Duplex, ovvero l'arte del dialogo
11/01/2009
Nello scorso mese di aprile è stato inaugurato nel quartiere
sassolese di Braida, al pian terreno dello stabile in via
Circonvallazione 189, Duplex, nuovo spazio culturale e artistico
nato su progetto dell’artista Fabrizio Loschi. Lo spazio è
stato finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
all’interno di un ampio progetto di riqualificazione urbana e
sociale del quartiere Braida promosso dall’amministrazione
comunale sassolese con lo scopo di "sostenere la presenza
dell’arte e della cultura all’interno di situazioni di degrado
urbano e sociale per favorire la ripresa di relazioni positive,
di rapporti di vicinato più stretti, di una più diffusa volontà
di prendersi cura dello spazio circostante".
Ma come e con quali risultati il progetto si è concretizzato
nella realtà? Lo abbiamo chiesto al responsabile del progetto,
Fabrizio Loschi…
A quasi 9 mesi dall’inizio della sua attività, come, in
concreto, ha operato Duplex e qual è stata la risposta del
pubblico?
Per fornire subito dei dati concreti, ti
rispondo con qualche numero: tra il 19 aprile e il 28 dicembre
2008 abbiamo organizzato 14 eventi che hanno visto la
presenza complessiva di più di 2000 persone. In gran parte
provenienti da Sassuolo ma anche più in generale da tutta la
provincia di Modena e da quella di Reggio.
Fin dai primi giorni di apertura si è andata creando una rete
di relazioni con altre realtà presenti sul territorio e
legate alla diffusione della cultura, come l’Accademia di Arte e
Cultura Nemesis, i Magazzini Criminali, la libreria Incontri,
Incontri editrice, l’A.G.I.M. (associazione della generazione
italo-marocchina di Modena nda) e l’associazione Salvador
Alliende. Questo fatto, insieme alla buona risposta del
pubblico, è stato per me motivo di grande soddisfazione.
E non
solo il pubblico ci ha seguito, ma si è creato anche un gruppo
più ristretto, di amici, che non si perde un’iniziativa e
gradisce fermarsi anche al termine, a fare "salotto", per
parlare di libri o di argomenti legati alla contemporaneità.
La
nostra attività si è focalizzata moltissimo sulla presentazione
di libri, mentre, purtroppo, abbiamo fatto fino ad ora un solo
concerto. Molti musicisti però si sono fatti avanti e ho già in
mente un paio di concerti. Credo che questo sia un altro dato
interessante: molti artisti in questi mesi si sono proposti
per venire a Duplex, senza bisogno di andarli a cercare. E
qualcuno, come lo scrittore Ugo Cornia, è già venuto un paio di
volte: dopo una prima serata ad ottobre, infatti, è voluto
tornare per un reading lo scorso 28 dicembre.
Nell’ultimo mese e mezzo abbiamo inoltre aperto un dialogo
con i ragazzi responsabili dell’associazione Wor(l)d, gruppo
interculturale di giovani per la valorizzazione del territorio e
della cittadinanza attiva. Con loro abbiamo avuto un
appuntamento all’interno di Duplex e abbiamo tenuto una lezione
all’istituto Baggi. Stiamo cercando di dare continuità a questo
rapporto perché per il 2009 abbiamo intenzione di sviluppare un
progetto che presenti la città vista dai ragazzi, secondo le
loro esigenze. Io avrò il ruolo del coordinatore, farò da art
director, ma idee e spunti di lavoro saranno dei ragazzi.
Mi preme anche sottolineare che dalla prima all’ultima delle
nostre iniziative non abbiamo mai avuto problemi legati all’ordine
pubblico, ad aggressioni o scippi, mai un segno su
un’automobile, mai una minaccia, né per quello che riguarda noi
personalmente né per quello che riguarda chi ha frequentato
Duplex.
Anzi, in alcuni momenti, come in occasione del concerto
della Compagnia Musicale Sassolese lo scorso 19 giugno, tutta la
piazza si è adoperata per mettere giù le sedie, darmi una mano…
e c’era un gran mescolone di gente, gente alla finestra… Ma
problemi da dover richiedere la presenza della Polizia non ce ne
sono mai stati.
