Dalle origini alla fine della Signoria
Pio
Toponimo ed origine di Sassuolo
Sono diverse le
ipotesi sulle origini del toponimo
Sassuolo. Il nome potrebbe derivare dalle antiche
sorgenti di olio
di sasso (petrolio), abbondanti
nella zona, oppure dal latino saxum solum (saxum:
sasso e solum: terreno, luogo da cui Saxolum),
che avrebbe indicato un piccolo rialzo del
terreno, emergente su un territorio occupato dal
letto del fiume Secchia, dove si sarebbero
insediati i primi abitanti.
L'ultima
ipotesi pare suffragata anche dallo stemma
cittadino (nell'immagine a lato), su cui sono raffigurati tre colli
emergenti dalle acque, e dal motto che vi si
legge: "sic ex murice gemmae"
(da roccia sono sorte gemme).
Sebbene non sia ancora possibile
tracciare una storia delle origini di Sassuolo,
è tuttavia ipotizzabile l'esistenza di un castrum
romano ubicato in posizione strategica
sulla destra del Secchia, al centro della valle
omonima. Scavi condotti recentemente hanno rivelato la presenza,
in località Poggio di Montegibbio, sulle prime colline sassolesi,
di resti archeologici di epoca
romana.
Da libero comune alla signoria dei Della Rosa
Prima del mille Sassuolo faceva parte del
comitato parmense, poi, nel 1039, fu ceduta, a
titolo di permuta, al marchese Bonifacio di
Canossa. Morta Matilde (1115), unica erede di
Bonifacio, Sassuolo riuscì a sottrarsi ai
successori dei Canossa e all'egemonia di Modena (salva
fidelitate suorum dominorum) governandosi
autonomamente come libero comune.
Nel 1284 il borgo, divenuto nel frattempo
signoria della famiglia dei Della Rosa
(nobili modenesi schierati con le altre famiglie
guelfe contro i ghibellini), venne fortificato
con mura e fossati. Tra alterne vicende essi
mantennero Sassuolo fino alla sconfitta di
Manfredo della Rosa nel 1373, quando i sassolesi
stessi accettarono la signoria degli Estensi,
ottenendo il diritto di estrarre l'acqua dal
fiume Secchia.
1373-1499: il dominio degli Estensi di
Ferrara
Gli Estensi, all'epoca marchesi di Ferrara,
Modena, Reggio e Rovigo, governarono la città
servendosi di podestà. Per ingraziarsi i nuovi
sudditi concedettero favori e privilegi:
esenzioni dai dazi e dal servizio militare,
amnistie ai condannati... Tuttavia il passaggio
agli Este segnò per Sassuolo la fine
dell'autonomia nei confronti di Modena,
essendo l'autorità del podestà sassolese
sottoposta al controllo di Modena.
Nel 1444 il marchese Leonello (1441-1450),
consapevole della posizione strategica di
Sassuolo, intraprese lavori di fortificazione del
borgo facendo innalzare solide mura attorno al
centro abitato. I sassolesi, con riluttanza,
dovettero contribuire pagando nuove tasse. Nuovi
e più solidi argini vennero costruiti sul
Secchia dopo l'eccezionale piena del 1450.
Nel 1450 gli successe il fratello Borso
(1450-1471), primo degli Estensi ad apprezzare
Sassuolo quale luogo di villeggiatura, dove
concedersi svago e riposo e dedicarsi alla caccia.
A questo scopo egli avviò lavori di
ristrutturazione dell'antica rocca
ricavando al suo interno un nuovo edificio, sul
lato sud, che doveva servire da appartamento
signorile. (nell'immagine Borso d'Este)
A decorare il vecchio ed il nuovo edificio
furono chiamati nel 1447 i modenesi Angelo
e Bartolomeo degli Erri, che lavorarono
a Sassuolo almeno fino al 1460. Dell'importante
decorazione pittorica quasi tutto è andato
perduto col rifacimento seicentesco. Recentemente
ritrovati, restano i soffitti cassettonati
dipinti di due appartamenti, ora parte
dell'Appartamento dei Giganti. Tra gli illustri
ospiti del marchese si ricorda anche Lodovico
Gonzaga, a Sassuolo nel 1458.
La Madonna
del Merlo
Nel 1452 il Secchia
ruppe gli argini e arrivò a minacciare il
castello: per scongiurare nuovi disastri Borso
fece dipingere l'immagine della Vergine
su uno dei merli della rocca: è la
famosa Madonna del Merlo (nell'immagine a lato),
tradizionalmente attribuita a Raffaele Calori e
oggi conservata in San Giuseppe.
