A Montegibbio ritrovato un antico santuario romano
29/10/2009
Il biglietto da visita non lascia dubbi: “MINER SUM”, sono dedicato a
Minerva. Secondo gli archeologi, la scritta rinvenuta su una
coppa in ceramica durante la quarta campagna di scavo, che si è
appena conclusa a Montegibbio, non è solo devozionale ma indizierebbe
l’esistenza di un vero e proprio santuario dedicato alla dea,
testimoniato, tra l’altro, da grandi blocchi lapidei squadrati, in parte
riutilizzati per successive costruzioni e ritrovati nella zona
immediatamente a nord del perimetro esterno della
villa ritrovata nel corso degli scavi
precedenti.
Una novità non da poco, anche perché tali ritrovamenti accertano fasi
insediative più antiche rispetto a quella attestata finora che si
inquadrava tra la fine del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C. Lo
scavo appena concluso ha inoltre ravvivato l’interesse di geologi e
paleosismologi impegnati a comprendere quali eventi catastrofici abbiano
provocato la distruzione di questo insediamento che ha continuato a
vivere fino al V-VI sec. d.C. Il rinvenimento straordinario di un
pozzo a forma ellittica, databile alla piena epoca imperiale, ha
riaperto la discussione: il manufatto, originariamente di struttura
circolare, fu quasi certamente deformato in ovale da un profondo
movimento della terra, riconducibile forse ad un terremoto.
Tra
i numerosi reperti rinvenuti quest’anno, si segnalano anche tre
monete (assi) con prua di nave sul verso e Giano bifronte sul recto,
inquadrabili tra la metà del II e gli inizi del I sec. a.C., e due
piattelli in ceramica a vernice nera databili tra il II e il I sec. a.C.
che attestano la frequentazione del sito in età repubblicana. Le fasi
successive dell’insediamento sono state confermate dal rinvenimento di
varie monete (nummi tardo antichi, assi, sesterzi di I sec. d.C.) e di
pregevole vasellame, tra cui alcuni piatti in terra sigillata
italica e coppette a pareti sottili.
Per quello che riguarda il ritrovamento che pare plausibile riferire ad
una struttura templare dedicata a Minerva, va detto che il legame tra il
culto di Minerva e antichi riti e tradizioni salutari è già attestato in
zona: anni fa, nei pressi dei vulcani di fango di Nirano, a poca
distanza da Montegibbio, era stata rinvenuta un’arula votiva (piccolo
altare a forma di parallelepipedo) di epoca imperiale dedicata alla dea.
Ora la probabile esistenza di una struttura templare dedicata a colei
che con l’appellativo di Minerva Medica proteggeva medicina, sapienza e
dottori, riporta in primo piano le acque salutari vicine a questo sito
(fonti salate, polle di petrolio e vulcani di fango come Rio del
Petrolio o la Salsa di Montegibbio), aprendo nuove e interessantissime
prospettive di ricerca lungo la fascia collinare della provincia di
Modena.
Gli scavi, finanziati dal Comune di Sassuolo e diretti dal Soprintendete
Luigi Malnati e dall’archeologo Donato Labate della Soprintendenza per i
Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, con il coordinamento sul campo
dall’archeologa Francesca Guandalini, sono stati anche un fruttuoso
campo scuola per gli studenti del Corso di Laurea in Scienze dei Beni
Culturali dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
"Riscoprire le nostre radici – afferma l'Assessore alla Cultura
del Comune di Sassuolo Luca Cuoghi – non è un vezzo ma una necessità.
La consapevolezza della presenza sulle nostre colline di una civiltà per
larghi tratti ancora sconosciuta a Sassuolo, rappresenta per noi oltre
che un'importante presa di coscienza e una notevole scoperta storica e
culturale, anche un ulteriore stimolo a proseguire in una campagna di
scavi che già tante soddisfazioni ha dato all'Amministrazione comunale".
Anche quest’anno si sono avvicendati sullo scavo ricercatori e
professori universitari di varie discipline che hanno dato un contributo
fondamentale alla comprensione delle dinamiche insediative rilevate. Le
botaniche Carla Accorsi e Giovanna Bosi dell’Università degli Studi di
Modena e Reggio Emilia, il petrologo Stefano Lugli dell’Università degli
Studi di Modena e Reggio Emilia, e i geologi Lisa Borgatti e Stefano
Cremonini dell’Università degli Studi di Bologna, Francesco Ronchetti
dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, e Emanuela
Guidoboni dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Sezione
di Bologna
Come negli anni precedenti, la ditta Geogrà di Sermide (MN) ha
sponsorizzato il rilievo laserscan delle strutture messe in luce nella
villa romana.
A breve saranno pubblicati gli atti del convegno interamente dedicato
agli scavi di Montegibbio che si è tenuto nel febbraio scorso.
Un’occasione per rendere finalmente noti sia alla comunità scientifica
che alla cittadinanza i primi dati sul sito di Montegibbio.
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