Piazze e piazzali
Le tre piazze principali di
Sassuolo s'innestano sull'asse
prospettico che sfocia all'ingresso del
Palazzo Ducale. Provenendo da est, da Fiorano
Modenese, lungo l'antica via Claudia, s'incontra
prima piazza Garibaldi, cuore civico della città,
poi piazza Martiri Partigiani, elemento di
separazione del borgo dall'area signorile su cui
prospetta la chiesa di San Giorgio, e infine
piazzale della Rosa, "atrio urbano d'accesso
al Palazzo".
Piazza Garibaldi
Potrà capitarvi, se venite da fuori, di
chiedere indicazioni per Piazza Garibaldi e di
trovarvi di fronte un sassolese un po' smarrito:
"Piazza Garibaldi?"...
E poi, con un moto d'orgoglio: "Ah, sì,
Piazza Piccola!".
Piazza Piccola, così usano
chiamarla i sassolesi, è il cuore della città,
da 500 anni sede del mercato e di importanti
attività commerciali. Il nome popolare si deve
alla necessità di distinguerla dalla vicina
Piazza Martiri Partigiani, più vasta e da subito
perciò denominata Piazza Grande. Come ci
racconta Natale Cionini (Le contrade di
Sassuolo, 1872), la piazza ebbe anche il
nome di piazza dei Cristiani, della
Torre e dell'Orologio:
"Chiamasi
volgarmente dei cristiani (nel senso di
esseri umani), per distinguerla dalla piazza
grande, ove si fa il mercato del bestiame; e
della Torre perché vi è uno di questi edifizi...
Fu poi detta dell'Orologio, per esservi stato
appunto collocato in detta Torre all'epoca della
sua costruzione un Orologio, come anche
attualmente si vede"
Fu Alessandro Pio ad
intraprenderne la costruzione erigendone ai lati
il Palazzo della Ragione e l'Osteria della Posta.
All'epoca, nel XVI secolo, la piazza appariva così
come la si può vedere nell' affresco dipinto
nella Sala delle Vedute del Castello di Spezzano,
che, voluto da Marco Pio nel 1586, ritrae il
borgo di Sassuolo in quegli anni.
Nel 1676 il duca Francesco II d'Este
commissionò all'architetto ducale Loraghi il
progetto della Torre Civica o
dell'Orologio (detta comunemente dai
sassolesi il Campanone), dalla cui
balconata poi si usò annunciare al popolo avvisi
e grida emanate dal governo o dalla comunità.
Nel XVIII secolo, su idea
dell'architetto Pietro Bezzi e per volontà di
Francesco III, si uniformò l'aspetto della
piazza con una serie continua di fronti porticati.
In una nicchia della torre fu alloggiata una
terracotta raffigurante la Madonna con il
bambino, opera di Antonio Pulci (1799).
Dello stesso periodo è la campana, che aveva la
funzione di chiamare a raccolta i sassolesi.
Attorno alla cella campanaria sono sistemate le
statue in marmo opera dell'architetto Giuseppe
Maria Soli, precedentemente poste nell'Albero
della Libertà.
In tempi più recenti ha trovato collocazione
sotto il voltone della torre il Monumento
ai Caduti, scultura in bronzo di
Giuseppe Graziosi (1921), in precedenza al centro
della piazza.
La piazza che ammiriamo oggi, elegante nella
simmetria delle case e dei portici, si
caratterizza originalmente per la presenza di due
canalette, le uniche rimaste di
un sistema acquedottistico scoperto che in
passato attraversava gran parte del borgo. L'aspetto
è sostanzialmente ancora quello settecentesco,
essendosi la piazza salvata, grazie
all'intervento della Soprintendenza, da
devastanti progetti del dopoguerra, quali quello
della distruzione di parte dei portici.
La torre funge da fornice d'accesso a via
Fenuzzi, antica contrada dello Spirito
Santo, dove ha sede il Municipio. Da piazza
Garibaldi si raggiunge piazza Martiri Partigiani
percorrendo l'attuale via Battisti, parte di quel
cannocchiale prospettico che sfocia nel Palazzo
Ducale. Via Battisti era
anticamente denominata del Commercio, "perché
congiunge le due piazze principali del
paese", è ancora Natale Cionini che ci
parla, "in una delle quali nei giorni di
Martedì e Venerdì si tien mercato di bestiami,
e nell'altra di ortaglia e di altri oggetti
minuti di consumo". Meno scenografico,
ma non privo di fascino, il collegamento di vicolo
delle Carandine, costituito da un
sottopassaggio accessibile dal porticato ovest
che porta alla chiesa di San Giorgio per sfociare
poi sul sagrato, dirimpetto alla Guglia.
