I parchi storici
Parco Ducale
Il magnifico Giardino Ducale, "estensione
vegetale" del Palazzo e, di conseguenza,
luogo pubblico di rappresentanza volto alla
celebrazione dell'immagine del Duca, raggiunse
nel periodo di massima estensione i 10 km. di
lunghezza. Oggi, dopo la devastante lottizzazione
degli anni '60, rimane un'area più ridotta,
ancora attraversata dal rettilineo che conduceva
dall'ala meridionale del Palazzo al Belvedere,
verso lo scenografico fondale naturale delle
colline, 3700 mt. più a sud. La presenza di un giardino sul lato
meridionale della rocca è attestata già durante
il governo dei Pio, tuttavia nella storia
del parco si distinguono essenzialmente due
fasi, una seicentesca ed una
settecentesca.
Il XVII sec.
vide un primo assetto del parco e
la costruzione delle principali fontane
(1640-1654), principalmente a cura
dell'architetto ducale Bartolomeo Avanzini, su
incarico di Francesco I. Dello studio del
collegamento tra il canale di Modena e i condotti
delle fontane si occuparono Gaspare Vigarani e il
figlio Carlo. Per la parte statuaria delle
fontane ci si avvalse di disegni del Bernini. Sul
lato nord una grande terrazza sistemata a giardino
pensile, decorata da statue e da una
fontana, conduceva attraverso alcune scalette al giardino
piccolo o segreto, ornato da due fontane
e riservato al godimento privato dei duchi. Le
mura castellane che racchiudevano il giardinetto
furono trasformate in passeggiata pensile,
sistemata a pergolato di vite. Sul lato sud,
presso l'ingresso ai giardini, si avviò la
costruzione della Peschiera,
splendido teatro delle fontane.
Alla morte dell'Avanzini nel 1658, il
completamento del parco fu affidato ad Antonio Loraghi: da un disegno del 1679 si apprende come
il giardino a sud fosse diviso
in quattro parti di forma quadrata, decorate con
siepi di bosso, alberi e vasche. Da qui partivano
due viali alberati e leggermente
divergenti, uno diretto alle "berlete"
(zone ripariali di caccia) del Secchia, l'altro
diretto verso la collina.
A metà del XVIII sec.
Francesco III avviò importanti opere di
ristrutturazione affidandosi all'architetto e
scenografo veneto Pietro Bezzi. Si arrivò così
finalmente alla soluzione del problema connesso
con il collegamento tra il Palazzo e il
giardino, ubicati su quote di terreno
diverse. Con la costruzione della facciata sud il
Bezzi progettò un sistema di terrazze, grotte,
loggiati e gradinate di raccordo tra la facciata
e il giardino (nella foto a lato vista sul parco da una delle
finestre al piano nobile del Palazzo). Si deviò il canale di Modena, che
fino ad allora aveva costeggiato il lato
meridionale del palazzo seguendo l'antico
fossato, scavando un corso sinuoso a cento metri
dal palazzo. Nello spazio tra il Palazzo e il
canale si allestì un parterre alla
francese.
In questo periodo il parco, inglobati la
Casiglia e terreni privati, raggiunse la sua
massima estensione (10 km di lunghezza per 1 o 2
di larghezza) distendendosi in senso
longitudinale alla valle del Secchia, compreso
tra la zona di Vallurbana e Magreta. Avete visto
Versailles? All'illustre modello il Bezzi si
ispirò organizzando il territorio mediante grandi
assi viari paralleli alla facciata principale
del palazzo, in direzione nord sud: un primo
lungo viale, ombreggiato da una doppia fila di
pioppi, partiva dall'ala meridionale e portava al
Belvedere Ducale sulle prime colline sassolesi,
un secondo viale conduceva verso la pianura fino
a Magreta.
Il parterre era all'epoca
caratterizzato da una fontana centrale e da un
articolato disegno ad arabesco, mentre
allontanandosi dal palazzo il giardino sfumava
nel parco fino alle aree più selvagge, da
Vallurbana verso il Secchia e poi fino alla
Casiglia e a Marzaglia, dove si organizzavano le
battute di caccia. Buona parte
dell'area del parco era infatti destinata a
riserva di caccia per i duchi e i loro ospiti.
Ercole
III fece costruire nello spazio circolare del Belvedere
una palazzina,
ampliò la Casiglia
aggiungendo due ali terrazzate e incaricò
Giovanni Morselli di costruire nei pressi della
Peschiera una nuova Cavallerizza
(oggi ristrutturata da privati), capace di
ospitare fino a 102 cavalli. Nel 1780/81,
trovandosi in serie difficoltà economiche, il
duca avviò la trasformazione del parco in "giardino
campestre", mentre il parterre rimase a suo
uso privato. Va detto però che anche
precedentemente il parco non era sfruttato solo
per la caccia e le passeggiate, ma si trattò
sempre anche di una vera e propria azienda
agricola, piuttosto redditizia.
Il Parco Ducale, oggi
decisamente ridimensionato, è collegato al
Percorso Natura sul fiume Secchia mediante una
ciclabile su via Indipendenza e al Parco
Vistarino attraverso un passaggio pedonale (costituito
da una scalinata e da un'area alberata) che porta
in piazzale Porrino.
