Periodico telematico di
informazione culturale
Quando bello è ciò che tace
1/12/2008 Nuova mostra dal prossimo 6 dicembre presso i Magazzini Criminali di
Sassuolo. Tocca stavolta ad un artista carpigiano, Marco Lugli,
classe 1966. Informatico di formazione, Lugli è artista dal percorso
piuttosto variegato. Nel 2001, dopo 11 anni, ha abbandonato la software house fondata a Modena
e aperto un ristorante enoteca a Carpi nel quale proponeva cucina creativa
abbinata a mostre d'arte e concerti di musica jazz.
Alla fine del 2005 si cimenta con la letteratura e pubblica il suo primo romanzo dal titolo
L'uomo
Tatuato. Odissea erotica di un mutante. Dal 2007, ceduta l'attività di ristorazione si dedica
all’arte a tempo pieno utilizzando il mezzo che considera più
rappresentativo: la fotografia. Negli anni ha sviluppato una certa avversione per l'arte fotografica che
consente la
riproduzione delle opere e si dedica alla produzione di
pezzi unici contaminando la fotografia con la manualità del
fabbro e le vernici del pittore e lavorando principalmente sulla pelle dei corpi ripresi dai suoi scatti
fotografici.
A proposito della personale che inaugurerà sabato 6 dicembre alle ore 18,
la curatrice Luiza Samanda Turrini spiega: "Corpi chiaroscurati, corpi mutanti, corpi come paesaggi, in cui muscoli
e membra in tensione creano avvallamenti, pianure, archi tornanti,
promontori. Corpi che si amalgamano con il muro che sta sotto, che
lasciano intravedere mattoni, stropicciamenti, venature marmoree, che
virano dal verde rame, al bronzo, al blu da fossa oceanica. Il corpo è
il fuoco centrale della poetica di Marco Lugli. Un corpo in ostensione,
come ricettacolo del bello, del ridicolo, della decadenza,
dell’imperfezione, di tutte le condizioni liminari della natura umana,
di tutti quegli attributi che rendono instabili confini e definizioni,
che rendono possibile il mutamento. È molto difficile piegare il corpo
alle proprie esigenze, farlo cambiare secondo i nostri desideri. Il
corpo è mutevole, ma volubile. Il corpo, mollato con il pilota
automatico, cambia in peggio, si rovina, si sfalda, va dritto dritto
verso la morte. Spesso la sua stessa bellezza può costituire una
zavorra. Lugli mostra nudi maschili proni, perfetti, scultorei,
commentati da titoli velenosi."
"Ne
L’imperfetta trasformazione del rospo
in principe azzurro" spiega ancora la Turrini entrando nel
dettaglio delle singole opere, "un uomo senza volto esibisce il contrasto fra i
muscoli statuari del dorso, e la postura buffa degli arti inferiori,
raccolti come quelli di chi nuota a rana. Il dinamismo della parte alta
sembra suggerire uno sforzo ad uscire da una condizione, da un contesto,
da una circostanza, mentre la parte bassa, statica ed assurdamente
posizionata, costituisce il fardello, l’ostacolo che impedisce il
movimento. Il corpo di Lugli è spesso un corpo diviso a metà, come nei
due dittici di Comunque ti guardi non mi sembri in pace, dove figure
femminili cadenti, ingobbite, deformate da un effetto ottico e
configurate in una posizione segnaletica sciatta ed impietosa, espongono
il loro corpo dimezzato da una grossa riga nera. In una sorta di
rovesciamento simbolico la donna è immobile, mentre l’uomo si proietta
dinamicamente verso altri stati. In È duro essere teneri ma lo è anche
rimanere duri la tensione estrema del corpo lo trasfigura in un ibrido
fra il vivente e l’inanimato, non più corpo ma testa cornuta, scultura
astratta, scorpione di ere preistoriche, conglomerato di rocce. Il capo
chinato dell’artista arenato presenta un nudo maschile rannicchiato come
un feto, campionato in strisce di diversi supporti che sembrano
scomporre la sua interfaccia col mondo. In Elena cerca lontano ciò che
avrebbe dentro di sé la figura femminile è deformata dalla prospettiva,
la testa è un moncherino piccolo e lontano, e la visione del sesso, in
primissimo piano, è occlusa dalle mani, intrecciate come un simbolo di
divieto. Dimenticati ciò che ero ed abituati a ciò che diventerò è un
ritratto femminile quasi rinascimentale, segnato da linee serpentiformi,
titolato da un monito di peggioramento, di degradazione, di rivelazione
della fine dell’amore. Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che
tace, sentenzia Marco Lugli. Ciò che tace è il corpo, caricato di
aspettative performanti, idealizzato come nel riflesso di Narciso, visto
nell’evidenza realista, ma sempre e comunque silente rispetto alla sua
natura più autentica."
La mostra sarà visitabile il sabato e la domenica dalle 16 alle 19 fino
all'11 gennaio. Per appuntamento: 392 4811485 -
info: magazzinicriminali@libero.it
Paola Gemelli
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