Il primo ottobre 2006 la piazza è stata restituita ai
sassolesi, dopo mesi di lavori volti alla riqualificazione della
stessa »
il progetto
Piazza Martiri
Partigiani e la Guglia di Marco Pio
Nel corso degli anni Piazza
Grande ha cambiato più volte fisionomia...
e anche il nome. Conosciuta fin dal 1500 come
Piazza Grande o Piazza del Bestiame,
tenendovisi appunto tale mercato settimanale, la
piazza si trovava a segnare l'importante crocevia
tra la via Claudia, pedecollinare di origine
romana che porta a Fiorano, e la via Cavallotti,
verso la montagna.
Il piccolo piazzale
già esistente, sorto spontaneamente all'imbocco
delle due direttrici, fu ampliato nel
XVI sec. con l'intento di farne uno
spazio pubblico, chiuso e delimitato, che
simbolicamente unisse la Corte al centro abitato.
Allo scopo si sventrò buona parte del vecchio
borgo tra la Rocca e la chiesa di San Giorgio e
si costruirono poi edifici porticati destinati
alle arti mercantili, di cui è rimasta traccia
sul lato sud-est della piazza, il più antico e
meglio conservato. Nel 1584 la piazza misurava 90
metri: iniziava dall'incrocio con l'attuale via
Battisti e si apriva verso sud. Oggi, dopo
l'ampliamento del XVII sec., ne misura 180.
La Guglia
Ultimo ambizioso signore di Sassuolo del ramo dei
Pio, nel 1591 Marco vi fece
erigere la Guglia con
l'iscrizione Marcus Pius de Sabaudia Princeps
Saxoli. L'insofferenza verso qualunque
autorità lo portò a tentare di sottrarre il
feudo dalla dipendenza degli Estensi, per farne
uno stato autonomo. La Guglia rappresentava perciò
in un certo senso il simbolo di Sassuolo in
opposizione alla Ghirlandina dei Modenesi: "L'Aguglia
è, come si suol dire, l'emblema del paese, e
vengono perciò i Sassolesi detti per antonomasia
quei della Guglia, non altrimenti che i Modenesi
della Ghirlandina, i Bolognesi del Gigante e via
dicendo..."
(da Le contrade di Sassuolo
di Natale Cionini, 1872)
Nel XVII secolo
l'Avanzini fece sistemare a pioppeto e vigneto lo
spazio tra le vecchie mura, il fossato e la bassa
muraglia che da quel lato costeggiava la piazza
del mercato. All'imbocco di via Rocca tale
muraglia fu abbellita da un portale
dai richiami arabeggianti, realizzato da
Termanini e Bosellini tra il 1771 e il 1780 e poi
distrutto nel 1883. La Chiesa
di San Giorgio fu ricostruita
dall'architetto Pietro Bezzi tra il 1754 e il
1762 su un edificio preesistente e risalente
all'inizio del XIV sec. Nel 1795 venne realizzato
un bacino in cotto attorno alla Guglia,
con l'acqua che fuoriusciva da due mascheroni in
bronzo, al fine di abbeverarvi il bestiame
condotto al mercato.
Il mercato del bestiame si teneva
ancora nei primi decenni del '900,
quando la Piazza aveva già mutato il nome in Piazza
Vittorio Emanuele II e conservava
ancora, come documentano cartoline dell' epoca,
palazzi di un certo valore. E' il caso del palazzo
d'Espagnac , posto sul lato nord della
piazza. Costruito nel 1700 con la denominazione
di Spelta, l'edificio fu inizialmente adibito a
magazzino. Nel 1881, dopo alterne vicende, fu
acquistato dall'ultimo conte d'Espagnac,
proprietario anche del Palazzo Ducale. Fu
abbattuto negli anni '60, quando già ospitava un
istituto di credito, e sulle rovine si edificò
una banca. Stessa sorte per i due bassi edifici
simmetrici costruiti dal Termanini (tra il 1771 e
il 1780) a conclusione di via Rocca, abbattuti
alla fine degli anni '50 per far posto a due
imponenti condomini. La Guglia
è stata recentemente restaurata (1991),
ricostruendo il bacino che era stato soppresso
nel 1935 essendo di ostacolo al parcheggio.