E'
per estensione (80.000 mq.) il secondo parco
della città, collocato alle porte del centro
storico. Le origini del Parco risalgono
alla prima metà del XVIII secolo,
quando Domenico Maria Giacobazzi, subentrato
nella proprietà dell'attuale
Villa Giacobazzi
(un particolare della villa nella foto a lato),
aumentò l'estensione del podere. Tra la fine del
'700 e la prima metà dell'800 risulta
essere delimitato a ovest dal cimitero
dell'Ospedale di S. Anna, il Battirame (oggi Mulino del Maglio), e il canale
di Modena e a est dall'Oratorio di San Prospero.
A sud invece si estendeva oltre la Chiesa e il
Convento dei Cappuccini (poi villa Segrè).
Da una mappa del 1759 la tenuta risulta
attraversata da una carreggiata in direzione sud
che consiste in un prolungamento della Contrada
Santo Spirito (ora via Fenuzzi). Nel 1766, con
l'apertura di una Circondaria (attuale via
Giacobazzi) che sfruttava il prolungamento della
Contrada Santo Spirito, la proprietà Giacobazzi
si trovò divisa in Possessione La Corletta,
annessa alla Villa e ad ovest della nuova strada,
e altre possessioni a est.
Nel 1786
all'antico accesso dalla via Montanara,
caratterizzato dal ponte sul canale di Modena e
dal monumentale portale, si aggiunse l'accesso
dalla nuova Circondaria aprendo il Viale
dei Pioppi (nella foto a lato).
In questo periodo l'impianto
della tenuta fu essenzialmente agricolo.
Alla piantata si alternavano aree a frutteto,
mentre i campi erano definiti dal sistema delle
scoline ed in parte attraversati da condotti
idrici (nella foto a lato e sotto) derivati dal manufatto seicentesco del
canale Ottant'Once (volto verso il centro città
e probabilmente destinato ad alimentare le
canalette della piazza Piccola e le fontane del
Palazzo Ducale).
Tra la fine dell'800 e i primi decenni
del '900 la tenuta fu divisa tra i due
rami della famiglia: a sud, verso Pontenuovo,
Onorio Giacobazzi costruì una nuova Villa
dedicandola alla moglie (Villa Amalia). Alla sua
morte la proprietà rimase al ramo Giacobazzi
Mazzari Fulcini Sermeti. Il resto della tenuta
rimase al ramo principale
Giacobazzi. In quegli
anni il parco era coltivato a vigneto maritato (piantata),
frutteto, prato arborato e irrigativo e
seminativo arborato. Verso piazzale Porrino si
registra la presenza di aceri campestri, mentre
la zona a nord-est era coltivata a frutteto.
Tra la prima Guerra Mondiale e il
secondo dopoguerra, l'espansione verso sud del
centro abitato modificò il profilo settecentesco
della tenuta: si cominciò a slabbrare
il lato nord con nuove lottizzazioni. Nel
frattempo la cerealicoltuta aveva sostituito la
piantata. Solo la seconda Guerra Mondiale potè
bloccare il progetto dell'ingegner Colli di
prolungare verso sud viale XX Settembre, con
attraversamento integrale del parco.
Quando, nei primi anni '50, il Comune aprì
via Leoncavallo e cominciò a costruire
fabbricati di edilizia economica popolare, la
proprietà, temendo nuove iniziative
dell'amministrazione comunale, intervenne
ottenendo nel 1956 la
notifica del bene "Villa Giacobazzi con
annesso parco".
Con una convenzione stipulata con la proprietà
negli anni '70 il Comune ottenne
in concessione parte del parco (17.000 mq.), che
fu destinata a verde pubblico. Se ne modificò
l'aspetto con interventi (tra i quali il
tombinamento dei canali irrigui e di parte della
fossa Coccapani e l'introduzione di essenze
incongrue) che oggi paiono
discutibili ed a cui è in progetto di rimediare. Nel 1991 il Comune acquisì l'intero
parco. Sono state in seguito eliminate le piazzole
in cemento realizzate negli anni '70,
sono stati installati nuovi arredi e pedane
antitrauma sotto i giochi esistenti, oltre a nuove piantumazioni.
E' in progetto il recupero storico.
Collocato sulle prime colline sassolesi (403 m.
s.l.m.) e racchiuso all'interno delle mura del Castello di Montegibbio,
il parco si estende per circa 30 ettari. Rilevante
l'interesse botanico: non solo
il Parco è ricco di piante arboree secolari, ma
costituisce anche un'importante stazione
relittuale di pino
silvestre (pinus sylvestris).
Tra
le specie arboree presenti si segnalano: querce,
frassini, carpini, castagni e noccioli. Ricca
anche la fauna selvatica.
Vi si accede comodamente attraverso la torre
rondonaia, posta vicino al parcheggio. Di
proprietà comunale, è aperto tutto l'anno. Nel
2002 è stato intitolato al senatore di origine
sassolese Giuseppe Medici (1907-2000).
Paola Gemelli
© Testi e foto:
Paola
Gemelli
Si ringrazia il Comune di Sassuolo per la prima immagine del
Parco Ducale e Donatella di
www.montegibbio.it per la foto del Parco di
Montegibbio.
Bibliografia - Pagina aggiornata il
21/08/2010
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