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Lord of war chiude la stagione cinematografica del Temple Bar

26/08/2009   Finale “coi botti” per la rassegna cinematografica di Estatemple, organizzata dall’associazione culturale Temple Bar che ha accompagnato per tutta l’estate i sassolesi rimasti in città. Lunedì 31 agosto alla Casa nel Parco di Sassuolo sarà infatti proiettato, come sempre gratuitamente e dalle ore 21.15, Lord of war, del regista neozelandese Andrew Niccol.
Chi si aspetta il solito film “spionistico-guerraiolo” resterà un po’ deluso. La storia infatti si sviluppa quasi alla maniera della commedia, con lunghe sequenze e dialoghi sostenuti ma distesi anche nei momenti cruciali e di maggior patos narrativo. L’originale sequenza iniziale, percepita dal punto di vista del proiettile, dalla fabbrica di produzione al campo di battaglia, fa presagire un racconto estraneo ai soliti schemi, come spesso siamo stati abituati dalle interpretazioni del protagonista, un bravo e ispirato Nicolas Cage. Yuri, di origini ucraine, vive negli Stati Uniti e aiuta i genitori nel piccolo ristorante di famiglia. Insoddisfatto della sua condizione trova nel traffico di armi la possibilità di veder realizzate tutte le proprie aspirazioni. Diventa ricco, potente e sposa la donna che ha sempre desiderato. La sua notevole capacità di nascondere alla famiglia la provenienza di tanta agiatezza non lo preserva del tutto da pericolose e delicate situazioni, che affronta però ogni volta in modo talmente geniale e sopra le righe da far sì che ad un certo punto non si possa evitare di tifare per lui, malgrado le atrocità che prendono origine dal suo brutto mestiere. E proprio in questo sta la chiave di lettura del film, ciò che lascia il pubblico interdetto: malgrado la consapevolezza dell’orrore che gli intrighi internazionali e la caduta di ogni remora morale comporta, è quasi impossibile restare estranei al mondo interiore di questo strano, sofferto e inquieto personaggio.
Due curiosità che riguardano la pellicola
: alla produzione risultò meno costoso disporre di 3000 veri AK-47 (il famoso mitragliatore dell’Armata Rossa) piuttosto che acquistare armi “finte”. Inoltre, durante la scena della compravendita di carri armati tra Yuri e un sovietico, il regista dovette contattare la NATO per evitare che i satelliti potessero avvistare un’eventuale nuova guerra a “sorpresa”.

Catia Bartoli



 


 

 

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