Sassuolonline - Le interviste

Pittura e dintorni: intervista a Franco Hüller 

Franco HullerTra i più apprezzati artisti sassolesi, Franco Hüller si è diplomato in pittura all'Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1999. La sua ricerca si è intrecciata negli ultimi anni con l’illustrazione (le riviste "Autodafè" e "Cenere"), le arti visive e sceniche e il lavoro nei laboratori creativi con disabili mentali. Dopo aver partecipato, nell'ultimo anno, a diverse collettive d’arte, torna ora a Sassuolo con una personale dal titolo "Io quadro" allestita in PaggeriArte. E' qui, negli spazi della prestigiosa galleria sassolese in piazzale della Rosa, che lo abbiamo incontrato e intervistato per i nostri lettori...

 

Franco... Artisti si nasce o si diventa?

Si diventa, direi. Io sono nato con un talento che era quello di riuscire a disegnare meglio degli altri, ma non è questo il punto. Molte persone hanno la capacità di usare meglio la mano destra, ma poi non scoprono o non cercano o non hanno interesse a scoprire come utilizzare questo talento. Da un secolo e mezzo non è necessario avere talento per essere artisti in senso lato. La manualità non è importante, in generale non è necessaria.

Lavori da anni in laboratori creativi con disabili mentali: ci racconti la tua esperienza?

"Sinfonia di una città"Lavoro con ragazzi e adulti con disabilità intellettive non gravissime da tre anni. Sicuramente la pratica pittorica ha delle caratteristiche che fanno star meglio le persone ed esiste anche l’arteterapia, ma in questo caso non si tratta di quello. Quello che cerco di fare io è semplicemente di trovare l’occasione di legare queste persone ad una pratica pittorica. Dal momento in cui i ragazzi cominciano a dipingere sviluppano naturalmente un processo personale di avvicinamento alla pittura, anche progettuale. Una cosa bellissima che questi ragazzi hanno è quella di sviluppare dei progetti naturalmente, molto più di quanto le persone “normodotate” fanno. Una volta che si affezionano alla pratica pittorica, la pittura fa il resto: io divento semplicemente un cameriere, che riempie loro i colori e rimescola le carte in tavola. Non insegno niente, a meno che non me lo chiedano. Quello che invece è importante è riuscire ad un certo punto a deviare il loro percorso, cioè ad essere disturbanti. La possibilità di cambiare le carte in tavola rende l’avvicinamento alla pittura molto più giocoso. Mi piace moltissimo.

Cos’è il piacere di creare, cosa provi quando crei?

Particolare del riallestimento dello studio in PaggeriArteDipingere è un’azione che provoca una serie innumerevole di reazioni: può essere nei migliori dei casi esaltante, illuminante… ma illuminante per quello che riguarda la vita. Dipingere è una pratica fisica che ha delle grossissime ripercussioni a livello psicologico-emotivo. Intervenendo con delle setole o dei pigmenti sulla tela è possibile scoprire delle cose su sé stessi e sul mondo che ci circonda. E’ uno strumento di conoscenza. C’è una frase bellissima di De Andrè, che ha a che vedere con la solitudine e con l’atto creativo… De Andrè diceva che creando in solitudine è molto probabile che si trovino soluzioni migliori non solo per noi stessi, ma anche per gli altri.

Nell’ottobre scorso, per InCarta 26-104, hai lanciato, a intervalli regolari di tre minuti, duecentoventi aeroplanini di carta dalle finestre di un palazzo in via Carteria a Modena. Ci spieghi il senso della tua performance?

Mi era stato chiesto di proporre un lavoro che avesse a che vedere con il tema della carta e fosse realizzabile all’interno di una strada, non in una galleria. Io ho pensato che nel momento in cui si chiede a qualcuno di intervenire su una strada con un’azione che di per sé è un fatto estetico, si cerca di mandare un messaggio a quelle persone che sono sulla strada e che non entrerebbero in una galleria ….. Si cerca quindi un’azione disturbante, un’intrusione nella strada. Ho pensato che l’intrusione più bella, simbolicamente ricca di significato, giocosa, leggera, fosse quella di utilizzare la carta non come supporto, in un ambiente già di per sé pieno di rumori e distrazioni, ma come oggetto. Secondo me in quella situazione l’atto più poetico e artistico, che si poteva fare per rompere le scatole a chi camminava per la strada, poteva essere quello di indicare una cosa che aveva luogo in quel momento e solo lì, cioè il volo degli aeroplanini.

Vivi e lavori a Sassuolo: la città in cui si vive influisce con la produzione di un giovane artista? Come si lavora a Sassuolo?

"Gli ex-voto di Prometeo"Immagino che sia come lavorare in qualsiasi altro posto, però con molti meno spunti. L’ultima personale che ho fatto a Sassuolo, “L’angelo e la pazienza”, risale al 2001 ed era stata fatta qui (galleria PaggeriArte ndr). Per quello che riguarda la situazione degli spazi espositivi a Sassuolo, credo che questo sia uno spazio notevole. Rendere uno spazio comunale aperto a chiunque ne faccia richiesta per un numero ben definito di mesi all’anno, ad esempio tramite un concorso con una giuria per la selezione dei progetti, penso sarebbe una bella conquista. Credo che si stia andando in questa direzione fortunatamente, io lo spero.

Cosa c’è nel futuro dell’artista Franco Hüller?  
Ah, non ho idea…

 

 

Foto: 
in alto a destra Franco Hüller,
nelle altre alcuni momenti dell'inaugurazione di "Io quadro" 
e particolari dell'esposizione
Intervista a cura di Paola Gemelli  15.1.2006
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