Sassuolo
città porto
15/12/2008 Con la scultura sonora di Zafos Xagoraris, la città di Sassuolo si
inserisce come punto d’approdo nel progetto Port City Safari, che ha
interessato i centri nodali della mobilità nel Mediterraneo sviluppando
una serie di discorsi sulla micro-geografia, le migrazioni, il confronto
della cultura con la realtà. Port City Safari, concepito dal
laboratorio creativo milanese aMAZElab, è stato un work-in-progress
protrattosi per 18 mesi, che si è dipanato nelle principali città
portuali dell’Europa e del bacino mediterraneo, coinvolgendo a ogni
tappa operatori culturali di ogni tipo, artisti, intellettuali,
ricercatori universitari, ed eminenti istituzioni come l’Arnolfini Art
Center di Bristol, la Commissione Cultura della Comunità Europea, la
Costopoulos Foundation di Atene. È partito da Bristol, centro per la
tratta degli schiavi fra Diciottesimo e Diciannovesimo secolo, con un
lavoro sulla schiavitù contemporanea; a Tangeri si è concentrato sulle
correnti migratorie, collegandosi al master “Metropolis” dell’Università
di Barcellona; a Rotterdam ha analizzato la natura del commercio; a
Palermo ha prodotto un video sui lavoratori del porto e sulle loro
superstizioni; a Marsiglia, il porto più antico del Mar Mediterraneo,
sono state indagate le sedimentazioni della memoria; a Liverpool si sono
tirate le somme teoriche di quello che era stato fatto fino a quel
momento. L’eccellenza e la dimensione pionieristica di Port City
Safari, la sua volontà di interfacciare le sfere alte
dell’elaborazione culturale e la realtà quotidiana ha valso al progetto
il riconoscimento del prestigioso Premio Europeo per la Cultura 2007.
Sassuolo
connette la fine del viaggio (significato dell’antico etimo africano
della parola “safari”) con il suo evento preliminare, le installazioni
sonore dell’artista greco Zafos Xagoraris presentate alle Biennali di
Atene ed Istanbul nel settembre 2007, e riproposte nella nostra
cittadina. Sassuolo viene scelta perché, pur non affacciandosi sul mare,
a livello concettuale è un porto, un polo magnetico in cui passano
grandi flussi di merci e persone. Sassuolo si configura come una città
interstiziale, in cui dal confronto fra diverse culture si può far
nascere odio, ignoranza reciproca e conflitto, oppure una realtà
culturale inedita e rivoluzionaria, di cui Port City Safari è un
fulgido esempio. In piazza Piccola viene esposto Port Ampliphons,
un dispositivo sonoro realizzato da Xagoraris che trasmette suoni dal
mondo. La mobilità è il suo tema cardine. L’opera, composta da una
serie di altoparlanti amplifon, si mimetizza fra le arcate dei portici,
passa volutamente inosservata. Nei primi dieci giorni gli amplifon hanno
diffuso suoni registrati nei porti della Terra del Fuoco, dell’Amazzonia,
della Cina, del Mar Baltico, creando dei ponti sonori fra queste regioni
remote e la città di Sassuolo. Le onde sonore vengono scelte come
emblema dell’interconnessione, come metafora del villaggio globale. Il
senso di appartenenza a una comunità, a qualcosa che è di tutti, nasce
dal denominatore comune delle registrazioni, il mare. Gli studenti
dell’Accademia di Belle Arti ad Atene hanno fatto lo stesso lavoro
usando la città di Sassuolo come supporto, campionando però, accanto a
suoni e silenzi, anche delle immagini. Il ritratto della città che ne
emerge è molto acuto, perché all’occhio dell’artista si aggiunge la
visione straniante di chi non è autoctono. Questo ritratto si articola
in un gioco di contrasti, apponendo i rulli dei forni ceramici con i
fregi barocchi del Palazzo Ducale, le tombe a cassettoni del cimitero
con file di scarpe made in Italy al mercato, il “Fontanazzo” con una
canzone pop araba. I risultati sono visibili alla Casa nel Parco fino al
21 dicembre. Da un
paio di settimane la scultura sonora di Xagoraris è entrata nella sua
seconda fase, e trasmette suoni della giungla amazzonica, collegando la
piazza della città con un luogo completamente agli antipodi.
Luiza Samanda Turrini
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