Scoprire Sassuolo: da vedere

Piazze e piazzali

Veduta aerea su piazza Martiri Partigiani e la Rocca | Photo Luigi OttaniLe tre piazze principali di Sassuolo s'innestano sull'asse prospettico che sfocia all'ingresso del Palazzo Ducale (nella foto aerea a lato, di Luigi Ottani, sulla sinistra piazza Martiri Partigiani, sulla destra piazzale della Rosa). Provenendo da est, da Fiorano Modenese, lungo l'antica via Claudia, s'incontra prima piazza Garibaldi, cuore civico della città, poi piazza Martiri Partigiani, elemento di separazione del borgo dall'area signorile su cui prospetta la chiesa di San Giorgio, e infine piazzale della Rosa, "atrio urbano d'accesso al Palazzo".
Lungo la via per la Montagna,
piazzale Porrino segna l'antico ingresso al paese da sud: dotato di una fontana, costituiva il luogo di sosta dei viandanti provenienti dalla montagna e dei militari che qui si fermavano ad abbeverare i cavalli. Vi si affacciano non solo i due parchi storici sassolesi ma anche importanti edifici storici. Piazzale Roverella, luogo di particolare suggestione da cui si ammira la sommità della Peschiera Ducale, funge da cerniera tra il centro storico e il Parco che fu dei Duchi d'Este.
 

Piazza Garibaldi | Photo Luigi OttaniPiazza Garibaldi

Potrà capitarvi, se venite da fuori, di chiedere indicazioni per Piazza Garibaldi e di trovarvi di fronte un sassolese un po' smarrito: "Piazza Garibaldi?"...
E poi, con un moto d'orgoglio: "Ah, sì, Piazza Piccola!".

Piazza Piccola (nella foto di Ottani a lato), così usano chiamarla i sassolesi, è il cuore della città, da 500 anni sede del mercato e di importanti attività commerciali. Il nome popolare si deve alla necessità di distinguerla dalla vicina Piazza Martiri Partigiani, più vasta e da subito perciò denominata Piazza Grande. Come ci racconta Natale Cionini (Le contrade di Sassuolo, 1872), la piazza ebbe anche il nome di piazza dei Cristiani, della Torre e dell'Orologio:

"Chiamasi volgarmente dei cristiani (nel senso di esseri umani), per distinguerla dalla piazza grande, ove si fa il mercato del bestiame; e della Torre perché vi è uno di questi edifizi... Fu poi detta dell'Orologio, per esservi stato appunto collocato in detta Torre all'epoca della sua costruzione un Orologio, come anche attualmente si vede"

Fu Alessandro Pio ad intraprenderne la costruzione erigendone ai lati il Palazzo della Ragione e l'Osteria della Posta. All'epoca, nel XVI secolo, la piazza appariva così come la si può vedere nell'affresco dipinto nella Sala delle Vedute del Castello di Spezzano, che, voluto da Marco Pio nel 1586, ritrae il borgo di Sassuolo in quegli anni.

L'orologio del Campanone | Photo Luigi OttaniNel 1676 il duca Francesco II d'Este commissionò all'architetto ducale Loraghi il progetto della Torre Civica o dell'Orologio (detta comunemente dai sassolesi il Campanone), dalla cui balconata poi si usò annunciare al popolo avvisi e grida emanate dal governo o dalla comunità (nella foto di Ottani l'orologio attuale, in ceramica, donato da ceramiche Marazzi).

Particolare delle finestre di piazza Garibaldi | Photo Luigi OttaniNel XVIII secolo, su idea dell'architetto Pietro Bezzi e per volontà di Francesco III, si uniformò l'aspetto della piazza con una serie continua di fronti porticati. In una nicchia della torre fu alloggiata una terracotta raffigurante la Madonna con il bambino, opera di Antonio Pulci (1799). Dello stesso periodo è la campana, che aveva la funzione di chiamare a raccolta i sassolesi. Attorno alla cella campanaria sono sistemate le statue in marmo opera Il monumento ai Caduti | Photo Luigi Ottanidell'architetto Giuseppe Maria Soli, precedentemente poste nell'Albero della Libertà.

