per
qualificare e migliorare la città (il Macello
Comunale, il Mercato Coperto, la sede delle
Poste, le Scuole tecniche).
Si costruirono il Politeama
Sociale (1912) in via Farosi e il
palazzo delle Scuole Elementari
(1909) nel nuovo viale XX Settembre (perpendicolare alla via per Fiorano e diretto
verso sud, dove si congiungeva con la via
Circondaria).
A est della città si inaugurò nel
1929 il campo sportivo e si
procedette ad una lottizzazione privata di via
Repubblica. L'abitato andò espandendosi
anche verso nord: si aprirono via San
Giorgio (parallela a via Menotti) così
da congiungere piazza Vittorio Emanuele (oggi
Martiri Partigiani) alla nuova circondaria nord e
l'odierna via Crispi (parallela
a via Cavedoni).
Negli anni '20 nacquero anche nuovi
quartieri residenziali: lungo il
Secchia, a nord-ovest di Sassuolo, si
bonificarono 62.000 mq di terreno comunale,
prolungamento di Borgo Venezia, su cui poi si
localizzò uno dei piani di ampliamento
dell'abitato.
Anche a sud della città si lavorò
alla costruzione di un nuovo quartiere popolare (delimitato
dai nuovi viali Marini, XX Settembre, S.Prospero
e Roma). In quegli anni di crescente
sviluppo e forte immigrazione (dal 1860 al 1931
si passò da 6.000 a 11.600 abitanti), molto
sentito fu il problema della carenza di
abitazioni. Spesso si ricorse a soluzioni-tampone,
come nel caso dell'acquisizione di villa
Segrè, utilizzata come ricovero per
famiglie bisognose.
Il primo vero e
proprio piano regolatore di Sassuolo
fu presentato, a cura dell'ing. Dante
Colli di Modena, nel 1935
e approvato nel '36. Ritenendo prioritario il
problema della viabilità (a Sassuolo convergeva
il traffico da e per la montagna modenese e
reggiana, lungo la via Radici e la via Montanara,
attraversando la città lungo via Cavallotti,
piazza Grande e via Menotti), Colli propose una nuova
circonvallazione all'interno della quale
veniva rinchiuso il centro urbano, alleggerendo
il traffico nello stesso. Nuovi quartieri
avrebbero dovuto aprirsi su un sistema stradale
rigidamente ortogonale (così rigido da non
fermarsi davanti a drastici sventramenti del
centro), mentre il complesso Palazzo-Rocca
sarebbe stato tagliato in due dall'apertura di un
percorso "monumentale", nel totale
disinteresse per le preesistenze storico-artistiche.
Al risanamento delle abitazioni si sarebbe
provveduto diradando le costruzioni. Poco
fortunatamente fu realizzato: si corresse via
Pia e si aprì la nuova piazza
del Littorio (ora Libertà), che collegò
piazza Grande alla circondaria nord-ovest.
La grande espansione urbana del
dopoguerra
I bombardamenti del '45
demolirono il ponte (prontamente ricostruito) e
colpirono qualche settore della città. Nel '47
ben 535 famiglie risultavano ancora senza tetto
ed erano allocate in edifici scolastici e in
antichi palazzi fatiscenti. Si aggiunga che allo
sviluppo industriale avviato già in periodo pre-bellico
non era seguito uno sviluppo edilizio altrettanto
rapido.
La ripresa edilizia fu
inizialmente lenta e difficoltosa, ma dagli anni
'60 si registra un vero e proprio boom
industriale, accompagnato da una forte crescita
demografica (dovuta anche all'immigrazione). Si
avviò così la grande espansione urbana
di Sassuolo: sorsero nuovi stabilimenti,
spesso a ridosso delle case. Il distretto
ceramico si espanse a macchia d'olio,
interessando anche i comuni vicini, tanto che
oggi si è formata un'unica conurbazione. Si
occuparono in modo sempre più intensivo gli
spazi già edificati in passato (ad esempio con
l'innalzamento degli edifici). L'edilizia
popolare si localizzò a nord del paese.
Negli anni '60 si avviarono vasti
programmi di lottizzazione: a nord, a
est e a sud, oltre il limite di viale della Pace.
Nel rione Rocca,
in vicolo Avanzini, si demolì un fabbricato
fatiscente, che oggi sarebbe incluso tra i beni
culturali. Alla fine degli anni '50 erano stati
demoliti anche i due fabbricati del Termanini (risalenti
alla seconda metà del '700) costruiti
all'imbocco di via Rocca. Quelle che erano due
scenografiche quinte laterali, impreziosite da un
sinuoso motivo, furono sostituite da due
imponenti condomini. Già nel 1883 era invece
stato demolito il grande portale
(nella vecchia fotografia qui sopra dove sullo sfondo si erge
ancora il palazzo d'Espagnac)
dai richiami arabeggianti, all'imbocco della
stessa via. Negli anni '60 stessa sorte toccò al
palazzo d'Espagnac in piazza
Martiri Partigiani, mentre la devastante lottizzazione
della parte ovest del Parco, compresa
nelle antiche muraglie ancora esistenti,ha
compromesso per sempre il contesto ambientale del
Palazzo, isolandolo dal fiume. Il Ministero votò
poi per il vincolo dell'area, ma nulla si potè
fare dove già si era costruito. Oggi in tutto il
centro storico si cerca, dove è ancora
possibile, di rimediare.