Il Seicento e il Settecento,
due secoli di dominio estense
Divenuto Duca nel 1597, Cesare d'Este
(nel ritratto a lato) non
venne riconosciuto da papa Clemente VIII come
legittimo discendente estense. Dovette perciò
abbandonare Ferrara e trasferire la capitale
a Modena nel gennaio 1598. Nel 1599 Marco Pio, signore di Sassuolo, morì
vittima di un attentato, senza eredi. La
successione sarebbe spettata allo zio Enea. Il
Duca Cesare d'Este, adducendo
varie ragioni, tra cui quella che Marco era stato
"un felone et ribello"
(per abuso del titolo di Principe e per i
tentativi di svincolarsi dal vassallaggio estense),
occupò comunque Sassuolo.
Enea Pio ricorse all'autorità imperiale, ma non
ottenne che un indennizzo in denaro, dieci anni
dopo, mentre Cesare e i suoi discendenti
mantennero il dominio su Sassuolo per i
successivi due secoli.

Cesare governò Sassuolo tramite governatori,
riconfermando vecchi privilegi, concedendone di
nuovi (libertà di espatriare, abolizione di
alcuni dazi) e rispettando le autonomie
economiche e amministrative, allo scopo di farsi
benvolere dalla popolazione.
Dal settembre 1609,
eletta Sassuolo quale sede
di villeggiatura,
moglie e figli cominciarono a venirvi, per godere
dell'aria salubre. Per il soggiorno ducale fu
preferita la residenza della Casiglia, mentre il
castello veniva utilizzato solo per scopi
militari.
A Cesare successe Alfonso III (1628),
che però dopo 6 mesi si fece frate cappuccino e
rimise il potere nelle mani del figlio, appena
diciannovenne.
Francesco
I (1629-1658)
Francesco I d'Este, abile condottiero e
intelligente diplomatico, innalzò Modena a
moderna capitale curando il prestigio dei palazzi
e delle raccolte d'arte. Fu però a Sassuolo che il Duca amò
soggiornare e invitare gli ospiti.
Potere e splendore culturale dovevano per il
nuovo Duca andare di pari passo: incaricò perciò
l'architetto romano Bartolomeo Avanzini della
costruzione dei palazzi ducali di Modena e
Sassuolo, che assunsero connotati grandiosi.
Francesco I realizzò il proprio programma
politico, teso all'esaltazione del casato,
attraverso un complesso
programma iconografico che proprio nel Palazzo
Ducale di Sassuolo ha il suo trionfo. I
lavori di trasformazione della rocca in palazzo,
iniziati nel 1634, procedettero rapidamente e già
a partire dal 1639 il pittore ufficiale della
corte Giovanni Boulanger era all'opera presso la
reggia estiva di Sassuolo nel realizzare i temi
iconografici pensati dagli intellettuali al
servizio di Francesco I.
Pur prediligendo la grande decorazione ad
affresco, Francesco I commissionò tele ad
artisti straordinari quali il Guercino,
che dipinse un ciclo di tele per
la Camera dei Sogni (di cui rimangono Marte,
Venere e Amore e Ammon che scaccia Tamar
presso la Galleria Estense di Modena) e Salvator
Rosa, che realizzò i paesaggi per la
Camera di Fetonte (due di questi sono conservati
presso la Galleria Estense).
Per far fronte alle spese necessarie al
rifacimento del palazzo e alla costruzione
dell'annessa Cappella Ducale, il Duca gravò però
i Sassolesi di nuove tasse, riattivando tutti i
dazi dei Pio soppressi da Cesare. In questi anni
non furono realizzate importanti opere civili,
tuttavia la presenza della fabbrica ducale
influenzò la committenza privata,
che agli importanti artisti impegnati nel Palazzo
Ducale commissionò affreschi, pale sacre e
altari per le chiese cittadine (basti ricordare
la pala realizzata dal Boulanger per la chiesa di
San Giorgio).
Morto Francesco I nel 1658, gli successe Alfonso
IV, che governò solo 4 anni, dal 1658
al 1662. Alla sua morte, divenne reggente la
moglie Laura Martinozzi, che amò
soggiornare nel Palazzo sassolese e vi riprese i
lavori, ma con una rigida gestione delle finanze.