In tempi più recenti ha trovato collocazione sotto il voltone della torre il Monumento ai Caduti, scultura in bronzo di Giuseppe Graziosi (1921), in precedenza al centro della piazza (nella foto a lato, di Ottani come la superiore).

La piazza che ammiriamo oggi, elegante nella simmetria delle case e dei portici, si caratterizza originalmente per la presenza di due canalette, le uniche rimaste di un sistema acquedottistico scoperto che in passato attraversava gran parte del borgo. L'aspetto è sostanzialmente ancora quello settecentesco, essendosi la piazza salvata, grazie all'intervento della Soprintendenza, da devastanti progetti del dopoguerra, quali quello della distruzione di parte dei portici.

La torre funge da fornice d'accesso a via Fenuzzi, antica contrada dello Spirito Santo, dove ha sede il Municipio. Da piazza Garibaldi si raggiunge piazza Martiri Partigiani percorrendo l'attuale via Battisti, parte di quel cannocchiale prospettico che sfocia nel Palazzo Ducale. Via Battisti era anticamente denominata del Commercio, "perché congiunge le due piazze principali del paese", è ancora Natale Cionini che ci parla, "in una delle quali nei giorni di Martedì e Venerdì si tien mercato di bestiami, e nell'altra di ortaglia e di altri oggetti minuti di consumo". Meno scenografico, ma non privo di fascino, il collegamento di vicolo delle Carandine, costituito da un sottopassaggio accessibile dal porticato ovest che porta alla chiesa di San Giorgio per sfociare poi sul sagrato, dirimpetto alla Guglia.

Il primo ottobre 2006 la piazza è stata 'restituita' ai sassolesi dopo mesi di lavori volti alla riqualificazione della stessa. Qui potete prendere visione del progetto di recupero, ma se siete invece curiosi di conoscere il volto passato della piazza ecco qualche cartolina d'epoca.

Piazza Martiri Partigiani e la Guglia di Marco Pio

Piazza Martiri Partigiani | Photo Luigi OttaniNel corso degli anni Piazza Grande (nella foto di Ottani a lato) ha cambiato più volte fisionomia... e anche il nome. Conosciuta fin dal 1500 come Piazza Grande o Piazza del Bestiame, tenendovisi appunto tale mercato settimanale, la piazza si trovava a segnare l'importante crocevia tra la via Claudia, pedecollinare di origine romana che porta a Fiorano, e la via Cavallotti, verso la montagna.

Il piccolo piazzale già esistente, sorto spontaneamente all'imbocco delle due direttrici, fu ampliato nel XVI sec. con l'intento di farne uno spazio pubblico, chiuso e delimitato, che simbolicamente unisse la Corte al centro abitato. Allo scopo si sventrò buona parte del vecchio borgo tra la Rocca e la chiesa di San Giorgio e si costruirono poi edifici porticati destinati alle arti mercantili, di cui è rimasta traccia sul lato sud-est della piazza, il più antico e meglio conservato. Nel 1584 la piazza misurava 90 metri: iniziava dall'incrocio con l'attuale via Battisti e si apriva verso sud. Oggi, dopo l'ampliamento del XVII sec., ne misura 180.

La Guglia e, sullo sfondo, la chiesa di San Giorgio | Photo Luigi OttaniLa Guglia Ultimo ambizioso signore di Sassuolo del ramo dei Pio, nel 1591 Marco vi fece erigere la Guglia con l'iscrizione Marcus Pius de Sabaudia Princeps Saxoli. L'insofferenza verso qualunque autorità lo portò a tentare di sottrarre il feudo dalla dipendenza degli Estensi, per farne uno stato autonomo. La Guglia rappresentava perciò in un certo senso il simbolo di Sassuolo in opposizione alla Ghirlandina dei Modenesi: "L'Aguglia è, come si suol dire, l'emblema del paese, e vengono perciò i Sassolesi detti per antonomasia quei della Guglia, non altrimenti che i Modenesi della Ghirlandina, i Bolognesi del Gigante e via dicendo..."

