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Prorogata la personale di Loschi a Nemesis Accademia

29/01/2009  È stata prorogata fino a domenica 22 febbraio, in considerazione del grande successo di pubblico e di critica, la mostra personale di Fabrizio Loschi inaugurata lo scorso 17 gennaio presso Nemesis Accademia a Sassuolo. Allestita negli spazi al primo piano dell'antico palazzo Stampa nel cuore del centro storico, in via C. Battisti 9, è visitabile tutti i giorni dalle 15 alle 20. In mostra tele e sculture prima in parte contenute nell’atelier dell’artista, presso lo spazio Duplex.
Fabrizio Loschi, nato a Modena nel 1965 e diplomatosi nel 1984 presso l’istituto d’Arte Venturi di Modena nella sezione di grafica pubblicitaria e fotografia, ha esposto in personali in Italia e all’estero. «Fabrizio Loschi è un figurativo e questa frase è già in sé un contenitore» spiega nella nota critica Franco Capoglio, «in una frase brevissima ecco racchiuso ogni linguaggio spendibile, ogni energia di un artista che lavora da sempre in una stretta triangolazione fatta di pittura scrittura e scultura. Difficile capire dove una abbia termine per lasciare spazio all’altra. È molto più facile leggerne l’unico comune denominatore: l’immagine. Loschi per immagini si nutre e per immagini ragiona, ovvio quindi il suo produrre “altre immagini” che, sempre figlie di una evocazione volontaria, rigettano ogni accondiscendenza verso il facile colpo di scena e mai si accostano alla logorrea accademica.
La palestra visiva del primo Novecento italiano è un ingrediente palese come lo sono gli innumerevoli viaggi a ritroso verso un immaginario mediterraneo che dichiara il suo epicentro nella cultura cicladica: infatti a questo artista è sempre risultata più consona la ricerca delle proprie origini piuttosto che l’inseguire, come lui stesso sostiene, “l’ansia grottesca della modernità”. Fabrizio ha deciso di somigliarsi, accettando il rischio si fa carico delle critiche e di una ingiusta accusa di anacronismo che lo insegue dalle sue prime mostre, ma il fluire del tempo e la sua percezione sono codici soggettivi, quindi all’interno di questa visione ogni artista è sempre il solo dittatore di sé stesso.
Ma dietro a tanto ordine apparente emerge un’attitudine divenuta metodo, una sintesi tecnica tra urgenza espressiva e necessità estetica: ogni cosa è al suo posto, da sempre. Ogni cosa, soprattutto se invisibile, appartiene ad una volontà compositiva precedente alla realizzazione dell’opera
«Con te nitore» prosegue Franco Capoglio, «non è una dichiarazione d’amore egocentrico che l’artista declama nei confronti di sé e delle proprie autoreferenze, con te nitore al contrario è una resa incondizionata, quasi soccombente, alla realtà delle cose. L’astrazione lucida che permette al dialogo interiore di avere continuità: è quella gioia infantile, tipica dell’arte, dell’essere appagati dalla chiarezza dell’opera portata a termine attraverso la necessità del doversi bastare

La mostra ha il patrocinio del Comune di Sassuolo ed è realizzata in collaborazione con A.G.I.M. e PuntoJPG Arte.

Paola Gemelli

Photo Luigi Ottani


 

 

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