Scoprire Sassuolo: natura

La fascia collinare

Il territorio di Sassuolo si allunga su un'area di 38 kmq., in parte pianeggiante e in parte collinare, nella media vallata del fiume Secchia, alla sua destra orografica. La fascia collinare è caratterizzata da modesti rilievi costituiti da rocce della Formazione di Antognola, Formazione di Bismantova e Marne del Termina, parzialmente immersi nei terreni prevalentemente argillosi a giacitura caotica (le cosiddette argille scagliose). Rispetto ai calanchi pliocenici presenti nel vicino territorio di Fiorano, dall'aspetto spoglio e scosceso, i calanchi (nella foto aerea di Luigi Ottani, qui sotto) delle argille scagliose, grazie alla presenza di rocce di differente composizione chimico-fisica, sono più adatti allo sviluppo della vegetazione.

I calanchi sassolesi in una veduta aerea | Photo Luigi Ottani

Nel calanco affondano le radici dello sviluppo industriale di Sassuolo: da un lato la facile reperibilità di argille favorì la produzione ceramica, dall'altro la natura arida del terreno argilloso spinse i sassolesi alla ricerca di fonti di reddito alternative all'agricoltura.

Oggi il paesaggio dei calanchi incanta i visitatori ed attrae artisti e fotografi. Tra le passeggiate più amate c'è quella lungo la via del Ruvinello: si parte dal Tirasegno (Rometta alta) per arrivare fino a Fiorano. Il percorso, asfaltato e agevole anche se in salita, permette di ammirare le formazioni calanchifere e offre una visione panoramica della città. Vi offriamo un assaggio di ciò che potete vedere in questo breve slideshow realizzato con fotografie di Andrea Calderone (prendendo visione del set d'autore su Flickr, troverete che le foto sono geotaggate, così potrete orientarvi).

Agli appassionati di geologia segnaliamo che nei terreni argillosi circondanti Sassuolo è abbondante la presenza di fossili: è facile rinvenire gusci di gasteropodi, bivalvi, ricci di mare, coralli, piccoli tubuli di vermi, frammenti di piante, resti di pesci, ossa di balene, denti di squali, granchi...

La vegetazione

L'insieme dei fattori pedologici, altitudinali e climatici favorisce lo sviluppo di una vegetazione descritta dai botanici come fascia vegetazionale dei querceti submediterranei. L'ambiente in cui si sviluppa il querceto submediterraneo si caratterizza per il clima mite (temperature medie annuali tra i 12° e i 15° C) ed una condizione di subaridità (piogge assenti per buona parte della stagione estiva), accentuata dal substrato argilloso e perciò impermeabile.

E' il regno della roverella (Quercus pubescens), una quercia a crescita lenta e poco esigente, la cui particolarità è data dalle foglie che, anche se secche, rimangono sui rami durante tutta la stagione invernale per cadere poi solo in primavera, allo sviluppo delle nuove foglioline. Alla roverella si accompagnano la rovere (Quercus petraea), il carpino nero (Ostrya carpinifolia), l'orniello (Fraxinus ornus) e l'acero campestre (Acer campestre). Da segnalare, nel Parco di Montegibbio e, più in basso, nella zona di Vallurbana, la presenza di un'importante stazione relittuale di pino silvestre (Pinus sylvestris).

Parco di Montegibbio

La salsa di Montegibbio

Nella frazione di Montegibbio si segnala inoltre la presenza, a 275 m. di altitudine in località La Campagna, di una salsa. Si tratta di una manifestazione legata alla fuoriuscita naturale di idrocarburi gassosi associati a fango vischioso (nella foto di Ottani qui sotto). Oggi limitata a modeste emissioni, in passato la salsa era costituita da un imponente apparato luvitomo (il gas trascina con sè in superficie argilla fluida, che colando ed essiccandosi forma un cono) di cui non è rimasta traccia.

Il fenomeno delle salse: fuoriuscita naturale di idrocarburi gassosi associati a fango vischioso | Photo Luigi OttaniLe emissioni di idrocarburi gassosi (metano) o liquidi (petrolio), questi ultimi associati alle salse o trasudanti dalla roccia, sono particolarmente abbondanti nell'Appennino Modenese, in particolare a Montegibbio, Monfestino, Barigazzo, lungo il Rio Chianca e soprattutto a Nirano, dove si trovano le manifestazioni più importanti in Italia. Il fenomeno era già conosciuto nell'antichità. 

Nel 77 d.C. Plinio il Vecchio lo descrive nel suo Naturalis Historia. Al capo 83 del II libro si legge:

"L'anno precedente la guerra sociale, iniziata nel 662 di Roma (90 circa a.C.), nel territorio di Modena si videro due monti scuotersi con immane fragore e cozzare l'uno contro l'altro, mentre nello stesso tempo si sprigionarono dal suolo grandi lingue di fuoco miste a colonne di fumo. Di questo spettacolo furono testimoni molti cavalieri romani, i quali, assieme ad altra gente, in quel momento stavano transitando sulla via Emilia".