(da Le contrade di Sassuolo di Natale Cionini, 1872)

photo: Luigi Ottani

Nel XVII secolo l'Avanzini fece sistemare a pioppeto e vigneto lo spazio tra le vecchie mura, il fossato e la bassa muraglia che da quel lato costeggiava la piazza del mercato. All'imbocco di via Rocca tale muraglia fu abbellita da un portale dai richiami arabeggianti, realizzato da Termanini e Bosellini tra il 1771 e il 1780 e poi distrutto nel 1883. La Chiesa di San Giorgio fu ricostruita dall'architetto Pietro Bezzi tra il 1754 e il 1762 su un edificio preesistente e risalente all'inizio del XIV sec. Nel 1795 venne realizzato un bacino in cotto attorno alla Guglia, con l'acqua che fuoriusciva da due mascheroni in bronzo, al fine di abbeverarvi il bestiame condotto al mercato.

Il mercato del bestiame si teneva ancora nei primi decenni del '900, quando la Piazza aveva già mutato il nome in Piazza Vittorio Emanuele II e conservava ancora, come documentano cartoline dell' epoca, palazzi di un certo valore. E' il caso del palazzo d'Espagnac , posto sul lato nord della piazza. Costruito nel 1700 con la denominazione di Spelta, l'edificio fu inizialmente adibito a magazzino. Nel 1881, dopo alterne vicende, fu acquistato dall'ultimo conte d'Espagnac, proprietario anche del Palazzo Ducale. Fu abbattuto negli anni '60, quando già ospitava un istituto di credito, e sulle rovine si edificò una banca. Stessa sorte per i due bassi edifici simmetrici costruiti dal Termanini (tra il 1771 e il 1780) a conclusione di via Rocca, abbattuti alla fine degli anni '50 per far posto a due imponenti condomini. La Guglia è stata recentemente restaurata (1991), ricostruendo il bacino che era stato soppresso nel 1935 perché di ostacolo al parcheggio.
 

Piazzale della Rosa | Photo Luigi OttaniPiazzale Della Rosa

Lavorando alla trasformazione del castello in palazzo signorile, l'architetto romano Bartolomeo Avanzini investì con il suo intervento l'intero territorio: dal 1640 si avviarono consistenti demolizioni finalizzati a ricavare il grande viale d'accesso (via Rocca) e la piazza antistante al palazzo. Il nuovo viale, prolungamento della via Claudia, fungeva da tratto finale del cannocchiale prospettico che dal Santuario di Fiorano (costruito negli stessi anni) portava al Palazzo Ducale, unendo non solo due centri urbani ma anche due centri di potere. Se il nuovo viale si caratterizzò per la simmetria degli edifici dipendenti dalla reggia, il centro della piazza è invece il punto ideale per la visione dell'intero sistema progettato dall'Avanzini: a ovest il Palazzo Ducale, a est il Santuario, verso sud uno dei grandi stradoni del Parco e il fondale delle colline, a nord la Chiesa di San Francesco.

Il nuovo asse prospettico, su cui s'innestano le tre piazze principali, era utilizzato dalla corte per il proprio cerimoniale d'ingresso e per le fastose entrate degli ospiti, investendo progressivamente l'intera struttura urbana: giungendo da Fiorano gli ospiti attraversavano la Porta omonima e venivano accolti dal suono delle campane e dagli spari a salve dei cannoni. Sfilando tra due ali di bande militari e soldati giungevano poi in piazza dell'Orologio, dove trovavano i Corazzieri. In piazza Grande li attendeva la Cavalleria Ducale. Giunti davanti al Palazzo, erano infine salutati dalla Guardia del Corpo del Duca a cavallo e dal Reggimento Svizzero.

