Scoprire Sassuolo: cenni storici

Dall'Antico Regime ad oggi


1796-1814: il periodo napoleonico

Una delle lapidi che appartenevano al Monumento alla Libertà | Photo Luigi OttaniI francesi arrivarono a Sassuolo il 14 novembre 1796. La popolazione (all'epoca Sassuolo contava poco più di 3500 abitanti) li attendeva nell'attuale Piazza Garibaldi, attorno al Monumento alla Libertà (nella foto a lato, di Luigi Ottani, una delle lapidi che appartenevano al Monumento alla Libertà e che oggi sono conservate presso la sala Biasin in via Rocca). I francesi invece presero possesso del Palazzo Ducale: ogni proprietà estense fu dichiarata demanializzata e andò disperso l'arredo interno e in parte anche l'apparato decorativo esterno del Palazzo.

I sassolesi francofili diedero vita ad una nuova giunta comunale, con a capo l'imprenditore ceramico Giovanni Dallari. La giunta eseguì gli ordini dei nuovi padroni sopprimendo confraternite ed opere pie del paese. Nel 1799 gli austroungarici ebbero il sopravvento e i francesi dovettero abbandonare Sassuolo. Si ebbero scontri in città anche l'anno seguente, quando tornò il comando francese.

I ripetuti scontri mandarono in crisi l'economia del paese e con la miseria vennero anche le malattie: nel 1801 si svilupparono febbri epidemiche che fecero molte vittime (si dovette ampliare l'ospedale, che fu trasferito da S. Anna all'ex convento di S. Chiara).

Nel 1804 la comunità di Fiorano fu accorpata a quella di Sassuolo. La nuova distrettuazione, che stravolgeva secolari tradizioni di localismo e autonomia, provocò dissenso tra la popolazione. I sassolesi d'altra parte non aderirono mai in massa agli ideali giacobini e molti, soprattutto borghesi, intellettuali e tecnici, che in un primo tempo avevano aderito con entusiasmo al nuovo regime, ne restarono delusi.

Quello napoleonico fu, in definitiva, un periodo piuttosto travagliato per Sassuolo, soggetta ad invasioni, divisa tra lotte interne (tra filofrancesi e antifrancesi) e colpita dalla disoccupazione, dalla stagnazione del commercio, dall'aumento dei prezzi e dalla mancanza di viveri.

1814-1861: dalla Restaurazione all'Unità d'Italia

Francesco IVNel 1814, sconfitto Napoleone, il trono di Modena tornò all'austro-estense Francesco IV. Il Duca smantellò ogni residuo del governo precedente, abolì quasi totalmente la legislazione napoleonica e ripristinò il Codice estense del 1771. Cercò di garantire la stabilità politica portando avanti una politica di conservazione sociale: si bloccarono le iniziative dei ceti urbani più intraprendenti e lo sviluppo industriale. Si diffuse invece la mezzadria, che permetteva la sussistenza nelle campagne. In un alternarsi di fasi espansive e depressive, la popolazione crebbe arrivando a circa 6000 abitanti nel 1861.

Anche a Sassuolo, come nel resto d'Italia, si costituì una società segreta: sorse nel 1821 una "vendita" di Carbonari. Tre sassolesi figurano nel complotto preparato da Ciro Menotti e Misley nel 1831. Molti altri sassolesi presero parte alle guerre d'Indipendenza e ai moti risorgimentali, distinguendosi nella lotta per l'Unità d'Italia.

A Sassuolo era forte l'opposizione al Duca e al suo governo, percepito come restauratore di concezioni vetuste e obsolete. La mattina dell'11 giugno 1859 il duca Francesco V abbandonò il suo stato, ponendo fine al plurisecolare dominio del casato estense. Prese il suo posto, per incarico di Vittorio Emanuele II, il patriota Luigi Farini. Si istituì così un governo democratico secondo la costituzione piemontese. Alle elezioni comunali fu eletto sindaco Luigi Dallari.

