Festival Filosofia: in migliaia a Sassuolo per Galimberti
20/9/2008
Posti a sedere esauriti già un'ora prima della lezione, a Sassuolo, per Umberto Galimberti. Migliaia di persone
infatti hanno seguito la lezione dell'ospite più atteso di questa
ottava edizione del Festival Filosofia, affollando fin dalle prime ore
del pomeriggio piazzale della Rosa, dove l'appuntamento era previsto per
le ore 17.30. Chi è arrivato più tardi o chi aveva seguito la lezione
precedente, con Giulio Busi, ha trovato posto solo nella tenda di
piazzale Avanzini o nella Corte d'Onore di Palazzo Ducale, dove la
lezione è stata proiettata su maxi schermo. Chi non ha potuto fare a
meno di avere davanti agli occhi il noto pensatore in carne ed ossa, si
è accontentato di un posto in piedi, in fondo al piazzale, o di sedersi
più vicino, sull'acciottolato.
Noto al grande pubblico anche in virtù della collaborazione con il
quotidiano "la Repubblica", Galimberti è professore di Filosofia della
storia all’Università “Cà Foscari” di Venezia e psicoanalista di
formazione junghiana. Fissando il proprio sguardo filosofico sui confini
tra ragione e follia, nei suoi studi ha indagato con metodo genealogico
le nozioni di simbolo, corpo e anima, rendendo visibili le tracce del
sacro che persistono nella nostra civiltà dominata dalla tecnica. A
Sassuolo era già stato nel 2005, quando, causa il maltempo, la sua
lezione magistrale era stata trasferita al Teatro Carani, dove solamente
800 persone avevano potuto trovare posto.
Presentato
dal sindaco di Sassuolo Graziano Pattuzzi, Galimberti ha tenuto una
densa e interessante lezione sul tema "creatività e follia",
rimarcando più volte il concetto che la creatività, uno scarto rispetto
al modo di pensare abituale, usa contaminare i significati,
misconoscendo le differenze, come fanno i folli. Solo partendo
dall'irrazionale, quindi, è possibile essere creativi, ma per
farlo occorre anche avere regole e saper riemergere
dall'indifferenziato. Come diceva Kant, "la ragione è un'isola
nell'oceano dell'irrazionalità": noi non siamo esseri ragionevoli
con sprazzi di follia, ma esseri folli che controllano ogni giorno la
propria follia per mezzo della ragione. Esiste, secondo Galimberti, una
follia di primo grado, antecedente alla ragione, dalla quale siamo
emersi creando sia la ragione sia una follia di secondo grado. La follia
di primo grado appartiene indubbiamente al divino, ma la follia abita
anche in ciascuno di noi e lo capiamo bene quando sogniamo, quando
al mattino, al risveglio, abbiamo bisogno di tempo per recuperare la
ragione. Lo vediamo ancora quando siamo innamorati e non capiamo perché.
Lo sanno bene gli artisti, che nella follia si immergono, con il rischio
di non riemergerne più. Dallo sfondo irrazionale nasce l'artistico, il
poetico, il letterario, il mistico...
E bisognerebbe, questo l'invito conclusivo del filosofo, avere
una certa familiarità con la propria follia e ascoltarsi, non solo dire.
Paola Gemelli
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