Piazzale
della Rosa
Lavorando alla trasformazione del
castello in palazzo signorile, l'architetto
romano Bartolomeo Avanzini
investì con il suo intervento l'intero
territorio: dal 1640 si avviarono consistenti
demolizioni finalizzati a ricavare il grande
viale d'accesso (via Rocca) e la piazza
antistante al palazzo. Il nuovo viale,
prolungamento della via Claudia, fungeva da
tratto finale del cannocchiale
prospettico che dal Santuario di Fiorano
(costruito negli stessi anni) portava al Palazzo
Ducale, unendo non solo due centri urbani ma
anche due centri di potere. Se il nuovo viale si
caratterizzò per la simmetria degli edifici
dipendenti dalla reggia, il centro della
piazza è invece il punto ideale
per la visione dell'intero sistema
progettato dall'Avanzini: a ovest il Palazzo
Ducale, a est il Santuario, verso sud uno dei
grandi stradoni del Parco
e il fondale delle colline, a nord la Chiesa di San Francesco.
Il nuovo asse prospettico, su cui
s'innestano le tre piazze principali, era
utilizzato dalla corte per il proprio cerimoniale
d'ingresso e per le fastose entrate
degli ospiti, investendo progressivamente
l'intera struttura urbana: giungendo da Fiorano
gli ospiti attraversavano la Porta omonima e
venivano accolti dal suono delle campane e dagli
spari a salve dei cannoni. Sfilando tra due ali
di bande militari e soldati giungevano poi in
piazza dell'Orologio, dove trovavano i Corazzieri.
In piazza Grande li attendeva la Cavalleria
Ducale. Giunti davanti al Palazzo, erano infine
salutati dalla Guardia del Corpo del Duca a
cavallo e dal Reggimento Svizzero.
Il piazzale, anticamente
denominato di S. Francesco (per
la presenza della chiesa dedicata al santo
d'Assisi) mutò nome nel 1872 su
indicazione di Natale Cionini, che consigliò la
denominazione di della Rosa in
ricordo della famiglia della Rosa, eletta per
prima alla Signoria di Sassuolo.
Piazzale Porrino
Aperto lungo la via per
la Montagna sul finire dell'Ottocento,
il piazzale si trovava all'ingresso del paese e,
dotato di una fontana, costituiva il luogo di
sosta dei viandanti provenienti dalla montagna e
dei militari che qui si fermavano ad abbeverare i
cavalli.
Per anni ridotto a parcheggio, ne è stato
completato il ripristino nel 2001
basandosi su un antico disegno risalente al 1882,
raffigurazioni e vecchie fotografie.
Le pavimentazioni
in acciottolato a corona della fontana centrale
sono state recuperate riutilizzando i resti di
vecchi ciottoli ancora presenti e integrandoli con
altri simili. La fontana è
stata ripristinata con conci modulari in pietra e
ricostruzione del risalto centrale in
cappellaccio di tufo stuccato, con sovrastante
conchiglia di coronamento in marmo (secondo il
progetto del Burgi del 1882).
Vi si affacciano il Mulino
del Maglio (antico Battirame), oggi
recuperato da privati, l'antico portale
di ingresso al Parco
Vistarino e il complesso di S.Anna.
Sul lato est, dove in passato avevano trovato
sede il filatoio, la caserma e la ceramica
Rubbiani (qui scorreva il canale di Modena), ora
sono stati costruiti il complesso di Sassuolo 2
ed edifici residenziali tra i quali è
sopravvissuta l'antica ciminiera. Situato
all'ingresso della parte storica della città, il
piazzale ha anche una funzione di cerniera tra
il Parco Vistarino e il Parco Ducale, i
due parchi storici cittadini.
Piazzale
Roverella
Piazzale Roverella si trova in un angolo
particolarmente suggestivo del centro storico,
poco conosciuto ma che merita senz'altro di essere riscoperto.