All'epoca facevano parte del comune di Sassuolo le frazioni di Braida, Fiorano, San Michele, Montegibbio, Montebaranzone, Nirano e Spezzano, ma Farini ordinò una nuova distrettuazione assegnando a Sassuolo Braida, San Michele e Montegibbio e, come mandamento, i comuni di Fiorano e Maranello. I sassolesi protestarono per la perdita e la giunta si divise, ma si ottenne solo la frazione di Magreta, che poi però scelse di passare sotto il comune di Formigine. Sassuolo e Fiorano furono definitivamente separate, divenendo comuni autonomi.
L'Emilia votò per l'unione al Piemonte nel 1860.

1861-1945: dall'Unità d'Italia alla 2ª guerra mondiale

Dall'Unità d'Italia in poi si verificò un crescente aumento della popolazione, grazie all'alta natalità e all'immigrazione dovuta alla capacità attrattiva del centro sassolese. L'agricoltura tradizionale vide l'affermazione di attività, quali l'allevamento e la lavorazione di carni e salumi, destinate allo smercio e non più solo all'autoconsumo.

Alla crisi delle attività industriali, piuttosto depresse dopo l'Unità d'Italia, reagirono soprattutto i pionieri della ceramica locale promuovendo l'ammodernamento delle imprese e lo sviluppo urbano di Sassuolo, impegnandosi spesso in prima persona.

Al governo di Sassuolo si susseguirono due partiti: quello liberale-conservatore (1860-1902) e quello democratico (1902-1914). Durante il governo del partito liberale-conservatore si realizzarono la strada Sassuolo-Montegibbio (1863), l'ampliamento del cimitero e l'impianto di illuminazione a gas (1865).

La costruzione del ponte sul Secchia si deve invece ad un piccolo comitato, che nel 1868 fece pervenire un appello ai comuni di Casalgrande, Scandiano, Viano, Baiso, Carpineti, Castellarano, Fiorano, Maranello, Vignola, Marano e Salvaterra e chiese un contributo allo Stato e alle province di Reggio e Modena. Non aderì solo la provincia di Reggio. Nel marzo del 1870 si diede inizio ai lavori, che si protrassero fino al 29 settembre del 1872, quando fu solennemente inaugurato il primo ponte Sassuolo-Veggia. I costi della costruzione del ponte gravarono sul bilancio comunale per i vent'anni successivi (il contributo del comune era stato di 50.000 lire), cosicché s'imposero nuove tasse.

Stazione per Modena (cartolina 1910) - Per gentile concessione Loris Cuoghi La realizzazione della ferrovia Sassuolo-Modena (nella vecchia cartolina la stazione) si deve a due ingegneri milanesi. 
Inaugurata nel 1883, fu prevalentemente adibita al traffico passeggeri (qui un po' di storia e curiosità). Realizzata nel 1892, la ferrovia Sassuolo-Reggio fu invece destinata per lo più al trasporto di merci e materie prime.

Nel 1902 subentrò una giunta democratica, che realizzò un servizio di corriera Sassuolo-Montefiorino (1907), i locali dell'asilo infantile (1909), il palazzo delle scuole (1909), la nuova via Umberto I e il Politeama (1912), il nuovo Macello Comunale costruito secondo norme d'igiene, il Mercato coperto, la sede delle Poste, l'illuminazione a luce elettrica estesa fino a San Michele, la linea telefonica intercomunale (1908).

Nel 1914 subentrarono i cattolici, ma scoppiò la guerra. Con la guerra l'economia familiare entrò in crisi, anche se la fabbrica mattonelle Rubbiani & C., la fabbrica svecciatoi Ballarini e la distilleria Stampa continuarono a dar lavoro a parecchi operai. Per aiutare la popolazione il comune promosse fiere di beneficenza. Non vi furono elezioni durante la guerra.

Quando si riprese vinsero i socialisti, che s'insediarono al governo del comune dal 20 al 21. La nuova amministrazione dovette affrontare l'annoso problema della carenza di case e quello dell'incremento della disoccupazione dovuto al ritorno dei reduci.

Nel frattempo andò aumentando la presenza dei fascisti, che salirono al governo nel 1923. Nel 26/27 il regime fascista indirizzò definitivamente lo Stato verso un rigido centralismo ed anche a Sassuolo si abolì l'amministrazione locale elettiva. Nel frattempo procedeva l'opera di fascistizzazione della società sassolese, anche se il fascismo a Sassuolo non allargò mai il suo consenso.

