Scoprire Sassuolo: personaggi storici 

Clelia Farnese, la donna più bella di Roma
alla corte dei Pio di Sassuolo

Clelia Farnese sposa dell’ambizioso Marco Pio principe di Sassuolo, fu figura amata ed apprezzata dai suoi sudditi, malgrado la convivenza con l’estroso marito e la sua prematura scomparsa, che la portò a finire i suoi giorni quasi dimenticata tra le mura della dimora Farnese a Parma, presso i suoi antichi parenti.

Clelia Farnese ritratta dal pittore Jacopo Zucchi intorno al 1570. Quadro ad olio conservato presso la Galleria Nazionale di Arte Antica a RomaFiglia del cardinale Alessandro Farnese, era donna di non comune bellezza. Del cardinal Farnese si diceva infatti possedesse le tre cose più belle di Roma: la chiesa del Gesù, il palazzo Farnese e appunto, sua figlia. Nacque a Roma nel 1556 e andò sposa in prime nozze, a soli quattordici anni, all’anziano marchese Giovanni Giorgio Cesarini, che morì nel 1585, lasciandola, ancora giovane e bellissima, vedova. 

Divenuta in seguito pupilla ed amante del cardinale Ferdinando de’ Medici, che le cronache dell’epoca descrivono quasi disperato per il suo abbandono, arrivò a Sassuolo il 28 novembre 1587 dopo aver sposato a Caprarola (in provincia di Viterbo), il 2 agosto dello stesso anno, il principe Marco Pio. Clelia aveva allora 31 anni e alle spalle già una lunga vita di corte e amori tormentati mentre il suo giovane sposo soltanto 20. Che di matrimonio politico si trattasse era noto a tutti, sposi compresi, ma l’impegno e la passione con cui la bella Clelia seguì le vicende politiche, sociali ed economiche della sua nuova città la portò ad essere amata e ricordata dai suoi sudditi per i molti anni a venire, tanto che ancora oggi una delle vie del centro storico di Sassuolo porta il suo nome

Il fasto con cui la principessa Farnese venne accolta a Sassuolo ebbe risonanza presso tutte le corti italiane. Un anonimo spettatore dell’epoca così ci racconta di quel giorno “Visto dunque da me, come brevità del tempo mi comportò, con una meraviglia, ogni cosa e facendosi tuttavia sera, vidi in subito accendersi tanti lumi, tante fiaccole, tante lumiere per tutta quella Terra, che ne fu l’oscurità della notte scacciata in modo che parea di chiarissimo giorno (…). Indi seguivano tutti i gentil’huomini, ch’erano in compagnia del Sig. Sposo, per accompagnare la Signora Sposa, la quale giunta in piazza, fu dall’Archibugeria con bellissime salve salutata, et insieme tuttavia tirata l’Artiglieria, i quali rumori riempivano d’allegrezza grandissima ciascuno. O haveste veduto quella Terra in quel punto, che questa Signora v’arrivò, che so certo ne saresti restato più che soddisfatto; Ella è bella, e bellissima certo, et molto di bellezza v’ha giunto l’haverla quel Signore fatta hora dipingere tutta di nuovo; ma a lume di fiaccole, di candele, e lumiere ell’era così bella, che io non vidi mai meglio ai miei dì”. I festeggiamenti durarono tre giorni, tra giostre, balli, tornei e sontuose rappresentazioni teatrali. 

Tanto luminoso e fastoso fu l’ingresso di Clelia a Sassuolo tanto difficile e cupa si rivelò la convivenza matrimoniale con l’inquieto marito. A Marco il matrimonio servì come passaporto per entrare nel gioco della politica papale, imparentandosi con l’antica famiglia Farnese e guadagnandosi sui campi di battaglia la loro amicizia. Ottenne così un’investitura diretta dall’imperatore che gli permise di avvicinarsi al sogno dell’affrancatura dalla soggezione feudale agli Estensi, ambizione che lo portò alla prematura morte per complotto avvenuta a soli 32 anni.

Dai campi di battaglia Marco invece portò a Clelia soltanto il mal francese (la sifilide), probabile causa della sua sterilità, ed una prolungata solitudine. Il continuo assentarsi del marito per questioni di guerra la obbligò ad assumere tutti gli impegni quotidiani di governo. Negli anni 1590-1591 Clelia si ritrovò, sola, a fronteggiare una terribile carestia. La severità e fermezza che dimostrò, ottenendo straordinari rifornimenti di grano, emanando provvedimenti restrittivi che portarono alla cacciata da Sassuolo di tutti i forestieri le fecero guadagnare fama di donna savia e pia. Infatti, malgrado i suoi trascorsi amorosi e la sua bellezza che non accennava a sfiorire col passare degli anni, si dimostrò di particolare sensibilità religiosa: arrivò persino ad emanare un durissimo provvedimento nei confronti dei bestemmiatori, che colti in flagrante venivano condotti in Piazza Piccola ed incatenati alla colonna del palazzo della Ragione dove rimanevano alla mercè dei passanti, con un peso legato alla lingua. Tale pena, comune nelle condanne agli eretici, veniva detta “della lingua in giova”. Vietò il gioco, ritenuto incentivo alla bestemmia e proibì il gioco della ruzzola o della rotella, sia che fosse di legno o formaggio, se la posta superava i 48 bolognini. Le sue lettere conservate nell’archivio estense parlano di questi e altri problemi, lamentando la lontananza del marito che la lasciava sola, piena di debiti, a provvedere agli affari di stato e personali del proprio consorte. 

La figura di Clelia rimane inoltre legata ad una delle più antiche tradizioni sassolesi, quella del liquore Nocino. L’ingresso di Clelia a Sassuolo fu accompagnato, come ricordato, da musici, nani, buffoni, ori, sete, cibi e “spiriti”, come allora si usava dire dei liquori. Tutti sembra rimasero affascinati da questo particolare “spirito”, compreso il marito, e proprio da allora si cominciò a parlare di questo liquore “magico”, fatto con le noci che dovevano essere raccolte alla luce della luna della notte di San Giovanni e tagliate con un coltello di cristallo.

Leggende e magia, tradizione e storia circondano dunque ancora oggi la figura di questa aristocratica e bellissima donna, di ottima educazione e solida virtù di governo. Attenta ai bisogni dei sudditi e acuta conoscitrice dell’animo maschile è anche grazie a lei se il periodo del governo dei Pio a Sassuolo non fu ricordato solo per le guerre, le uccisioni, la carestia e l’aumento dei dazi ma venne presentato all’epoca come uno dei più floridi per la popolazione sassolese. 

Nell'immagine: Clelia Farnese ritratta dal pittore Jacopo Zucchi intorno al 1570. Quadro ad olio conservato presso la Galleria Nazionale di Arte Antica a Roma.

Catia Bartoli

 

Bibliografia:

Elena Rotelli, Rosanna Piacentini, Storia di Sassuolo: dalle origini alla fine della Signoria Pio, Libreria Incontri, Bologna, 1989 

Mario Pelati, Sassuolo di profilo, Libreria Incontri, Sassuolo, 1997 

Andrea Barbieri , Maschi bizzosi e savie donne: i Pio del ramo di Sassuolo,  V.Montanari, Reggio Emilia, 1999

 

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scrivete a Catia Bartoli, collaboratrice di Sassuolonline 
e curatrice della rubrica dedicata ai personaggi storici:  cbartoli1@alice.it 

 

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