Poesia femminile in cerca d'autore.
Intervista alla giovane autrice sassolese Mariagrazia Depalo
Grazia di nome. Nata al sud di pessimo umore. Di fatto,
vive a Sassuolo dove mangia bene e beve vino buono. Lavora con
ragazzi disabili che le danno "Grazia" nell’esistere. La
poesia, il teatro e la musica sono il suo linguaggio del
silenzio. Obbiettivo quotidiano: ridere e sorridere.
Hai frequentato a Modena un laboratorio
di poesia, le tue poesie sono state pubblicate e declamate in
presenza di Emilio Rentocchini ed altri autori, come hai
cominciato?
A dodici anni, piccola com’ero, scrivevo
piccole poesie per mia zia. Aveva un fidanzato militare al quale
le spediva per farlo sentire un po’ più vicino, un po’ meno
solo. Mi sono ricordata di questo aneddoto solo pochi anni fa,
in occasione del laboratorio di poesia che, per caso, ho
frequentato a Modena. Alcune insegnanti liceali cercavano
ragazze giovani per organizzare questo corso a cura del Gruppo
Poesia della Casa delle donne di Modena.
Non sapendo niente di metrica ho scoperto che già utilizzavo
queste "formule" inconsapevolmente e ho sfogato la necessità,
che mi portavo dentro da tempo, di far leggere ciò che
scrivevo.
Com’è stato il primo approccio con
"l’arte poetica"?
Ho imparato che non sapevo scrivere male… Che scrivevo per "immagini".
Dopo quest’esperienza è stata pubblicata una plaquette con i
migliori componimenti, distribuita in provincia: Poeta: femminile singolare. Sono poi
state organizzate alcune serate durante le quali le nostre
poesie venivano declamate da artisti professionisti o da noi
stesse, a cura del circolo Rosso Pietra di Castelfranco Emilia.
Tutto questo in ambientazioni suggestive, come l’orto botanico
di Castelfranco, ed in presenza e con la collaborazione di
personaggi eminenti, come Emilio Rentocchini.
Poeta: femminile singolare?
Si, questo laboratorio mi ha insegnato che
esiste un modo di scrivere al femminile. Ho conosciuto
ragazzi che fanno poesia e ho letto tante poesie di autori
maschi. Ho notato un’enorme differenza: le donne fanno poesia
in maniera intima, carnale, personale, istintiva. Gli uomini
invece, per quanto sopraffatti dalla passione, dal dolore, dalla
gioia anche, sono spesso molto più logici, razionali.
Se penso che le donne hanno potuto cominciare ad esprimersi in
forma scritta solo da alcuni secoli… Ci sono state donne che solo 300, 400 anni fa
avrebbero avuto così tanto da dire, da raccontare.
Come nasce questa voglia, necessità di
esprimersi in versi? Dove si nasconde l'ispirazione?
Me lo sto ancora chiedendo. Si passano
lunghi periodi in cui non si scrive. Dopo il corso mi sentivo
quasi ossessionata dalle parole, come un bambino davanti ai
lego. Le parole diventavano puri oggetti da utilizzare per le
creazioni, perdendo il loro significato. Poi, attraversata
questa "crisi", ho passato un periodo in cui ho smesso di
scrivere, arrivando a pensare che una persona o vive o scrive.
E’ dura scrivere mentre si sta vivendo. Scrivere sublima ciò
che senti ma ti proietta in un mondo parallelo che ha bisogno di
essere coltivato, ascoltato. Può essere estremamente pericoloso
perché ti aiuta ad
auto-psicanalizzarti ma non ti fa uscire dal vortice di
sensazioni da cui cerchi di liberarti appunto scrivendo…
Quindi scrivi solo quando soffri…
Non lo so. Ho sentito spesso carta e penna
chiamarmi di notte e ho cercato di non rispondere, per non
distruggere l’equilibrio che mi ero costruita attorno. Ma è
come un istinto naturale, qualcuno che bussa insistentemente.
Frequentando un corso sulla poetica di Virginia Wolf ho scoperto
una grande verità: scrivere è una necessità ma per scrivere
bene hai bisogno di raccontare una verità che nessuno conosce,
un segreto.
Non è una violenza alla tua intimità?
No, perché il passaggio del raccontarlo ad
altri avviene dopo la scrittura. Per un po’ ciò che scrivi
resta solo tuo e passa del tempo prima che tu decida di farlo
leggere a qualcun altro, sempre che tu lo decida.
E cosa fa scattare il desiderio di "raccontare"?
E’ vero quello che si dice, che uno
scritto nasce, prende vita nel momento in cui si crea un
rapporto tra colui che scrive e chi legge, altrimenti ciò che
è scritto non nascerà mai, resterà fine a se stesso. Non
basta mettere su carta i propri pensieri, io ad un certo punto
avverto l’irresistibile voglia di far leggere ciò che scrivo,
per quanto intimo. Non solo. Qualche tempo fa ho fatto leggere
alcune mie poesie ad una collega e lei mi ha detto di avere
pianto. Ecco, attraverso la poesia riesco a toccare corde, in
persone che magari conosco anche bene e che mi sono care che però
non sarei in grado di toccare attraverso il naturale, comune e
quotidiano rapporto umano. E’ questo che mi dà piacere più
di ogni altra cosa.
Quindi?
Quindi credo sia importante, per ciascuno e
ad ogni età, trasmettere ciò che si prova, nel bene e nel male
e attraverso ogni forma di espressione: dipingendo, scrivendo, recitando. E non
credo che i giovani siano realmente lontani da queste forme
d’espressione, non quelli che ascoltano ancora le canzoni di
De Andrè, per esempio.
Sentiremo parlare di Grazia Depalo?
Ho inviato le mie poesie a qualche casa
editrice e sono in attesa di nuove iniziative alle quali
partecipare quindi… credo di sì… ho ancora tanto da
raccontare.
Mi piacerebbe scrivere un racconto… un racconto in forma
poetica.
Intervista a cura di Catia Bartoli 22.12.2005
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Ero
io nell’angolo silenzioso
della tua bocca? Seduta
su quel molare, piccola,
io, su quella poltrona
di grossa mole.
E tu a masticarmi.
di me rimarrà forse
un pezzo di carne, incastrato
tra i tuoi denti stretti
come un ricordo fastidioso
Mariagrazia
Depalo
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