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Domenica Les Fauves live al Vibra di Modena

10/04/2009  Domenica 12 aprile dalle ore 22.30 i sassolesi Les Fauves presenteranno il loro nuovissimo album  presso il Vibra a Modena. Già chiacchierato come l’album più sovversivo e sorprendente della stagione, “N.A.L.T. 2 - Liquid Modernity” è uno stravagante puzzle musicale dai colori fluorescenti.
Nati a Sassuolo nel 2004, i Les Fauves sono Roberto Papavero (chitarra e voce), Davide Caselli (batteria), Silvia Dallari (basso) e Paolo Pugliese (tastiere). Dopo il primo fortunato EP, Our Dildo Can Change Your Life, che li catapulta su palchi dal rilievo internazionale quali il prestigioso Festival lnternazionale di Benicassim (FIB) in Spagna, l'Heineken Jammin Festival in Italia e sui palchi italiani in apertura a gruppi quali Dirty Pretty Things, Gnarls Barkley e Art Brut, Les Fauves pubblicano l'album d'esordio nel 2007, N.A.L.T.1 A Fast Introduction, primo capitolo di una trilogia.
Tra concerti in ogni parte della penisola italiana e tre fortunate tournè in Europa, i Les Fauves, a dimostrazione della capacità del gruppo di varcare confini musicali diversi, collaborano con il duo techno dub londinese Swayazak su etichetta K7, oltre alla collaborazione cinematografica con il regista Zanasi per la colonna sonora del suo ultimo film, "Non Pensarci" (2008).
Il 6 marzo 2009 è uscito il secondo capitolo della trilogia d'esordio su luci e ombre del comportamento alieno, N.A.L.T. 2 Liquid Modernity, pubblicato Urtovox Records, un meltin’ pot sonoro sbilenco, eclettico, davvero fantasioso e colorato.

La ricetta del quartetto di Sassuolo è quella di mettere insieme le più svariate influenze di fondamentali band rock come Devo a cui devono la fantasia, Flaming Lips a cui devono la vena psichedelica contorta e colorata, Pavement da cui derivano le melodie pop aggrovigliate sulla fragilità, Talking Heads per la loro creatività che li fa flirtare con il dancefloor… insomma ci sono tanti elementi che si fondono insieme in un viaggio che dal vivo raggiunge punte di follie sonore che si arrampicano in territori festaioli, ma che riescono a calibrare bene il raffinato sentire pop.

N.A.L.T. 2 – Liquid Modernity, accolto ottimamente dalla stampa specializzata, è un disco di confine, che segna la maturazione e disegna le ambizioni internazionali della band emiliana che suonerà a Modena poco dopo essersi esibita al SXSW Festival di Austin (Texas), forse la più prestigiosa vetrina per la musica internazionale. Registrato e prodotto dal gruppo stesso in un autorimessa nella zona più calda di Sassuolo, con budget e apparecchiature al limite della decenza, in una situazione di assoluta abusività,con un’etichetta discografica inneggiante alla liberazione espressiva ed al distacco da qualsiasi ordine formale. Il disco riesce finalmente a valorizzare le peculiarità del progetto:fantasia e creatività allo stato brado con l’ambizione di essere intelligente senza apparire intellettuale. I Les Fauves tentano qui di raffigurare la postmodernità in diversi modi (il titolo prende spunto dal lavoro del sociologo polacco Zygmunt Bauman). I testi, tutti incentrati su nodi chiave dell'era post-globale come la mancanza assoluta di ideali o il crollo della fiducia nel benessere economico e nel futuro, l'impossibilità di stabilire relazioni profonde e durature fra persone o la ricerca di una spiritualità oramai definitivamente perduta, sono spesso dei non-sense velati di sottile sarcasmo e ironia. La musica è scritta per la prima volta da una generazione consapevolmente amorale (morale intesa come verità assoluta, cioè ideologica). Non avendo radici culturali radicate in nessun luogo può permettersi di spaziare in qualsiasi luogo, in una dimensione atemporale che comprende qualsiasi tempo, permettendosi di cambiare tono e colore anche più volte all'interno dello stesso brano. Si possono così sentire rimandi al tango argentino di Astor Piazzolla, il funk africano di Fela Kuti, gli sperimentalismi di Laurie Anderson,gli sberleffi vocali di Frank Zappa, la musica modale della tradizione mitteleuropea, le rivisitazioni caraibiche di Harry Belafonte o Van Dyke Parks, la rivoluzione dei ritmi techno nella Detroit di gruppi come Cybotron, le innovazioni melodiche dell'italia del novecento (Puccini e Modugno in primis) e la tradizione musicale orientale (indiana e coreana). Il suono non assume mai una forma ben precisa ed i Les Fauves si muovono con la consapevolezza che in una società liquida qualsiasi limite che si possa avere é puramente mentale, come bambini cosmici avvolti nel liquido amniotico di una placenta di poliuterano espanso a galla in un oceano di brodo primordiale...

Le potenzialità delle canzoni dei Les Fauves raggiungono la loro migliore espressione nelle esibizioni dal vivo dove, con una strumentazione particolare (ad esempio la batteria elettronica a pad anni ’80 – una rarità, oppure la chitarra/tastiera), i suoni riescono ad arrivare dolci come zucchero ma anche duri e virulenti come un pugno. Vale quindi senz'altro la pena di approfittare della tappa modenese per farsi sorprendere da una delle band più interessanti per questo 2009 appena iniziato.
Info: www.lesfauves.net - www.myspace.com/lesfauves
 

 

 

 

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