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Marco Vozza a Sassuolo per un diverso approccio all'eros

19/09/2009    "I desideri celano a noi stessi la cosa desiderata": con queste parole di Wittgenstein si è aperta la lezione magistrale di Marco Vozza, ospite a Sassuolo della prima serata di questa nona edizione del Festival Filosofia. Une lezione tesa a persuadere il pubblico sulla via di una "logica degli affetti" che prenda il posto della "logica del desiderio".
E' di ascendenza romantica, ha spiegato il filosofo torinese, l'idea che il desiderio vada dal soggetto all'oggetto. Si rimane invece invischiati nel soggetto, poiché quando si desidera non si ama realmente, ma si desidera invece ciò che osserviamo essere desiderato da altri, per quel meccanismo mimetico che al giorno d'oggi vediamo così bene all'opera nei mass media. La realtà non ha a che fare col desiderio: si rimane al contrario nell'ambito della soggettività.
E' una sorta di autoinganno narcisistico, che, secondo Vozza, appartiene allo stato di natura e che perciò forse non andrebbe neanche definito come patologia (come invece fa Freud) quanto come una inclinazione spontanea. Il narcisista è immune dal contagio della relazione, conserva una inimicizia, vive una perenne condizione bellicosa. La passione che lo guida, ciò che si desidera, infatti, è il potere ed è per il potere che ci si nuoce a vicenda, cercando di costringere l'altro ad una condizione di dipendenza. All'origine non sta che la paura della perdita del potere.
Ma vale la pena, si chiede il filosofo, questa autoconservazione a discapito degli altri? La relazione amorosa guidata dal desiderio si riduce a due individui che si rispecchiano fedelmente nel perseguire simulacri del nulla. Ci si muove da un desiderio all'altro, inseguendo fantasmi.  E nell'età contemporanea ci guida soprattutto il narcisismo, nel microcosmo come nel macrocosmo e non solo, perciò, nell'ambito delle relazioni amorose. Anche nella libido oggettuale, poi, non si ritroverebbe altro che un narcisismo secondario.
Solo partendo da questa consapevolezza si può trovare qualcosa di diverso, con l'aiuto dell'etica. Forse, per amare davvero, dovremmo rimpicciolire l'io, acquisendo consapevolezza della vanità, tenendo a bada gli istinti naturali. Fare l'esperienza dell'amore significa infatti abbandonare il vecchio abito del solipsismo, andare oltre i limiti del narcisismo che precludono la reciprocità. Oggi mancano tenerezza e affetto. Ci si chiede quanto si ama, ma ci si dovrebbe invece chiedere chi e come si ama. 
Se la "logica del desiderio" è uno stato di natura, la "logica degli affetti" va invece scelta. Occorre postularne la necessità e farne una seconda natura. Amare è una rara occasione di diventare mondo grazie ad un altro, se gli amanti sono capaci di costruire un mondo e di trascendere la soggettività. Ne vale la pena? Sì, secondo Marco Vozza. E secondo voi?

Programma Festival Filosofia 2009

Paola Gemelli

 

 

 

 

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