Personale di Shelley Himmelstein ai Magazzini Criminali
30/04/2010 Un
viaggio in Emilia, un anno dopo: è la proposta di "Felt",
personale di Shelley Himmelstein
a cura di Luiza Samanda Turrini che inaugura sabato 8 maggio presso la
sede dei Magazzini Criminali in piazzale Gazzadi 4 a Sassuolo.
"Felt" spiega la curatrice nella nota critica, "è una parola dal significato plurimo. Participio passato
del verbo to feel: toccare, sentire, pensare. Gesto di
esplorazione dei sensi, di rielaborazione cognitiva, emotiva ed
intellettuale. Felt indica un tessuto, il feltro, la felpa, il pannolenci.
Infine, la stessa parola può significare anche penna, o pennarello.
Tutte le sfumature del termine vanno a comporre l’arcipelago del
fare artistico: il supporto, il materiale utilizzato sul supporto, e
la dialettica fra io e mondo. Quel ciclo estetico/poietico di
percezione, sensazione, rielaborazione.
Nella serie pittorica dei Felts, Shelley Himmelstein utilizza
pezze di feltro come morbida base su cui riversare il colore, per
ottenere diagrammi emotivi, mappature astratte di eventi e stati
d’animo.
Ma partiamo dal supporto.
Il feltro è una fibra animale, solitamente lana cardata di pecora.
Un tessuto sottoposto ad invecchiamento precoce: intriso di acqua
calda e sapone, manipolato fino ad ottenere la compenetrazione delle
squame corticali dei peli. Il feltro non è p esante, ma nello stesso
tempo isola e tiene caldo. È stato il primo materiale impermeabile
impiegato dall’uomo per confezionare vestiti e suppellettili.
Soffice al tatto, resistente, malleabile in varie forme. Dalle tende
dei nomadi dell’Asia Centrale, all’incarnato di pesca delle bambole
Lenci, fino ai gioielli di lana cotta ai flea-market.
Per fare il feltro ci vogliono umidità e temperature elevate,
strofinamenti e pressioni. Il supporto della Himmelstein è quindi un
materiale che riunisce origini ancestrali ed apparenza high-tech,
sensualità biomorfa e prestazioni che coniugano la leggerezza, la
duttilità, il calore. Tutto ciò che è implicato nell’estetica
soft.
Per quello che riguarda invece la tecnica, il linguaggio impiegato
dalla Himmelstein lavora per sottrazione. Un codice pittorico
ridotto ai minimi termini, in cui il colore e il gesto riassumono
eventi, persone, fondali, stati percettivi. Narrazioni fatte
mediante un action painting ludico e sognante. Non a caso una
parte dei feltri è stata realizzata in tempo reale durante le
partite dei mondiali, tracciando una topografia vettoriale del
gioco, uno schema di tutte le sue impennate emotive, una sintesi
visiva dei risultati.
I colori penetrano negli strati porosi e multilivellari della
stoffa, configurando un palinsesto: le sfumature sovrapposte
accentuano l’impressione di morbidezza e calore, e l’opera sembra
invitare lo spettatore a toccarla, per esperire la sua texture
da bozzolo. La porosità della tela raccoglie sulla superficie le
campiture più dense, facendo penetrare quelle più diluite in
profondità. L’impressione è che la superficie dell’opera venga
sfondata, mostrando uno spazio che soggiace ad essa, segreto e
digradante.
Nel ciclo pittorico Felts la Himmelstein lavora sulle coppie
antitetiche, conciliando superficie e profondità, antichità e
contemporaneità, narrazione e astrazione, con risultati ipnotici come un
paesaggio fuori fuoco."
Alla inaugurazione sarà presente l'artista. La mostra sarà visitabile
fino al 30 maggio ogni sabato e domenica dalle 16.00 alle 19.00.
Per appuntamento: 392 4811485, per info:
magazzinicriminali@libero.it
[]
|