Sassuolonline - Le interviste

Francesco Genitoni - immagine rielaborata a cura di Paola Gemelli - Tutti i diritti riservati
Della scrittura:
intervista a Francesco Genitoni

Assegnati i premi ai vincitori della prima edizione del  concorso letterario Città di Sassuolo, abbiamo voluto incontrare l'Assessore alla Cultura del Comune di Sassuolo Francesco Genitoni, che ha sostenuto l'iniziativa.  Siccome poi l'Assessore è anche apprezzato scrittore ed ha un passato da giornalista e addetto stampa, ne è nata un'intervista sulla scrittura e sul web. 
La proponiamo ai nostri lettori.

Alla sua prima edizione, il Premio Letterario Città di Sassuolo ha avuto una risposta sorprendente, per quantità e qualità dei testi ricevuti. D’altra parte oggi il mercato dell’editoria è in crisi, le case editrici non leggono nemmeno più il materiale che ricevono, pubblicare un romanzo, un racconto o una raccolta di poesie è diventato difficilissimo…
C’è ancora spazio oggi per la parola scritta?

Quanto al nostro Premio, effettivamente – considerati anche il tempo brevissimo, poco più di un mese, concesso dalla pubblicazione del bando alla chiusura dei termini – abbiamo avuto una risposta interessante, per quantità e soprattutto per qualità, sia a livello locale che nazionale, come si può vedere dai due volumi pubblicati in collaborazione con la Libreria Incontri, che del Premio sono il risultato più concreto e – ritengo – assai interessante.

Quanto alla domanda se c’è ancora spazio per la parola scritta, io direi di sì. E non meno di ieri, anzi: perché il bisogno cui la parola scritta risponde mi sembra sia addirittura più forte oggi di ieri. Solo che spesso non ne siamo consapevoli, e ne abbiamo quasi paura, per cui ci teniamo alla larga dai libri come da tutte le cose che fanno pensare o richiedono uno sforzo. Sono poi tanti, e più ‘dolci’, allettanti e meno faticosi, gli elementi che ci trattengono lontani dalla lettura: calo dell’educazione e dell’abitudine a leggere, mancanza di tempo, troppe cose da fare, televisione, musica, video, cinema, computer, internet, posta elettronica, nevrosi… La lettura viene per ultima, richiede più volontà, più tempo dedicato… E così oggi che potremmo avere a disposizione tutti i libri e i mezzi che vogliamo, ci lasciamo sfuggire l’occasione. Qualcuno non saprà mai tutte le opportunità che ha avuto così vicine e ha perso, per incuriosirsi, per viaggiare con la fantasia, per capire, ma anche per ridere, svagarsi, divertirsi in modo intelligente… perché non è scritto da nessuna parte che le letture debbano essere per forza noiose, tristi, deprimenti… queste sono le cattive letture, quelle buone possono essere al tempo stesso interessanti e leggère, divertenti, anche molto divertenti…

Da quando è arrivata Internet tutti possiamo essere editori di noi stessi. Senza chiedere niente a nessuno, senza carta, senza tipografia e senza soldi tutti oggi possiamo scrivere e pubblicare su Internet. La rete poi pullula di siti che pubblicano romanzi e racconti… Cosa ne pensa?