Il piazzale, anticamente denominato di S. Francesco (per la presenza della chiesa dedicata al santo d'Assisi) mutò nome nel 1872 su indicazione di Natale Cionini, che consigliò la denominazione di Della Rosa in ricordo della famiglia Della Rosa, eletta per prima alla Signoria di Sassuolo.
 

Piazzale Porrino e, sullo sfondo l'asilo e la torre di S'Anna | Photo Paola GemelliPiazzale Porrino

Aperto lungo la via per la Montagna sul finire dell'Ottocento, il piazzale si trovava all'ingresso del paese e, dotato di una fontana, costituiva il luogo di sosta dei viandanti provenienti dalla montagna e dei militari che qui si fermavano ad abbeverare i cavalli.
Per anni ridotto a parcheggio, ne è stato completato il ripristino nel 2001 basandosi su un antico disegno risalente al 1882, raffigurazioni e vecchie fotografie. Le pavimentazioni in acciottolato a corona della fontana centrale sono state recuperate riutilizzando i resti di vecchi ciottoli aPiazzale Porrino con la fontana in primo piano e, sullo sfondo, il Mulino del Maglio | Photo Paola Gemellincora presenti e integrandoli con altri simili. La fontana (in primo piano in entrambe le immagini) è stata ripristinata con conci modulari in pietra e ricostruzione del risalto centrale in cappellaccio di tufo stuccato, con sovrastante conchiglia di coronamento in marmo (secondo il progetto del Burgi del 1882).
Vi si affacciano il Mulino del Maglio (antico Battirame visibile sullo sfondo della foto a lato), oggi recuperato da privati, l'antico portale di ingresso al Parco Vistarino e il complesso di S.Anna (nella foto sopra). Sul lato est, dove in passato avevano trovato sede il filatoio, la caserma e la ceramica Rubbiani (qui scorreva il canale di Modena), ora sono stati costruiti il complesso di Sassuolo 2 ed edifici residenziali tra i quali è sopravvissuta l'antica ciminiera.
Situato all'ingresso della parte storica della città, il piazzale ha anche una funzione di cerniera tra il Parco Vistarino e il Parco Ducale, i due parchi storici cittadini.


 

Piazzale Roverella | Photo Luigi OttaniPiazzale Roverella

Piazzale Roverella si trova in un angolo particolarmente suggestivo del centro storico, poco conosciuto ma che merita senz'altro di essere riscoperto.
Vi si accede da piazza Martiri Partigiani nell'angolo a sud-ovest, dove si trova l'antica Casa Roteglia (sormontata dalla tradizionale altana, ovvero dalla loggetta caratteristica dei centri storici, di cui anche Sassuolo si trovano diversi esempi), oppure,  provenendo da via Cavallotti e svoltando a sinistra prima della piazza,  dal tortuoso vicolo Conce, al termine del quale mai ci si aspetterebbe tale paesaggio. Giunti nel piazzale, si può infatti ammirare la vista della Peschiera (come nelle foto di Ottani a corredo di questo paragrafo) a  a cui il luogo deve molto del suo fascino. 
L'intera piazza è stata infatti recentemente ristrutturata e dotata di una nuova pavimentazioneL'aquila alla sommità della Peschiera ducale così come si vede da piazzale Roverella| Photo Luigi Ottani, secondo adeguati criteri storici e paesaggistici, con lavori di riqualificazione che si sono conclusi nel 2007. Fondamentale nell'ambito dell'intervento l'abbattimento dell'edificio di quattro piani che dalla metà degli anni '50 copriva la vista della Peschiera. Al posto dello stabile, giudicato incongruo in quanto alterante l'identità storica, culturale e paesaggistica del luogo, uno spazio verde e aperto dotato di panchine permette appunto oggi nuovamente di ammirare la Peschiera da piazzale Roverella. Qui potete vedere le immagini dello smontaggio dell'edificio "incongruo".
Dal piazzale si può scendere lungo via Racchetta costeggiando sulla destra la Cavallerizza Ducale, recentemente ristrutturata da privati, e giungere al Parco Ducale, nel punto in cui sulla destra si ammira la facciata sud del Palazzo e la Peschiera e a sinistra si accede al parco.