L'immagine
"funzionò" fino al 1485, quando una
piena eccezionale causò il crollo di parte delle
mura. La Madonna del Merlo fu però ritrovata
intatta e solennemente portata in San Giorgio.
La questione della paternità del brandello di
affresco, di notevole qualità, è stata di
recente riaperta da Andrea Barbieri, che
supportato dai documenti, vi vede una mano della
bottega degli Erri. Altri. più cauti,
preferiscono limitarsi alla proposizione di un
autore modenese della metà del XV sec. ma non
meglio identificato.
Nel 1471 papa Paolo II concesse agli Estensi
il titolo di Duchi di Ferrara. Al duca Borso
successe Ercole I, che però
cedette Sassuolo ai Pio di Carpi,
combinando una permuta con Giberto Pio
nel 1499. A Sassuolo vennero assicurati un
considerevole aumento del territorio e
l'indipendenza dalla giurisdizione di Modena. Si
istituì inoltre una fiera annuale di otto giorni
al fine di incrementare i commerci e le attività
economiche.
1500-1599: la Signoria dei Pio
Essendo Giberto gravemente malato, nel 1500
l'investitura di Sassuolo fu ricevuta, a nome del
padre, dal primogenito Alessandro Pio.
Sedici
giorni dopo, alla morte di Giberto, a causa della
troppo giovane età di Alessandro, il governo fu
assunto dalla madre, Eleonora Bentivoglio.
Donna forte e saggia, al cui nome è legata
l'effettiva nascita delle Fiere d'Ottobre (nella fotografia di
Luigi Ottani la targa che la ricorda, posta in piazza Martiri
Partigiani), ella
prese possesso del territorio nel 1501.
La
famiglia era comunque tenuta all'obbligo della fidelitas
nei confronti degli Estensi. Un particolare non
trascurabile, che, come vedremo, porterà i Pio a
perdere Sassuolo, un secolo più tardi.
La guerra tra Papato e Estensi, le lotte
civili e i passaggi di truppe straniere resero
difficili i primi decenni di governo, ma poi i
Pio ressero la città senza troppi problemi:
lunghi periodi di pace ne favorirono lo sviluppo,
soprattutto economico e urbanistico (nell'immagine particolare
della Sala delle vedute del Castello di Spezzano, dove sono
raffigurati i possedimenti dei Pio nel XVI secolo. Si
riconoscono la Rocca e le piazze di Sassuolo). Non
mancarono iniziative volte alla trasformazione
di parte degli appartamenti del castello in
ambienti di rappresentanza. Ne sono
testimonianza le decorazioni araldiche (raffiguranti
gli stemmi dei Pio e dei Bentivoglio) eseguite
nel XVI sec. e di recente ritrovate al di sotto
di una camicia muraria con quadrature
seicentesche nella seconda stanza
dell'Appartamento dei Giganti. Si crearono
inoltre nuovi spazi, quali la Sala Bianca, al cui
interno fu posto il Crocefisso detto SS.Tronco.

I Pio favorirono inoltre la nascita di
nuove istituzioni laico-religiose: nel
1505 Eleonora Bentivoglio chiamò a Sassuolo i
Padri Serviti di Bologna, cui affidò la piccola
chiesa di San Giuseppe, nel 1573 Enea Pio appoggiò
l'arrivo dei Frati Minori Conventuali di Bologna
che presero possesso della chiesa della Madonna
del Macero, nel 1588 per volere di Marco Pio e
della consorte Clelia Farnese fu isitituita
l'Arciconfraternita del SS. Crocifisso. Marco Pio
promosse interventi a favore di diversi cantieri
ecclesiastici: San Giorgio, Santo Spirito e
Madonna di Sotto.
Seguiamo nel dettaglio l'operato dei Pio che
si succedettero nella signoria di Sassuolo.
Alessandro Pio (1506-1517)
promosse interventi architettonici ed urbanistici
volti all'ampliamento del paese, quali l'avvio
della costruzione dell'odierna piazza Garibaldi.
Il governo del suo successore, Giberto
II Pio (1517-1554), fu
favorito da un lungo periodo di pace, tra il 1530
e il 1557. A Giberto II si deve l'impianto
regolare e razionale del tessuto storico
sassolese, ispirato, secondo l'uso tipico
rinascimentale, a principi matematici. Il borgo
di Sassuolo, nato sul perno dell'incrocio di due
importanti arterie (la pedecollinare via Claudia
e la via per la Montagna) si sviluppò secondo
uno schema reticolare dato da nuove lottizzazioni perpendicolari rispetto ai due assi viari
principali. Particolare attenzione fu dedicata
alle piazze principali della città, anch'esse
ristrutturate o costruite seguendo lo schema
assiale.
