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Ai Magazzini Criminali  "Uscita d'emergenza"

5/11/2008  Da sabato 8 novembre e fino al 29, l’associazione culturale Magazzini Criminali, che ha sede a Sassuolo in piazzale Gazzadi, presenta "Uscita d'emergenza", personale dell’artista Monia Marchionni, a cura di Luiza Samanda Turrini.
Nata nel 1981 a Fermo (AP), l'artista ha conseguito il diploma all’Istituto d’Arte e si è poi iscritta all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Allieva del critico Walter Guadagnini, ha seguito i corsi di Pittura di Stefano Scheda, Antonello Viola e il corso di Incisione di Clemente Fava. Vivendo l'Accademia in stretta relazione con i maestri dell’arte contemporanea, nel 2003 ha avuto l’opportunità di partecipare ai workshop degli artisti Leonardo Cremonini e Karin Andersen, e nel 2004 alle conferenze di Sisley Xhafa, Bernd & Hilla Becher e Daniel Buren all’Arte Fiera di Bologna. Queste esperienze rappresentano una tappa importante per la sua maturità artistica. Laureatasi con lode nel 2005, nel 2006-2007 collabora con la stessa Accademia come assistente alla cattedra di Decorazione del Prof. Stefano Scheda. Nell’estate del 2007 inaugura la sua prima esposizione personale: White and Spheres, a cura di Monja Ercoli, Galleria Orange Studio di Porto San Giorgio (AP) e nel 2008 consegue la seconda laurea alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna con specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea. Attualmente vive e lavora a Bologna.
"Il bianco è il colore della luce, del Bianconiglio in arrivo dal Paese delle Meraviglie, dei libri dei conti segreti", spiega la curatrice Luiza Samanda Turrini a proposito della mostra sassolese, "L’aureola dei santi è bianca, e anche le secrezioni amorose. Bianca è la pagina vuota, la panna montata, la distanza siderale della Via Lattea. Bianco è il latte materno e il disco più controverso dei Beatles. L’incarnato delle principesse delle fiabe è bianco come la neve. Solamente il guscio superficiale del bianco significa purezza. Il suo livello intermedio esprime la totalità, la pienezza, la somma di tutti i colori dello spettro cromatico. Ma nel profondo il bianco rappresenta la mutazione, la metamorfosi, il cambiamento, il passaggio da uno stato all’altro. Per questo le spose si vestono di bianco, e il bianco è il colore associato al lutto e alla morte nell’Estremo Oriente.
Il bianco esprime una condizione liminare, aperta a possibilità infinite.
Il limite oltre il quale si trova la vera natura delle cose.
Monia Marchionni innalza una colonna bianchissima al centro dello spazio. Alla sua base c’è un solido cubo bianco e smaltato, la cui durezza si disfa nella trama soffice del tessuto, trasformandosi in una pila di candide camicie. Questo indumento, nel sistema della semiologia della moda, indica eleganza, elite, ordine, omologazione, condizione terziaria irreggimentata. Dal top e alla gerarchia. Durante lo sviluppo ascensionale della colonna, le camicie abbandonano gradualmente la loro forma, trasformandosi in tessuto ordinato e piegato, tessuto che poi cede all’entropia, scompaginandosi, ingarbugliandosi, intrecciandosi fino a diventare una fune. La fune rappresenta il vettore di tensione fra uno stato e l’altro. I due poli che connette sono il piano di realtà e la dimensione simbolica, il mondo, la società con le sue regole, i suoi doveri, la sua parvenza ordinata, e poi l’immaginario, la speculazione sul mondo, l’arte. Arte che solo apparentemente è caos, per il suo ammettere e decantare la coincidenza degli opposti. Monia Marchionni realizza una macchina alchemica duchampiana, un dispositivo magico di trasformazione, di creazione, di viaggio, che ci pone delle domande sul senso della pratica artistica e sulla sua importanza per decrittare la realtà che ci circonda. La fune, oltre che un’attrezzatura per la fuga e per la conquista di uno spazio altro, costituisce anche un vincolo, un legame, un imperativo categorico per chi decide di utilizzarla.
La pratica pittorica dell’artista si caratterizza come riflessione sul tempo, per quel suo scegliere una tecnica che arriva dal passato remoto, l’imprimitura, e per la lunghezza della lavorazione. La formula prescrive la realizzazione di un fondo, caldo e liquido, formato da strati di gesso di Bologna, che viene mescolato a colla di coniglio. Dopo aver ottenuto uno spessore di tre millimetri, bisogna carteggiarlo, inciderlo con la punta secca, trattarlo ai fini di isolarlo dagli agenti atmosferici. L’intervento sulla materia è capillare e profondo, e si coniuga alla ricorrenza formale del cerchio. Questa figura delinea una dimensione temporale alternativa alla retta di matrice giudaico-cristiana, tesa verso una serie di scopi che hanno come fine ultimo la morte.
Il cerchio ha un andamento infinito, rappresenta il cambiamento e la rinascita.
Il ciclo di opere pittoriche progetta una futura espansione nell’ambiente, in modo da configurarsi nel segno di un divenire fluido e senza soluzione di continuità.
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Il vernissage si terrà sabato 8 novembre alle ore 18. La mostra sarà visitabile il  sabato e la domenica dalle 16.00 alle 19.00. Per appuntamento: 392 4811485 - info: magazzinicriminali@libero.it






 

 

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