Il periodo 1925/39 rappresentò una fase di forte concentrazione economica, che vide crescere le imprese con oltre 50/100 addetti. Si avviò inoltre un vasto programma di lavori pubblici. Tuttavia con la crisi del '29 e l'aumento delle imposte comunali il tenore di vita dei cittadini venne notevolmente compromesso ed aumentò il malessere sociale.

Durante la seconda guerra mondiale, con il regime sull'orlo del collasso, la situazione interna andò peggiorando e riprese vigore l'opposizione antifascista. Dopo la destituzione di Mussolini l'8 settembre 1943 a Sassuolo si sviluppò un nucleo spontaneo di opposizione ai fascisti e ai nazisti. Il 9 settembre una colonna di tedeschi da Modena raggiunse il Palazzo Ducale, dove era di stanza un presidio militare dell'Esercito Italiano, e sparò. Il presidio si arrese e i tedeschi se ne andarono con armi e munizioni prelevate al Palazzo. Ma non le avevano prese tutte: di quelle rimaste s'impadronì il comunista Ottavio Tassi, capo di una sezione clandestina del suo partito. Tassi organizzò il primo gruppo di partigiani, che raggiunse la montagna ai primi di novembre.

Partigiani e truppe di liberazione in piazza Garibaldi il 25 aprile 1945 (ufficio stampa - Comune di Sassuolo)La Resistenza operò per lo più sulle vicine montagne, ma non mancarono audaci azioni in pianura. Tassi restò a Sassuolo a dirigere il partito fino al febbraio '44. Molto utile fu poi la collaborazione silenziosa di chi agì per ostacolare il nemico o far giungere soccorsi ai partigiani. Va ricordata la figura di Norma Barbolini, che fece la spola tra Modena e la montagna. Nel 1945 anche a Sassuolo vi furono bombardamenti aerei che interessarono Borgo Venezia e il ponte sul Secchia. Sassuolo fu evacuata due giorni prima della liberazione del 25 aprile 1945.

Dal dopoguerra ad oggi

Quartiere Braida | Photo Luigi OttaniAlle prime elezioni comunali nel 1946 vinse il partito comunista. Nonostante il grave problema della condizione abitativa (dovuto non solo alle devastazioni del periodo bellico, ma anche alla mancanza di uno sviluppo edilizio a fronte di un forte sviluppo industriale pre-bellico), vi fu una ripresa del lavoro e con l'industrializzazione degli anni '50 arrivò l'immigrazione, prima dalla montagna e poi dal sud. La popolazione passò dai 14.409 abitanti del 1945 ai 22.485 del 1960, fino a sfiorare i 40.000 nel 1974, triplicando nel giro di trent'anni. Nel decennio 1954/63 si avviò di conseguenza la grande espansione urbana di Sassuolo.

Traffico pesante | Photo Luigi OttaniOggi Sassuolo coordina il distretto ceramico, che comprende ben undici comuni tra la Provincia di Modena e quella di Reggio Emilia. Un'unica conurbazione si stende dal vignolese al reggiano. Molto sentito è il problema dell'inquinamento e del traffico, prevalentemente a causa dei veicoli commerciali trasportanti piastrelle e argille.

Lo sviluppo industriale: la ceramica

Festival filosofia | Photo Luigi OttaniRaggiunto il benessere economico, ci si preoccupa oggi della qualità della vita, di salvaguardare il patrimonio architettonico, urbanistico, culturale e ambientale.
Il Palazzo Ducale, dopo un'importante opera di restauro, è stato riaperto al pubblico nel 1998 e "restituito" alla città. Si lavora per il recupero delle emergenze storico-artistiche del territorio e per la salvaguardia dell'ambiente, mentre proliferano iniziative e appuntamenti culturali come il Festival Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo che porta ogni anno migliaia di visitatori in città... e non solo, come si legge in questo bell'articolo di Luca Silingardi dedicato all'installazione Pensiero di testa di Wainer Vaccari.
Il crescente interesse per il patrimonio artistico cittadino e per gli eventi di natura culturale testimonia un bisogno diffuso che anche questo sito, nel suo piccolo, si augura almeno in parte di soddisfare.

Paola Gemelli


© Testi: Paola Gemelli - Photo: Luigi Ottani
Bibliografia - Pagina aggiornata il 10/11/2010

 

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