Le corpoclastie di Virginia Micagni in mostra
08/11/2009
Dal 14 al 29 novembre i Magazzini Criminali presentano “Corpoclastie”,
personale di Virginia Micagni curata da Luiza Samanda Turrini.
L'inaugurazione è in programma per sabato 14 alle ore 17,30
con una performance di Kashmir e Virginia Micagni dal titolo
“Come un angelo da collezione”. La mostra resterà poi visitabile
ogni sabato e domenica dalle 16 alle 19 (per appuntamento: 392 4811485).
"Corpoclastia" scrive la curatrice nel suo testo critico,
"significa distruzione del corpo, in una composizione di etimi
che riecheggia il furore della Chiesa d’Oriente, rivolto contro le
immagini e le opere d’arte. L’opera d’arte, nel caso di Virginia Micagni,
è il corpo.
La corpoclastia non è autodistruzione, ma ciclica catarsi.
È elevare il corpo a materiale duttile e sperimentale, dargli una forte
valenza semantica, rilevarlo come supporto di segni. Corpoclastia è
l’orgoglio per tutti i segni del corpo, da quelli voluti come tatuaggi e
scarificazioni, a quelli meno estetizzanti e più viscerali, come
cicatrici, smagliature, caratteristiche peculiari. I segni del corpo
raccontano la storia di chi lo possiede.
Il ricorso al sistema iconico tipico dell’ambiente del BDSM configura il
gioco dialettico fra vittima e carnefice, e cita la tradizione pittorica
del martirio, astratta dall’orizzonte re ligioso,
e riconfigurata in un ambito profano.
Il corpo erotico diventa il corpo santificato mediante il sacrificio,
spettacolo da guardare per eccellenza. In questo corpo carnale, fatto di
santità e passione, si attua uno spostamento dei significati. Per cui le
legature della tradizione giapponese shibari diventano metafora della
complessa bellezza e del dolore che ogni legame ha insito dentro di sé,
e la tecnica della sospensione simula il volo delle creature dell’aria,
ma anche la claustrofobica prigione della preda del ragno.
Angoscia, tensione, desiderio. Tutta l’opera di Virginia Micagni si
compone di quegli attimi fuori dal tempo, in cui la vittima attende la
mano del carnefice.
Virginia Micagni ci racconta la paura: la paura del corpo, la paura
di quello che c’è dentro la testa, la paura degli altri.
Il corpo fa paura. Il corpo che si rifiuta di rispondere ai comandi, che
cambia in continuazione ma non ci soddisfa mai, il corpo che non è mai
all’altezza. Quel corpo che si ammala, esplode, implode, per chiedere
attenzioni ed amore.
La testa fa paura, perché non è abbastanza forte, perché è piena di
sotterranei e di segreti che non si possono dire.
Gli altri fanno paura, perché sono diversi da noi. Oppure, ancora di
più, perché sono uguali. Gli altri sono il nostro specchio. Anche
quando mordono, picchiano, imprigionano, straziano. Anche quando se ne
vanno via.
La paura, nascosta e dissimulata, genera mostri.
L’unico antidoto alla paura è la sua pubblica ammissione.
Le Stationes Cruciatus sono la cura per la nostra malattia peggiore".
L'arte per conoscersi meglio, quindi. Per esplorare sé stessi e
le proprie paure. Per ammeterle e curarle, liberarsene. Partendo, perché
no, dal corpo.
La mostra è allestita presso lo spazio in piazzale Gazzadi 4. Per
info:
magazzinicriminali@libero.it
Paola Gemelli
[]
|