"Nel nome del padre" ai Magazzini Criminali
18/11/2010 "Un'occasione
di confrontarsi con le radici simboliche della nostra cultura, da un
punto di vista inedito e finalmente vicino alla sensibilità delle
nuove generazioni": questo l'invito della curatrice Luiza
Samanda Turrini presentando
"Nel nome del padre", la personale di Lino e Diego
Borghi che inaugurerà sabato 20 novembre a Sassuolo. La
mostra, allestita presso la sede in piazzale Gazzadi, è una proposta
dell'associazione culturale Magazzini Criminali che ancora una volta
sollecita il proprio pubblico ad una riflessione, attraverso l'arte,
sulle nostra storia, concentrandosi questa volta sull'iconografia di
matrice pagana e cristiana.
"L’arte di Diego e Lino Borghi" spiega la curatrice,
"ha molteplici livelli di lettura. Sotto ad una superficie di
simboli sub-culturali, provenienti dal mondo dei tatuaggi, della
musica hard-rock e del cyberpunk, affiorano gli archetipi della
coscienza collettiva, quelle costanti che da sempre ricorrono nella
storia della cultura occidentale.
Anche quando si mostra sul supporto eterodosso del tatuaggio,
l’iconografia del sacro-cuore sopravvive alla secolarizzazione e
continua a connettersi all’idea di matrice cristiana della sacralità
della sofferenza e della preservazione della sua memoria. Il
pentacolo è un antico simbolo cosmico che rappresenta la totalità, i
quattro elementi più il quinto, lo spirito, e la loro inarrestabile
energia creatrice. Emblema di Venere, astro del mattino, il
pentacolo è stato caricato di significati satanici nella guerra per
immagini tipica dei momenti di svolta da un paradigma religioso
all’altro, quando il mondo occidentale è passato dalla civiltà
classico-pagana a quella cristiana. Il teschio è un motivo costante
di tutta la storia dell’arte, dalle prime tumulazioni paleolitiche,
di fatto vere e proprie installazioni simboliche, alle Totentanz
medievali, al basamento della croce sul Golgota nell’iconografia
della passione, con cui l’arte occidentale non ha mai cessato di
confrontarsi, al memento mori e alla riflessione sulla vanità della
vita dell’arte barocca. Fido compagno della Maddalena penitente e di
Amleto, il teschio sopravvive ai secoli, arrivando a risplendere di
8601 diamanti veri nell’opera più costosa della storia dell’arte,
For the Love of God, per mano di Damien Hirst, l’artista più famoso
della contemporaneità. El Dìa de los Muertos, la festa dei morti
messicana, coniuga la rappresentazione del corpo scarnificato dalla
morte con colori vividi e rutilanti, ed elementi decorativi come
fiori, puntini, linee ripetute. Quest’estetica si ritrova spesso
anche nell’arte di Frida Kahlo. Quella di confrontarsi con le
immagini della propria dissoluzione è una costante antropologica e
trans-culturale. Tipicamente occidentale invece la riflessione
iconica sulla croce. Contrariamente a ciò che ci si potrebbe
aspettare, le croci raffigurate da Lino e Diego Borghi non possono
essere ascritte alla corrente di raffigurazione iperrealista del
supplizio, che nasce nel Basso Medioevo e trova il suo apice con
Grunewald, ma bensì a quella corrente più metafisica e spirituale,
di promessa di salvezza del simbolismo proto-cristiano: la croce
gloriosa, gemmata o fiorita."
L'inaugurazione è prevista per le ore 17.30, alla presenza
degli artisti. La mostra resterà visitabile fino al prossimo
due gennaio ogni sabato e domenica dalle 16 alle 19. Per
appuntamento: 392 4811485 - info:
magazzinicriminali@libero.it
Photo:
una delle opere in mostra
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