Vi si accede da piazza Martiri Partigiani nell'angolo a
sud-ovest, dove si trova l'antica Casa Roteglia (sormontata
dalla tradizionale altana), oppure dal 'budello' di vicolo
Conce, provenendo da via Cavallotti e svoltando a
sinistra prima della piazza. Giunti nel piazzale, si può
ammirare la vista della Peschiera. Da qui si può scende lungo
via Racchetta costeggiando sulla destra la Cavallerizza Ducale,
recentemente ristrutturata da privati, e giungere al Parco
Ducale, nel punto in cui sulla destra si ammira la facciata sud
del Palazzo e la Peschiera e a sinistra si accede al parco.
Piazzale Roverella assunse il nome attuale dopo il
1872, su indicazione di Natale Cionini,
all'epoca segretario comunale di Sassuolo e autore di una
relazione, Le contrade di Sassuolo, che doveva
suggerire la denominazione definitiva di vie e piazze:
"Questa Piazzetta che dicevasi prima
del forno vecchio per essere stato aperto in
tale località, uno di questi esercizi, è da qualche anno che ha
assunto il nome attuale (piazzetta del Montone),
in occasione che su l'ingresso di un'osteria che ora è smessa,
venne innalzata un'insegna rappresentante appunto un Montone. E
ciò non fu senza ragione, poiché nella detta Piazzetta vi si fa
il mercato dei lanuti... Crederei però più plausibile di
chiamarla d'ora innanzi Roverella..."
Cionini propose la denominazione Roverella a ricordo
di Lucrezia Roverella, madre di Ercole Pio,
signore di Sassuolo nel XVI sec. A Lucrezia Roverella si deve
l'istituzione nel 1568 del Monte di Pietà (costituito con le
offerte di Enea Pio, della stessa Lucrezia e della comunità). Fu
donna nobile e pietosa, per ordine della quale nel 1571 si
edificò la Chiesa di Santo Spirito.
Nell'ottobre 2007, dopo un lungo intervento di recupero, la
piazza è stata restituita ai sassolesi »
il progetto di recupero
Sassuolo vista dagli
scrittori
Emilio Rentocchini (Sassuolo,
1949)
ha pubblicato raccolte di versi in
dialetto sassolese.
Ha vinto il XIX Premio Nazionale Lanciano
di poesia dialettale
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Piazza Garibaldi
22
Ciccio
me a vrévv che chè, tra i sòlit righ
tirê in al vód di sit dal Campanòun,
el Canalètti, i Pòrdgh, a fóssa antìgh
e inùtil e tótt sètta ai curnisòun
al sèins di nòster gir, ma s'a sfurdìgh
anch sòul col pè per tèra tra i giaròun,
l'aria ch'la córr a impìr l'impéa un
sgumbéi
ed lus pulvrèinta a l'èlta, e 'dio
scundéi.
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Ciccio
io vorrei che qui, tra le solite linee
disegnate nel vuoto dei luoghi dal
Campanone,
le Canalette, i Portici, fosse antico
e inutile e tutto sotto i cornicioni
il senso dei nostri giri, ma se frugo
anche solo col piede per terra tra i
ciottoli,
l'aria che corre a riempire accende uno
scompiglio
di luce polverosa verso l'alto, e addio
nascondiglio.
(Emilio
Rentocchini, Ottave, Garzanti,
2001)
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Piazzale Porrino
Piazzale
Porrino, il luogo. Le tre del pomeriggio,
l'ora. Il più feriale, il giorno. La
prima primavera, la stagione. Fresco, ma
con garbo, il clima. Con nuvole vaganti,
il cielo. Lento, quasi fermo, il tempo.
Pullover con giacchetta, l'abito.
Sentendo dietro il parco, l'innocenza.
Avendo dietro niente, la pienezza.
La vecchia vasca vuota, da appoggiarsi.
L'erba tra sasso e sasso, che non molla.
Un po' di mentos sparse, in una tasca.
L'asilo di Sant'Anna, con la torre. La
polvere nell'aria, terra rossa. La radio
da una casa, limpidissima. Pensieri ma
impensati, semplici. Profumo di
crescenta, fritta.
(brano
tratto da Album Sassolese. La Nobil
Terra, 1994)
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Pagina aggiornata il 23.12.07
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