Marco
III Pio,
signore di Sassuolo e principe mancato
Marco III Pio divenne signore di Sassuolo a soli tre anni,
nel 1571, dopo la morte del padre Ercole Pio avvenuta a Zara,
durante il rientro da una campagna militare. Il piccolo
rampollo, unico erede maschio, divenne subito motivo di
discordia tra Lucrezia Roverella, madre di Ercole e Virginia
Marino, madre di Marco, che voleva trasferirsi a Milano col
piccolo. Lucrezia riuscì ad ottenere la tutela del giovane
signore, lasciando che Virginia partisse sola alla volta di
Milano dove, dopo qualche anno, contrasse nuove nozze con don
Martino di Leyva signore di Monza col quale ebbe, nel 1575, Marianna, colei che Manzoni consegnerà alla tradizione comune
come la famigerata Monaca
di Monza, della quale Marco Pio era dunque fratellastro.
Gestire il piccolo Marco fu davvero difficile per nonna
Lucrezia. Ancora adolescente, infatti, il giovane Marco mostrò
subito la sua tempra forte e risoluta, che lo portò ad
occuparsi degli affari del territorio di Sassuolo ben prima del
compimento del ventesimo anno di età, come da disposizioni
ufficiali. Avventuriero ed insofferente nei riguardi di
coloro che volevano assoggettare il suo spirito giovanile (nonna
Lucrezia) prima e le sue ambizioni politiche (gli Estensi) poi, a
soli 15 anni scappò, per un breve periodo, da casa assieme
al paggetto quattordicenne che era entrato al suo servizio solo
qualche giorno prima, fuggendo in carrozza e facendo perdere le
sue tracce, lasciando i servi senza denaro e viveri e Lucrezia
nella rabbia e sconforto per l’atteggiamento del nipote.
Aveva le idee chiare l’ultimo signore di Sassuolo, voleva
affrancarsi dall’autorità degli Estensi, a cui Sassuolo era
sottoposta secondo le regole d’investitura feudali, ed
istituire uno stato tutto suo di cui essere l’unico e
legittimo principe. Princeps
Saxoli aveva fatto incidere nel 1590 sulla guglia eretta
davanti alla chiesa parrocchiale, così che le sue posizioni
fossero ben evidenti a tutti quanti.
Le nozze con la più anziana ma bellissima
Clelia Farnese,
avvenute quando Marco aveva appena vent’anni, furono soltanto
la prima delle manovre strategiche che escogitò per raggiungere
il suo scopo, ma che risulteranno decisive e lo condurranno
fatalmente alla morte per attentato, a soli 32 anni. Dopo le
nozze, forte della tradizione militare che da sempre aveva
caratterizzato la sua famiglia e della sua reale passione per
l’arte della guerra, partecipò ad una lunga serie di campagne
militari a seguito dei signori filoimperiali e filospagnoli di
casa Farnese, avversi dichiaratamente alla famiglia Estense di
inclinazione politica filofrancese. Il piccolo esercito di Marco
era organizzato, ben armato e pronto a mettersi al servizio di
quelli che contavano davvero, e che potevano aiutare il giovane
signore a raggiungere in breve tempo i propri scopi.
Lontano da Sassuolo per lunghi periodi non smise mai di
curarne gli affari e, anche approfittando delle doti
diplomatiche e amministrative della moglie Clelia, riuscì
sempre a mantenere forte l’autorità sui suoi sudditi. Il
rapporto con la moglie, dalla quale non ebbe nessun erede,
probabilmente anche a causa della sifilide contratta durante le
campagne militari, non furono mai buoni, ma questo non
compromise i suoi piani.
Durante il periodo della sua signoria, Sassuolo raggiunse
uno splendore mai visto. Marco arricchì la città di
monumenti ed istituzioni, sia laiche che religiose e, uomo di
cultura, diede inoltre vita ad una colta e raffinata corte che
annoverava tra gli assidui frequentatori lo stesso Torquato
Tasso, suo intimo amico.