Le persone residenti nel palazzone, i tuoi
vicini di casa insomma, come hanno reagito alla novità di
Duplex?
Coi vicini di casa fin dal primo giorno
ho avuto un rapporto ottimo. Ricordo un episodio in
particolare, accaduto il primo giorno che sono arrivato, dopo
mezz’ora che ero dentro a lavorare per allestire lo spazio: ho
sentito bussare, ho aperto la porta e mi sono trovato di fronte
un signore marocchino che mi ha stretto la mano e porgendomi un
bicchiere di tè marocchino mi ha detto “Sono Zyat, il tuo
vicino, e sono molto contento che tu sia qua”. Insieme poi
abbiamo fatto l’inaugurazione e da allora è sempre stato il
nostro punto di riferimento e ristoro. Zyat è stato un tramite
importantissimo e mi ha presentato agli altri commercianti con i
quali ho sempre avuto un ottimo rapporto, educato, civile e di
grande collaborazione reciproca. Con la gente che viveva nel
palazzone non abbiamo mai avuto un problema. Tutte le persone
che ho conosciuto
dentro al palazzone ci hanno sempre appoggiato
anche durante la manifestazione
Street Art, a luglio.
Abbiamo avuto un ottimo rapporto di vicinato con la
Cooperativa Indaco: due modi diversi di intendere
l’integrazione e alcune risoluzioni al problema, ma abbiamo
vissuto benissimo fianco a fianco. E finché siamo stati due
occhi diversi sulla piazza, credo che la nostra presenza abbia
dato grossissimi risultati.
Il vero problema a livello sociale, a livello di sicurezza,
sta in chi armeggia nel piazzale. Anche se io a livello
personale non ho mai avuto problemi. Nessuno ha mai spacciato
davanti a Duplex, ma da Duplex tutti passavano abitualmente a
dire qualcosa, fare un saluto… un’abitudine che noi italiani
abbiamo perso.
Pensi che Duplex abbia davvero contribuito alla riqualificazione
del quartiere Braida? E cosa invece Braida ha dato a Duplex, a
te e a chi lo ha frequentato in questi mesi?
Alla riqualificazione del quartiere di Braida
sicuramente ha partecipato anche Duplex, che però credo si
sia dimostrato un progetto molto più spendibile ed elastico di
quello che era nelle intenzioni iniziali.
Credo che abbia
dato un servizio a tutta la città, non limitato al quartiere
di Braida. È diventato il
luogo in cui abitualmente si riuniscono persone che a loro
volta, anche involontariamente, lo hanno messo in contatto
con altre realtà, che a loro volta hanno allargato questa base.
Da Braida Duplex ha percepito un’energia, che non è
latente, non è un modo di dire, non è un luogo comune,
un’energia che è dovuta anche alle grandi rivoluzioni degli
ultimi anni, un’energia che non sempre ha dei lati pos itivi, ma
indiscutibilmente c’è… e si vede anche nel volume di Luigi
Ottani e Giulia Bondi "Io sono di Braida", che ho trovato molto
bello e calzante rispetto alla realtà.
La realtà di Braida è diversa da come esce a volte sui media,
è molto più complessa. È
ovvio che è una realtà molto difficile, che si tratta di un
quartiere che ha moltissime difficoltà e tantissimi problemi, ma
è anche vero che questi problemi sono diventati enormi per una
disattenzione che
si è protratta nel tempo…
Io mi occupo di cultura, di arte contemporanea e il mio
obiettivo è di dimostrare che la cultura può creare dei ponti
per un dialogo, rifacendomi ad esperienze simili a Barcellona,
New York, Amsterdam o anche solo a Modena dove la presenza di
artisti ha sempre portato frutti positivi, come in via Carteria
e come ora si tenta di fare nella zona Tempio. È chiaro che l’artista non
può sostituire le forze dell’ordine e la loro presenza nel
quartiere con le ronde… ma se coordini azioni simili con un
sistema di relazioni positive, allora tutti tengono monitorato
tutto e si ricostruisce il tessuto sociale che c’era fino a 20
anni fa…
Paola Gemelli
Foto: Luigi Ottani
Archivio Ufficio Stampa Duplex
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