Parrebbe perciò che Sassuolo sia andata distrutta in epoca romana per un terremoto provocato dalle vicine salse, di Sassuolo o di Nirano. Nel 1603 il governatore di Sassuolo Paolo Brusantini testimonia nella sua Relazione dello stato di Sassuolo ancora una piena attività eruttiva delle salse:

"Non tacerò due cose a V.A. in Montegibio al parer mio raguardevoli assai; una voraggine alla cima d'un monte che getta fuori quantità di terreno arsicio in modo che né herba, né virgulto allignar vi puote, tall'ora manda sassi e delle marchesette qualched'una tall'ora. Può essere da dieci anni per quello che dicono che gettò tanto fuoco e così in alto e sparso, che temendo il S.Marco (s'intende il Signore Marco Pio) che non giungesse ad abbrucciare Sassuolo, fè porre i cavalli ad ordine per girsene. Vi sono poi alle radici d'alcuni monti fontane, dalle quali scaturisse l'oglio di sasso..."

Molti autori mettono in relazione terremoti ed eruzioni delle salse: il Bacci (1524-1600) riferisce che ai suoi tempi il Monte Gibbio cavernoso, dopo muggiti interni e terremoti, pigliò fuoco fino alla sommità e per molti giorni arse come l'Etna. Eruzioni, che terrorizzavano la popolazione, si ebbero negli anni 1592, 1594, 1601, 1628, 1684 e1781. L'ultima eruzione, durata tre mesi, risale al 1835.

Le salse della Riserva Naturale delle Salse di Nirano a Fiorano | Photo Luigi OttaniL'oglio di sasso segnalato dal Brusantini è invece il petrolio che all'epoca si estraeva con profitto dalle colline sassolesi.

Rispetto a quelle di Montegibbio sono oggi però ben più imponenti le salse di Nirano, in territorio fioranese, oggi tutelate all'interno della Riserva Naturale delle Salse di Nirano (nella foto di Ottani a lato) su una superficie complessiva di circa 300 ettari. Il campo di Nirano è senz'altro il fenomeno più imponente a livello italiano, infatti fin dall'antichità storici e studiosi ne hanno esaltato l'interesse con osservazioni anche, spesso, molto fantasiose!
Per maggiori info si segnala che dal sito web del Comune di Fiorano Modenese si può accede alle pagine, ben fatte, riservate alla  Riserva.

 

Le Terme della Salvarola

Sulle prime colline sassolesi si trovano le antiche Terme della Salvarola, tra le più importanti a livello nazionale. Scaturiscono nella zona tre tipi di acque curative:

- acqua salsobromojodica, ipertonica e a basso contenuto di calcio

- acqua sulforea, ricca di idrogeno solforato, anidride carbonica e bicarbonato di sodio

- acqua solfo-bicarbonato-magnesica fonte "Alfonsina", con presenza di ioni bicarbonato, calcio e magnesio

L'offerta comprende, oltre alle tradizionali cure inalatorie, un attrezzato reparto di fango-balneo-terapia, cure ginecologiche e idropiniche. Nel parco si trova inoltre Balnea, centro benessere e di riattivazione psicofisica.

Storia delle Terme


Un vigneto a Montegibbio, sulle colline di Sassuolo | Photo Luigi OttaniLa campagna coltivata

Buona parte della fascia collinare è stata sottratta nel corso dei secoli alle formazioni forestali naturali per favorire diversi tipi di colture agrarie, nonostante l'instabilità dei terreni argillosi costituisca un limite per l'agricoltura. Si coltivano erba medica, grano, granoturco, orzo, alberi da frutto e vite. La campagna coltivata conferisce alle colline un piacevole e caratteristico aspetto a mosaico (come ben si vede nalla foto a lato, di Ottani), che, sebbene artificioso, ha comunque il suo fascino e testimonia l'antico rapporto tra uomo e ambiente.

Concludendo, lasciamo ancora una volta la parola al Brusantini:

"Evi Sassuolo metropoli dello stato e di lungi un miglio Fiorano meritamente per l'amenità del sito così nomato; segue non molto lontano Spezzano su un bel colle, indi Nirano, al dirimpetto di lui passata la Fossa su un fruttifero monticello; segue poscia Montegibbio, Montebaranzone, Varrana, luoghi non solamente per grani e vini, ma per castagneti e uliveti fertili e abbondanti."

Paola Gemelli

 

© Testi: Paola Gemelli - Photo: Luigi Ottani e Andrea Calderone
Bibliografia - Pagina aggiornata il 10/11/2010

 

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