L’ambizione e le evidenti manifestazioni di astio da parte
di Marco nei confronti della famiglia Estense, che mal
sopportava la presenza di un così scomodo vassallo, furono per
anni una spina nel fianco di quest’ultimi. Quando nel 1598
papa Clemente VIII non rinnovò l’investitura a Cesare d’Este,
perché
non diretto discendente
dell'ultimo duca Alfonso II, la famiglia Estense fu
costretta a trasferire la corte
da Ferrara a Modena, trovandosi così lo scomodo
signorotto a due passi da casa. Proprio nella primavera di
quell’anno si fece insistente la voce che lo stesso Imperatore
avesse finalmente concesso il titolo di principe a Marco Pio.
Probabilmente era davvero troppo per il duca Cesare d’Este, e
soprattutto per il fratello di lui il cardinale Alessandro d’Este,
che aveva oltretutto un motivo personale per odiarlo
maggiormente: più di dieci anni prima, quando ancora non era
cardinale, Alessandro intraprese infatti una relazione amorosa
con la sorella di Marco, Lucrezia, allora monaca. Venutolo a
sapere, Marco si arrampicò sul muro del convento che doveva
essere scavalcato da Alessandro per incontrare la sua amata
e, coltolo sul fatto, lo sbeffeggiò e scaraventò giù dal
muro, rischiando anche di procurargli gravi ferite. Non dovette
dunque versare lacrime il cardinal Alessandro quando apprese la
notizia che l’agguato ordito nei confronti di Marco Pio
aveva portato alla sua morte, agguato che a ragione si
ritiene organizzato dallo stesso cardinale più che dal fratello
Cesare, meno incline ad estremi atti di forza.
Il 10 novembre 1599 il signore di Sassuolo fu invitato a Modena
alla corte degli Este,
dal cui castello uscì quasi
all’alba, accompagnato dal suo seguito di circa trenta
persone. Solo due torce si dice illuminassero il percorso del
signore. A pochi passi dalla residenza estense, nei pressi della
chiesa di San Giorgio, gli vennero esplosi contro 7 colpi
d’archibugio. Nel fuggi fuggi generale nessuno prestò
soccorso ai feriti e lo stesso Marco, colpito a morte,
si trascinò fino ai cancelli della residenza estense,
dove nel frattempo era stato dato ordine di non aprire a
nessuno, ufficialmente per paura di un assalto. Le grida di
Marco costrinsero le guardie ad aprire il cancello, e solo
allora finalmente si cercò, per quanto possibile, di prestargli
soccorso. L’agonia di Marco durò 17 giorni, l’infezione
dovuta alle ferite lo uccise il 27 novembre.
Grande, a detta delle cronache del tempo, fu il dolore per la
perdita dell’illustre signore Marco Pio, da parte della
popolazione e di tutte le istituzioni ufficiali, famiglia
Estense compresa.
Strano che, quando ancora Marco delirava nel suo letto di
morte, Sassuolo venne occupata dalle truppe Estensi… a scopo
precauzionale.
Catia Bartoli
Bibliografia
Andrea Barbieri, Maschi bizzosi e savie donne,
Casalgrande, Vilmy Montanari, 1999
Manuela Belardini, Il Pio e i Farnese. Osservazioni sul
governo dello ‘Stato’ di Sassuolo durante la seconda metà
del Cinquecento, in Quaderni della Biblioteca 4, Sassuolo,
2000
Andrea Barbieri, Il delitto di Marco principe di Sassuolo,
in Il Ducato. Storia arte e tradizione modenese, Modena,
G.R. edizioni, 2000
Immagine
tratta da: QB - I Pio e lo Stato di Sassuolo, Sassuolo, 2000 –
Copia secentesca del
dipinto del pittore fiammingo Anthonis Mor, Ritratto di Marco
Pio, Sassuolo, coll. privata, già coll. Nannini di Modena
Per proposte, domande o argomenti che volete approfondire
scrivete a Catia Bartoli,
collaboratrice di Sassuolonline
e curatrice della rubrica
dedicata ai personaggi storici: cbartoli1@alice.it
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