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L'"Otello" di Shakespeare in scena al Carani 

10/11/2008  Il secondo appuntamento di prosa nel cartellone del teatro Carani di Sassuolo, per la regia di Roberto Guicciardini, in programma per la serata del 18 novembre, sarà l’immortale tragedia shakespeariana "Otello", che tante tracce ha lasciato nell’immaginario collettivo e i cui personaggi tutti almeno una volta nella vita hanno citato o ricordato. La morte di Desdemona proprio per mano dell’amato marito, che l’accusa di infedeltà a causa di un complotto ardito dal perfido Iago, suo alfiere, è da più di quattrocento anni il simbolo della fedeltà sincera ma sacrificata sull’altare dell’odio e della menzogna. Otello, il moro, di cui mai gli studiosi riuscirono a determinarne la reale provenienza, appare come l’uomo innamorato a tal punto della consorte da non poterne sopportare il tradimento e che ucciderà, proprio nel talamo nuziale, per riscattare di fronte agli dei tutti questo infinito amore a cui aveva voluto credere sopra ogni altra cosa, e che più di ogni altra cosa gli aveva procurato dolore. 
Definita da sempre "dramma della gelosia", "Otello" è una tragedia che racchiude in sé significati ben più profondi. Il protagonista è uno straniero, virtuoso e forte come tutti gli eroi ma che più degli eroi della tradizione occidentale deve combattere per conquistare il suo posto nella civile Venezia che a lui si affida per difendersi dall’invasore turco. Otello è nero, il colore che la tradizione attribuisce al male, all’oscurità, al peccato. Ma Otello è forte e la sua virtù è strumentale al popolo che è chiamato a difendere, e lui ne è consapevole. Proprio questo sotterraneo disagio, questa consapevolezza delle distanze che lo separano dalla moglie (la cultura, la razza, l’età)  e dalla società che lo ospita lo rendono incredulo sulla veridicità del loro amore tanto che non sarà difficile per Iago convincerlo di quello che già il condottiero segretamente teme. L’inganno verrà scoperto troppo tardi, la disperazione condurrà Otello al suicidio. Nessun lieto fine, nessun riscatto, solo la profonda consapevolezza che spesso la paura è più forte della realtà stessa, e che i pensieri malvagi, l’avidità, l’ignoranza e la corruzione  possono causare drammi peggiori degli stessi che il destino delle cose può arditamente tramare.

Catia Bartoli

 

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