Al nome di Ercole Pio (1555-1571)
si legano invece la realizzazione del Parco della
Casiglia e la produzione di una nuova
legislazione, alla cui redazione fu chiamato il
giurista sassolese Lazzaro Fenuzzi. Terminati nel
1561, gli Statuti di Ercole Pio rimasero in
vigore fino al 1772, quando vennero sostituiti
dal codice di Francesco III d'Este. Nella
promulgazione degli Statuti gli storici vedono il
realizzarsi del pieno controllo della signoria
Pio sul territorio, ormai non più zona
periferica vincolata a Modena, ma stato compiuto
e capace di autogovernarsi.
Sotto i governi di Giberto II Pio e di
Ercole Pio anche il castello continuò ad essere
interessato da lavori: si
crearono gli Appartamenti detti "della Cancelleria", "delle due
scale" e
"d'Orlando" (in quest'ultimo le
decorazioni di Niccolò dell'Abate
ordinate da Giberto II Pio già nel 1545 furono
distrutte quando il Bezzi nel XVIII sec. rifece
la facciata sud). Gli ambienti detti "della
Cancelleria", collocati a piano terra e
rivolti allora verso il borgo ed oggi verso
piazzale della Rosa, erano destinati a ricevere
il pubblico: della decorazione realizzata dal
modenese Domenico Carnevali tra il 1545 e il
1551 rimangono oggi soltanto tracce (nell'immagine una scena di
litigio)
La reggenza di Enea Pio (1571-1584),
caratterizzata da continue e prolungate assenze,
fu improntata a saggezza e prudenza: Enea si
occupò della definizione dei confini e della
sistemazione di alcuni edifici religiosi.
Marco Pio (1584-1599)
considerò lo stato una proprietà personale,
concependosi quale sovrano assoluto. Nell'intento
di rafforzare la propria signoria valorizzò
Sassuolo come centro politico ed economico e
promosse una politica culturale di magnificenza e
propaganda. Qualificò Sassuolo anche sotto il
profilo urbanistico proseguendo i lavori avviati
da Giberto II con l'abbattimento del borgo
preesistente e realizzando la nuova piazza del
mercato, dove nel 1591 fece erigere la Guglia.
Ampliò ed abbellì il castello di Sassuolo e
intraprese lavori di rifacimento anche nel
castello di Spezzano, dove, tra il 1587 e il 1597,
si realizzò il ciclo di affreschi della Sala
delle Vedute (o dei catasti): 56 vedute dei
possedimenti nelle diverse podesterie dello stato
appartenenti al casato.
Decisamente
ambizioso (la Guglia in piazza Martiri Partigiani, qui sotto
nella foto di Luigi Ottani,
è il monumento che dedico a sé stesso), egli
tentò di sottrarre il feudo dalla dipendenza
degli Estensi e arrivò ad arrogarsi il titolo
di Principe . I
rapporti con gli Estensi si fecero sempre più
tesi, mentre screzi e dissapori nacquero anche
all'interno della famiglia. Convocato a Modena,
la notte del 10 novembre 1599,
poco dopo essere uscito dalla corte, fu raggiunto
da alcuni colpi di archibugio e gravemente ferito.
Si chiusero le porte della città e seguirono
immediatamente le ricerche, ma senza che si
scoprissero i colpevoli. Marco morì il 27
novembre, ma ancor prima della sua morte Cesare d'Este
aveva proceduto ad occuparne lo stato...
Già i
contemporanei sospettarono gli Estensi della paternità
dell'attentato. Secondo gli storici alla
base ci sarebbero evidenti ragioni di stato: la
casata Estense aveva perso Ferrara e trasferito a
Modena la capitale (1598), perciò Sassuolo
veniva ad assumere un'importante posizione
strategica, permettendo un adeguato controllo
della Garfagnana.
Paola Gemelli
© Testi:
Paola Gemelli - Photo:
Luigi Ottani
Si ringraziano il Comune di Sassuolo per l'immagine dello stemma
cittadino, Luca Silingardi per l'immagine della Madonna
del merlo e il Comune di Fiorano modenese per quella
raffigurante l'affresco nella Sala delle Vedute del Castello di
Spezzano.
Bibliografia - Pagina aggiornata il
19/08/2010
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