Ho già elencato internet tra le fonti di distrazione… ma naturalmente è questione di mantenere la distinzione e i giusti rapporti tra mezzo e fine… Devo confessare che non ho frequentato abitualmente i siti letterari della rete, per cui non posso dare un giudizio di merito (o demerito)… È anche vero che quanto si trova in rete può essere riportato su carta… È facile anche stampare presso editori piccoli e medi a pagamento, o in proprio con computer e stampante di casa, con qualità tecnica da tipografia… ma mi pare che il problema stia proprio nella facilità: viene a mancare la selezione, la difficoltà, il banco di prova, il confronto, l’esame, il riconoscimento della validità del testo da parte degli esperti e della macchina editoriale (pur con tutti i limiti le omissioni e gli errori di valutazione che a questa vanno addebitati…). Il narcisismo e la vanità hanno tutte le opportunità per esaltarsi, imperversa l’autoreferenzialità, manca la distribuzione editoriale e l’incontro/confronto con i lettori è più limitato… Però credo che la rete faciliti la lettura, lo scambio e il confronto di testi, con relativo conforto, o sconforto… Credo possa rappresentare in ogni caso una palestra, un punto di partenza, una vetrina nella quale mettersi in mostra e che possa offrire qualche opportunità, perché magari anche gli operatori delle case editrici tengono d’occhio questa vetrina, che può sempre presentare delle sorprese. In Italia in particolare, si dice, si corre sempre in soccorso dei vincitori, comunque…

Si sente dire spesso che uno dei meriti di internet è la riscoperta della parola scritta: basta pensare alla diffusione della posta elettronica, che spesso sostituisce la conversazione telefonica. Internet può educare alla scrittura e colmare anche il vuoto, lamentato da più parti, lasciato dall’educazione scolastica?

Sarei tentato di dire che l’importante è che si legga o si scriva, a prescindere da cosa… perché l’importante è impollinarsi di parole lette o scritte… qualcosa resterà, qualcosa magari scatterà… Ma: scrivere sms (abbreviati fino a essere cifrati, sempre più frenetici, nevrotici e involuti) o veloci messaggi di posta elettronica sfrondati da ogni passione e fantasia (si evitano i convenevoli del contatto telefonico diretto ma non refusi o errori, perché non ci si dà nemmeno il tempo di rileggere) diventa educativo o diseducativo per tutti, e soprattutto per i più deboli in materia? Credo che il vuoto lasciato dall’educazione scolastica – e anche dai genitori e dai ‘maestri’, fino a comprendere tra questi ultimi, e nel mazzo dei ‘cattivi maestri’, la televisione – sia difficilmente colmabile da tutto questo. Solo un costume e un’abitudine culturale condivisi – dalla famiglia alla scuola alle forme e ai mezzi di comunicazione di massa – potrebbero generare il clima ideale per favorire una rinascita o una ripresa culturale… ma è appunto uno scenario ideale, forse nemmeno mai esistito; ci vogliono troppi cambiamenti (un diverso apprezzamento di velocità e lentezza, del silenzio, della riflessione, dell’ozio, del vuoto, del corpo, della natura, della semplicità, della disabilità, della diversità, della morte…) e troppa fatica perché questa inversione avvenga rapidamente e oggi, visto dove siamo arrivati… temo ci vogliano altro tempo, forse molto altro tempo o troppo poco, e ulteriori deragliamenti, individuali e collettivi…

Scrittura creativa e scrittura professionale non sono certo la stessa cosa, ma forse si possono considerare le due facce della stessa medaglia. La scrittrice Maria Venturi, intervistata da Guglielmo Leoni nell’ambito degli Incontri con l’Autore il 10 ottobre scorso, ha dichiarato che non potrebbe mai rinunciare al giornalismo, attività che, rispetto alla scrittura creativa dei suoi romanzi, le permette di restare coi piedi per terra. Pensa che la scrittura professionale possa rappresentare un’alternativa per i giovani innamorati della parola scritta? E’ un ripiego, un complemento? La sua esperienza personale, di scrittore e giornalista, qual è?

