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Carlo Giuffrè è il sindaco del rione Sanità al Teatro Carani

26/01/2009  Era il 1960 quando per la prima vola Eduardo di Filippo mise in scena, al teatro Quirino di Roma, Il sindaco del rione Sanità. Uno dei personaggi a cui forse il grandissimo attore fu più affezionato lui stesso racconta come fosse ispirato ad un personaggio reale che conosceva personalmente: «Si chiamava Campoluongo. Era un pezzo d'uomo bruno. Teneva il quartiere in ordine. Venivano da lui a chiedere pareri su come si dovevano comporre vertenze nel rione Sanità. E lui andava. Una volta ebbe una lite con Martino 'u Camparo, e questo gli mangiò il naso. Questi Campoluongo non facevano la camorra, vivevano del loro mestiere, erano mobilieri. Veniva sempre a tutte le prime in camerino. «Disturbo?» chiedeva. Si metteva seduto, sempre con la mano sul bastone. «Volete 'na tazza 'e cafè?». Lui rispondeva «Volentieri». Poi se ne andava.». Il fatto che quest’uomo forte ed autoritario “non facesse la Camorra” ma fosse comunque  un punto di riferimento super partes e soprattutto super legem, per gli abitanti del proprio quartiere, dà forse  la chiave di lettura a tutta l’opera. Eduardo de Filippo infatti era un uomo che osservava in quei tempi con sdegno come la propria città stesse degenerando soffocata dalla criminalità organizzata e dalla delinquenza. Allo stesso tempo provava una pietà immensa per quei miserabili che la bassissima condizione sociale e l’ignoranza costringevano fuori dal circuito ufficiale della legalità, al quale non riuscivano ad appellarsi in caso di bisogno. La figura di Don Antonio Barracano, protagonista della commedia, sta proprio nel mezzo di queste due realtà: abbastanza autoritario per dirimere ogni tipo di questione che coinvolgeva i reietti del suo rione ma che di questa facoltà non aveva fatto delinquente mestiere. Don Antonio pagherà con la vita questa sua dedizione alla “giustizia non legale”, quasi quale ultimo baluardo di una mentalità connaturata alla cultura napoletana, ma che lo stesso Eduardo si augurava scomparisse un giorno assieme ai suoi deputati rappresentanti, e con questa speranza mise le seguenti parole in bocca a Fabio della Ragione, il medico fedele amico di Don Antonio: «Le cose peggioreranno, usciranno i figli di don Antonio, i parenti di don Arturo, i compari, i comparielli, gli amici, i protettori e sarà una carneficina, una guerra, fino alla distruzione, però può darsi che da questa distruzione viene fuori un mondo migliore». Un mondo migliore ancora lontano dal mondo che Eduardo conosceva, una Napoli dove durante le rappresentazioni il pubblico fischiava la morte di Don Antonio, riconosciuto come un “mammasantissima”, un capo Camorra. Mentre nella testa di Eduardo si trattava solo di un uomo che aveva conosciuto sulla propria pelle l’ingiustizia «e che, per amore della giustizia e sfiducia negli uomini, se la fa da sé».
Sarà Carlo Giuffrè, regista e attore principale della commedia, a riportare in scena l’indimenticabile opera del grande Eduardo, sabato 31 gennaio al Teatro Carani.

Catia Bartoli

 

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