Fu sostituita nel 1674 dal figlio Francesco
II, all'epoca quattordicenne. Prima
troppo giovane, poi troppo malato, si appoggiò
ai cugini, soprattutto a Cesare Ignazio. Governò
per 20 anni, soggiornando spesso a Sassuolo nella
speranza che il clima collinare gli giovasse.
Promosse nuovi interventi urbani, quali la
costruzione della Torre dell'Orologio
nell'attuale piazza Garibaldi. Morì a 34 anni,
nel 1694, proprio a Sassuolo, nella sua camera.
Gli successe lo zio Rinaldo (1694-1737):
il suo governo fu saggio, ma afflitto dai debiti
e travagliato dalle invasioni degli eserciti per
la successione spagnola e polacca, tanto che egli
abbandonò alle armate straniere i suoi stati per
ben due volte.
Francesco III (1737-1780)
Francesco III
(nel ritratto a lato) valorizzò ulteriormente il
Palazzo Ducale e con esso il
paese stesso, che andò perdendo sempre più
l'aspetto di centro agricolo di provincia per
assumere lo stile di una cittadina borghese. Il
duca si occupò dello sviluppo urbano del
paese obbedendo soprattutto a criteri di
decoro e prestigio. Sassuolo fu abbellita nelle
piazze e nelle chiese e ne venne estromessa ogni
traccia di vita agricola, comprese stalle e
bestie. Nel 1753 il duca conferì a Sassuolo il
titolo di Terra Nobile. Nella
nobilitazione della terra di Sassuolo si
ritrovano considerazioni di carattere morale,
estetico, politico economico e impegni di
programmazione economica: elementi tradizionali e
fermenti del nuovo insieme, in un'epoca di reale
trapasso.
Stabilito già nel 1738, nel 1741 si celebrò
il matrimonio tra il figlio Ercole III e
Maria Teresa Cybo, erede del principato
di Massa e Carrara. Il matrimonio Cybo-Este fu
voluto da Francesco III allo scopo di dare a
Modena il sospirato sbocco sul mare. Essendo le
città di Modena e di Massa Carrara divenute
parte di un unico Stato Estense, il Duca avviò
la costruzione di una strada di comunicazione per
la Toscana: la via Vandelli.
Il collegamento Modena-Sassuolo avveniva già
su strade facilmente carrozzabili, ma
sull'Appennino i terreni fangosi, le frane e le
piene dei fiumi a regime pluviale creavano seri
problemi di viabilità. La nuova via fu
realizzata tra 1739 e 1752
ricalcando un percorso presettecentesco. Il
compito fu affidato al matematico ducale
Domenico Vandelli, da cui la strada,
all'epoca via
Ducale, prese poi il nome.
Nel 1746 il dissesto finanziario, accumulato
in decenni di debiti dai predecessori, e le spese
cui lo condannava il suo ruolo di comandante
degli eserciti spagnoli in Italia portarono il
duca alla tristemente famosa vendita di
Dresda. Francesco III vendette ad
Augusto III di Polonia, vero appassionato d'arte,
100 dipinti di grandi maestri italiani e
stranieri per l'importante cifra di 100.000
zecchini d'oro. La vendita ebbe ripercussioni
anche sulla reggia sassolese, dalla quale si
prelevarono dipinti per colmare il vuoto lasciato
nella Galleria Ducale.
Nel 1753/54 Francesco III vendette la
successione di Modena all'Austria, ottenendo per
sé il Governatorato della Lombardia austriaca.
Nel 1768 Ercole III si separò dalla moglie
rinunciando ad ogni diritto sulle terre toscane.
La via Vandelli, che non serviva più, fu poi
abbandonata a favore della via Giardini (iniziata
nel 1766 e terminata nel 1776), che, puntando
direttamente su Modena, tagliò fuori Sassuolo.
Ercole III
(a lato)
soggiornò spesso a Sassuolo, limitandosi a fare
dell'ordinaria amministrazione. Nel 1796, in
previsione della vittoria di Napoleone, fuggì
precipitosamente da Modena.
Paola Gemelli
© Testi:
Paola Gemelli - Photo
Peschiera Ducale: Luigi
Ottani
Bibliografia
- Pagina aggiornata il
24/08/2010
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