Piazzale Roverella assunse il nome attuale dopo il 1872, su indicazione di Natale Cionini, all'epoca segretario comunale di Sassuolo e autore di una relazione, Le contrade di Sassuolo, che doveva suggerire la denominazione definitiva di vie e piazze:

"Questa Piazzetta che dicevasi prima del forno vecchio per essere stato aperto in tale località, uno di questi esercizi, è da qualche anno che ha assunto il nome attuale (piazzetta del Montone), in occasione che su l'ingresso di un'osteria che ora è smessa, venne innalzata un'insegna rappresentante appunto un Montone. E ciò non fu senza ragione, poiché nella detta Piazzetta vi si fa il mercato dei lanuti... Crederei però più plausibile di chiamarla d'ora innanzi Roverella..."

Cionini propose la denominazione Roverella a ricordo di Lucrezia Roverella, madre di Ercole Pio, signore di Sassuolo nel XVI sec. A Lucrezia Roverella si deve l'istituzione nel 1568 del Monte di Pietà (costituito con le offerte di Enea Pio, della stessa Lucrezia e della comunità). Fu donna nobile e pietosa, per ordine della quale nel 1571 si edificò la Chiesa di Santo Spirito.

Paola Gemelli


Sassuolo vista dagli scrittori
Emilio Rentocchini (Sassuolo, 1949)
ha pubblicato raccolte di versi in dialetto sassolese.
Ha vinto il XIX Premio Nazionale Lanciano di poesia dialettale

Piazza Garibaldi

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Ciccio me a vrévv che chè, tra i sòlit righ
tirê in al vód di sit dal Campanòun,
el Canalètti, i Pòrdgh, a fóssa antìgh
e inùtil e tótt sètta ai curnisòun
al sèins di nòster gir, ma s'a sfurdìgh
anch sòul col pè per tèra tra i giaròun,
l'aria ch'la córr a impìr l'impéa un sgumbéi
ed lus pulvrèinta a l'èlta, e 'dio scundéi.

 

Ciccio io vorrei che qui, tra le solite linee
disegnate nel vuoto dei luoghi dal Campanone,
le Canalette, i Portici, fosse antico
e inutile e tutto sotto i cornicioni
il senso dei nostri giri, ma se frugo
anche solo col piede per terra tra i ciottoli,
l'aria che corre a riempire accende uno scompiglio
di luce polverosa verso l'alto, e addio nascondiglio.

(Emilio Rentocchini, Ottave, Garzanti, 2001)

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Piazzale Porrino

Piazzale Porrino, il luogo. Le tre del pomeriggio, l'ora. Il più feriale, il giorno. La prima primavera, la stagione. Fresco, ma con garbo, il clima. Con nuvole vaganti, il cielo. Lento, quasi fermo, il tempo. Pullover con giacchetta, l'abito. Sentendo dietro il parco, l'innocenza. Avendo dietro niente, la pienezza.
La vecchia vasca vuota, da appoggiarsi. L'erba tra sasso e sasso, che non molla. Un po' di mentos sparse, in una tasca. L'asilo di Sant'Anna, con la torre. La polvere nell'aria, terra rossa. La radio da una casa, limpidissima. Pensieri ma impensati, semplici. Profumo di crescenta, fritta.

(brano tratto da Album Sassolese. La Nobil Terra, 1994)

 

 

© Testi: Paola Gemelli - Photo: Luigi Ottani e Paola Gemelli
Bibliografia - Pagina aggiornata il 10/11/2010

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