Lo sviluppo industriale: la ceramica
La presenza di terreni argillosi ha favorito
nella zona di Sassuolo l'arte fittile fin
dall'epoca preistorica (ritrovamenti a Fiorano,
Mezzavia, Pescale e Pontenuovo). A metà del '700
si registra un'evoluzione nella tecnica e nella
lavorazione: la prima fabbrica,
incoraggiata da Francesco III, è del
1741 (nell'immagine a lato la grida che concede l'esclusiva della
produzione). Si trattava di una Società per
azioni guidata da Gian Andrea Ferrari, per fare
mezzamaiolica. La fabbrica si trovava in Borgo
Superiore, lungo il canale di Modena, ed era
sostenuta a corte da Domenico Maria Giacobazzi,
intraprendente governatore ducale a Sassuolo.
Nel 1751 Gian Maria Dallari
subentrò nella società ed ottenne nel 1756,
grazie all'interessamento di Giacobazzi, la
proroga della concessione ducale di privativa (nessun
altro poteva produrne nel ducato né importarne).
All'epoca, tuttavia, la manifattura della
ceramica non aveva per Sassuolo un ruolo
esclusivo e preponderante di motore economico: più
importanti erano attività quali il filatoio da
seta e la lavorazione della lana.
Dallari cominciò la fabbricazione della
maiolica. La "Fabbrica della
Maiolica", in seguito condotta dal
figlio Giovanni, si trovò in difficoltà durante
il periodo napoleonico, quando, nel contesto di
una nuova economia di scambi, perse la privativa.
La produzione, molto esigua, era più prossima
all'attività artigiana che a quella industriale
e vi erano impegnati circa 20 operai. D'altra
parte, già nel 1796, Luca Bontempelli aveva
potuto impiantare un'altra società ceramica (in
contrada Ghiarona). Gli eredi Dallari rilevarono
la "Fabbrica Nuova" di
Bontempelli e le ditte divennero definitivamente
due. Nonostante gli sforzi però la situazione
delle aziende, complici gli eventi politici, non
migliorò.
Risolutivo per la "Fabbrica della
Maiolica" fu, nel 1836, l'intervento
dell'aristocratico modenese Giovan
Francesco Ferrari Moreni che cominciò
a produrre anche la terraglia: artigianato artistico, che
culminava nella stoviglieria di gusto inglese,
bianca e azzurra (nella foto a lato, di Ottani). Concreti appoggi le giungevano
dal Duca, che acquistava per la corte e concedeva
agevolazioni nella fornitura di materiale.
Nello stesso 1836 Costanzo Dallari
affittò la "Fabbrica della Terra
Rossa" di contrada Lea (ex-Ghiarona)
a Gian Maria Rubbiani. Si
trattava di una fornace minore, che utilizzava
l'argilla rossa per la ceramica povera.
Nel 1847,
avendo ottenuto un certo successo, Rubbiani la
rilevò completamente e, per mezzo di una
permuta, ottenne dal Ferrari Moreni anche la "Fabbrica
della Maiolica e Terraglia". Ben più
importante tuttavia fu per tutto l'Ottocento
l'attività della cartiera Amici, che fece di
Sassuolo il centro più importante del modenese
per la produzione della carta.
Da una statistica del 1858 risulta che gli
impiegati nelle due ceramiche Rubbiani erano
saliti a 40 e 53, segno che era cresciuta la
domanda. Rispondendo alle nuove richieste del
mercato dell'edilizia civile e cogliendo
l'opportunità di nuove commesse da parte delle
amministrazioni pubbliche per gli arredi urbani,
i Rubbiani affiancarono alla ceramica d'arte la
fabbricazione delle targhe per la numerazione
civica (1870-1880).
Dalle targhe in maiolica si
passò p oi ai rivestimenti e la
tradizionale mattonella venne sostituita dalla moderna
piastrella industriale.
Negli ultimi
venticinque anni dell'800 i Rubbiani affrontarono
la sfida del mercato allargato presentandosi agli
appuntamenti con le esposizioni europee. La
fabbrica crebbe di fama (esportava a Roma,
Napoli, in tutto il Mediterraneo e in Argentina)
ed era nel 1895 la principale della provincia.
L'epoca Rubbiani finì nel 1911 (nella foto qui sopra, di
Luigi Ottani, un particolare della tomba in ceramica presso il
cimitero monumentale di San Prospero) e la ceramica
di via Cavallotti fu rilevata da Matteo Olivari. Poche
e piccole le altre aziende dell'epoca:
la fabbrica di maioliche smaltate in via Lea,
l'azienda di vicolo Avanzini e quella di via
Circondario. Negli anni '30 e '40 nacquero la
Saime, la Saces (frutto dell'evoluzione dalle
Fornaci Carani dei primi del secolo) la "Filippo
Marazzi" e la Marca Corona (che,
costituitasi nel 1934, rilevò la ditta di
Olivari).
Negli anni '50 sorsero nuovi
stabilimenti e si ampliarono quelli esistenti (è
il caso del complesso "Ragno", a
ridosso di via Radici e delle case lungo la
stessa). La produzione di piastrelle passò da 13.000
(1954) a 465.000 t. (1965). Sorsero 112 nuovi
stabilimenti nel giro di sei anni (1958-1963).
Nuovi stabilimenti nacquero anche nei
territori vicini, a Fiorano, nel reggiano e verso
la montagna. Tra il 1951 e il 1971 si registra un
crollo degli addetti nel settore agricolo a
favore di un incremento nel settore
dell'industria e il triplicarsi del numero delle
abitazioni. Il boom si ebbe negli anni '60
con centinaia di marchi e oltre ventimila addetti
nel comprensorio.
Nel 2004 si sono celebrati i 40 anni di
Assopiastrelle,
associazione che riunisce e rappresenta i
produttori di piastrella di ceramica e materiali
refrattari a livello nazionale.
Nel distretto di
Sassuolo si producono oggi (dati pubblicati nel marzo
2009) 350 milioni di mq. di piastrelle all'anno. Circa 18.000 sono
invece gli addetti del distretto ceramico, senza contare
l'indotto (a lato foto aerea di Ottani).
Alla Palazzina della Casiglia, presso la sede
di Confindustria Ceramica (già Assopiastrelle), è possibile visitare il Centro
di Documentazione delle Piastrelle di
Ceramica, museo storico e documentale dove si può
ripercorrere l'intero iter produttivo della
piastrella, dal prototipo originale alla
produzione industriale. Presso il Castello di Spezzano a Fiorano
Modenese è invece allestito il
Museo della Ceramica.
www.confindustriaceramica.it
Paola Gemelli
©
Testi: Paola Gemelli -
Photo: Luigi Ottani
Bibliografia
- Pagina aggiornata il
19/08/2010
[]
Visitatori dal 15.11.2004
|