In
libreria il primo antiromanzo di Giovanni Fantasia: intervista all'autore
28.2.2010 È in libreria da qualche mese Santi, negri e scarafaggi
(Quarup Editrice), primo romanzo - anzi antiromanzo - di
Giovanni Fantasia. Giovane talento sassolese, Fantasia pubblica già
da qualche anno: nel suo curriculum figurano infatti svariati racconti e
pezzi poetici. Più volte premiato al Coop For Words e al Premio
letterario Città di Sassuolo, recentemente si è inoltre segnalato al
Concorso Internazionale Capoliveri Haiku e al Premio della Critica al
Concorso Pontemagico. Tra una presentazione e l'altra, lo abbiamo
incontrato e intervistato per i nostri lettori.
Un antiromanzo, un racconto senza storia... perché?
Forse perché oggi, come dice qualcuno, sembriamo vivere solo di
istantanee, senza tempo, incapaci di guardare al futuro, di avere
prospettiva?
Santi, negri e scarafaggi è costruito su frammenti irrazionali,
se rapportati all’idea di una trama, di uno sviluppo di storie; si snoda
più che altro su una trama sottilissima o un incrocio di più trame. I
personaggi, anzi i sottopersonaggi, si muovono appena in ambienti
comuni; comuni ma durevolmente assediati dal buio, dalla penombra o da
piccole luci sbavate. Spesso non c’è molto da narrare: si tratta di
raccogliere una serie di istantanee, appunto (così ho definito,
fin dall’inizio, i capitoletti del libro) e di fissarle in un lungo
momento di stasi. Sono immagini già vecchie, perché il tempo che viviamo
ci costringe a suddividere, a creare partizioni microscopiche di senso e
di emozioni. L’epoca del libro è quella attuale o poco meno. Tuttavia
siamo al di fuori di ogni rete; siamo al di fuori degli
avvenimenti e dell’informazione; quindi – comunque – al di fuori del
tempo. Qui non c’è comunità né aggregazione; c’è per ognuno una specie
di cattività della mente. Volevo di fatto creare una sacca di grigio
perenne, una scenografia sanguinante di attori inattivi. Come figurine
di una giostra in disarmante rotazione, sotto lente e gravi luci da
autopsia.
Più che un antiromanzo quindi, un romanzo di decostruzione.
Lo stile invece è accuratissimo, “poetico”... e non è
quello che ci si aspetterebbe: serve a reggere una storia senza storia?
Abbellisce la realtà? Funziona di contrasto?
Esiste, in effetti, uno scarto abissale fra stile e struttura del libro,
fra parte acustica e narrativa. I sottopersonaggi – per
contrasto alla goffaggine e all’inerzia delle loro poche azioni – hanno
per caso un regista pietoso, che in maniera artificiale li
nobilita e li salva. Sul testo – cito a memoria un appunto dalla
recensione marxista di Mirko Corsini – si scivola; (…)
è impenetrabile. Le scene, le pose fotografiche che avevo
immaginato, non volevo in nessun modo diluirle; da qui la densità di
questo libro.
Lo stile del libro pare risentire di due tue
passioni: quella per la poesia e quella per la fotografia, le
illustrazioni... sei d'accordo?
Infatti ho lavorato su una base molto scura; quasi come Caravaggio,
esagerando.
Ho steso una mestica nera sul fondo del libro, e poi ho fatto emergere
dal nero alcuni volti, alcuni gesti. Invece in altre scene ho lavorato
su contrasto e nitidezza, proprio come in un ritratto digitale,
esasperando contorni e colori.
Della poesia ho assorbito allitterazioni ed esperimenti di ritmo.
Il risultato è uno stile che definirei – esagerando di nuovo – be-bop
barocco.
Protagonisti uomini e scarafaggi: a cosa si deve
questa scelta, è come paragonarne le esistenze? Mi fa pensare a Kafka...
Probabilmente si tratta di fasi, fasi umane-non-umane che
coesistono.
Sono condizioni irrevocabili, per chi non è capace di invertire il
proprio passo. È divertente, ad esempio, pensare che lo scarafaggio, la
blatta comune, orientalis, nasce non nera ma bianca.
Parallelamente non si nasce santi o negri (con gi-erre,
ch’è rafforzativo – dice Redo, Redentore Valerio, il più
importante fra i sottopersonaggi).
Per essere santi, santi moderni, bisogna inguaiarsi di stomaco tre volte
all’anno o sembrare tedeschi o succhiare e baciare miriadi di
sigarette o spinelli.
Per essere negri bisogna tacere e lavare cataste di piatti, come se la
negritudine, la consapevolezza negra, non fosse mai scoccata.
Santi, negri e scarafaggi è – strutturalmente – come certi
racconti minori di Kafka: non c’è inizio e non c’è fine.
Anche Giovanni Fantasia è un uomo senza futuro?
Progetti?
Un altro romanzo (o un racconto molto lungo) che ho da poco cominciato;
sempre poesia (la recente Targa ALUT al Concorso Internazionale Castello
di Duino mi ha sorpreso e lusingato); fiabe (in collaborazione con
Martina Merlini, che ha disegnato anche la copertina di Santi, negri
e scarafaggi); fotografare un po’ meglio di adesso; uscire
degnamente, senza acciacchi, dalla schiera dei ventenni.
Ringraziamo Fantasia e ricordiamo ai lettori che consultando il
blog
dedicato è possibile seguire le date di presentazioni e letture,
scoprire retroscena sulla nascita di Santi, negri e scarafaggi e
commentare o recensire il libro.
Paola Gemelli
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