Bisognerebbe essere più precisi o pignoli nello specificare di quale scrittura professionale parliamo. Una scrittura burocratizzata o ingessata tra frasi fatte e stereotipi, una scrittura banalmente tecnologica o da manuale di computer per imbecilli, può diventare una sabbia mobile che ti inghiotte tutto intero o un’ingessatura che porta a una completa paralisi degli organi creativi. Praticata in modo temporaneo, anche una scrittura ‘prigioniera’ potrebbe diventare utile allenamento, un’esercitazione di stile, tra ironia barocco maccheronico sabotaggio e commistione di linguaggi… A personale esempio, quando oltre venti anni fa lavoravo in Comune, qualche volta mi sono divertito a riprodurre o esasperare il linguaggio burocratico… ma solo qualche volta, per il resto dovevo adeguarmi alle rigide regole di stile, con i rischi di atrofia, ingabbiamento e impoverimento, ecc. già indicati. Rischi che possono esistere anche nel compilare tutti i giorni misurati comunicati stampa o articoletti di giornale ‘politicamente corretti’…; rischi che non esistono dove ci sono ampi margini di creatività, di variazioni di stile, di scrittura ‘libera’, come può essere nella poesia, nella prosa o anche nella saggistica.

"Nulla die sine linea" (non lasciar passare neanche un giorno senza scrivere una riga): così consigliava Plinio il Vecchio a chi voleva imparare a scrivere. E’ vero che più si scrive meglio si scrive?

Io credo che la bella frase di Plinio che lei dottamente ci ricorda sia molto giusta e appropriata: più si scrive meglio si scrive, perché per scrivere bene ci vuole anche tecnica, sapere, senso della misura, ritmo, economicità, stile, stili, conoscenza delle vecchie e tuttora valide regole/‘trucchi’ della retorica… Non a caso grandi scrittori hanno ammesso di avere riscritto dieci e più volte loro opere che si presentano con le caratteristiche di una perfezione raggiunta così, in un soffio o ‘per grazia ricevuta’… E poi solo scrivendo e riscrivendo si può imparare quello che si ha dentro, quello che si pensa o che si vuole dire, e magari senza averne prima nessuna idea precisa. Quando comincio a scrivere io non so dove andrò a finire, dove mi condurrà la scrittura, soprattutto per la forma, per lo stile, per le invenzioni, più che per i contenuti di fondo, che magari presumo di conoscere e di controllare.

Leggere è altrettanto importante?

Secondo me leggere è ancora più importante. Io, personalmente, vorrei avere letto molto, molto di più, mi rendo conto che ho dei ‘buchi’ nelle mie letture, sia classiche che contemporanee. Mancanza di tempo?… Non solo… un diffuso difetto, soprattutto italiano, temo. In Italia sembrano più gli scrittori che i lettori. Nel campo della poesia sicuramente. Tutti vogliamo diventare campioni – di scrittura come di calcio o di tennis - senza fare fatica e senza avere sudato per imparare almeno i fondamentali… Non voglio dire che bisogna avere letto tutti i libri e parlare con citazioni e note a pie’ di ogni parola… ma almeno avere letto qualcuno degli autori che ci sono più vicini come tematiche e come stile, questo sì… così uno evita di perdere tempo a inventare la Divina Commedia o I promessi sposi ma va un po’ oltre. Leggere i libri ‘giusti’ ti dà forza e stimoli per resistere nello sforzo pesante e solitario della scrittura (perché condivido con W.B. Yeats l’affermazione che “la scrittura è l’opera sociale di un uomo solitario”); ti dà idee, creatività e libertà. Può essere il miglior viatico perché anche la tua scrittura sia creativa, originale, libera, come le buone scritture.

Mirella Tassoni, Due madri al collo - Vincitore Premio letetrario Città di Sassuolo sezione romanzoFrancesco Genitoni si congeda così, con quello che mi pare davvero un buon consiglio... e allora l'invito, per tutti, è quello di leggere un po' di più, magari cominciando proprio dai testi vincitori e segnalati dal Premio  letterario Città di Sassuolo. 

Per chi invece volesse approfondire alcuni dei temi trattati nell'intervista, rimandiamo all'ottimo sito di Luisa Carrada: www.mestierediscrivere.com.  

 

Intervista a cura di Paola Gemelli  31-10-2004
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