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Scoprire Sassuolo: natura
Il fiume Secchia
Il fiume Secchia nasce dall'Alpe
di Succiso e dopo un percorso di 172 km. sfocia
nel Po. Sassuolo si è sviluppata sulla
riva destra (nell'immagine di Luigi Ottani si vedono al centro
il fiume e, sulla sinistra, la città di Sassuolo), in posizione strategica di
crocevia tra la pianura e la montagna, tra
modenese e reggiano, in una zona dove il fiume
era facilmente guadabile.
La storia della città è
strettamente legata al fiume. Nonostante le
frequenti inondazioni (in passato per di più il
Secchia arrivava a lambire la Rocca, mentre oggi
risulta allontanato di un chilometro), dalla
vicinanza al fiume Sassuolo ha tratto molti vantaggi:
acqua per irrigare i campi e, più tardi, sabbia,
ghiaia e argilla per attività artigianali e
industrie.
In passato il rapporto con il fiume era molto più stretto e oggi
le parole dei più vecchi si colorano di nostalgia ricordando il
lavaggio del bucato nel fiume o i bagni della domenica, quando
il secchia diventava "la spiaggia di Sassuolo" (ora la
balneazione è vietata, causa inquinamento delle acque). Oggi può
essere interessante ammirare il paesaggio dalla traversa di
Castellarano o percorrere il percorso ciclabile lungo il fiume.
Ecco un assaggio di quel che si può vedere in questo slideshow
creato con le foto d'autore di Andrea Calderone.
In passato le berlete
del Secchia (il greto del fiume dove da anni non
scorreva più l'acqua e perciò ricoperto di
vegetazione) servivano alla comunità per il
pascolo del bestiame e la raccolta di legna.
Erano infatti, per antica consuetudine, di uso
comune. Il taglio e lo sradicamento di ginepri,
arbusti e alberelli era incontrollato, tanto da
far temere già nel XVI sec. per l'equilibrio geo-morfologico
del letto del Secchia e da far intervenire Enea
Pio, signore di Sassuolo. I Pio proibirono anche la pesca,
nei due canali e nel Secchia per un miglio sopra
e sotto la Rocca, allo scopo di limitare
l'attività venatoria. Più tardi i duchi estensi
si riservarono il diritto di caccia nelle berlete
e poi se ne appropriarono per allargare il Parco
Ducale.
Una rete di canali,
imperniata sull'asta del canale di Modena, fu la
trama su cui si organizzò l'agricoltura. Nello
stesso tempo dai canali trassero forza propulsiva
i mulini e i primi impianti industriali.
I canali e la lotta per l'acqua
L'escavazione del primitivo canale
di Modena (nella foto di Ottani un tratto del canale ancora
visibile), derivato dal Secchia,
risalirebbe alla fine del IX sec., quando il
vescovo di Modena ottenne dall'imperatore la
facoltà di estrarre l'acqua dal Secchia e dal
Panaro. Con il sorgere dell'autonomia
amministrativa comunale il vescovo cedette ogni
diritto al comune di Modena. L'imbocco del canale
di Modena si trovava in origine tra Sassuolo e
Magreta, mentre dal XV sec. è storicamente
accertato un imbocco più alto, a poca distanza
dalla Rocca di Sassuolo.
Il canale di Sassuolo
fu scavato nel 1373, quando gli abitanti di
Sassuolo ottennero dagli estensi il diritto ad
estrarre l'acqua dal Secchia. Il canale iniziava
poco sotto il rio di Vallurbana, entrava in paese
dove si trovava il maglio e girava intorno alla
Rocca, lambendola a sud e a ovest. Nel corso del XV
sec. il canale del comune bagnava il
Borgo superiore, sorto nelle vicinanze della via
Montanara: qui si svilupparono piccole attività
artigianali e botteghe quali una fornace di
laterizi, una conceria, un follo da canapa, due
mulini, una fucina da fabbro, una bottega di
ferramenta, una calzoleria, una drogheria e un
laboratorio di oreficeria. La vasta rete di canali sassolesi
alimentò anche le fontane ducali nonché l'acquedotto scoperto
che un tempo attraversava la città e di cui ora resta traccia
nelle due canalette che attraversano piazza Garibaldi (qui
sotto, nella foto di Ottani).
L'acqua del fiume Secchiasegnò inevitabilmente la storia dei
rapporti tra Modena e Sassuolo: i
modenesi assumevano il controllo del canale di
Sassuolo dalla Fossa in giù e nei periodi di
magra cercavano di limitare l'emungimento a
monte, scontrandosi coi sassolesi. Si trattava di
un interesse vitale per la città e si spiega
anche così perché Modena abbia sempre tentato
di avere il controllo del territorio di Sassuolo.
I sassolesi, da parte loro, difesero sempre i
loro antichi diritti sulle acque del Secchia.
Con l'avvento del duca Francesco
I d'Este e i lavori di trasformazione della
Rocca, gli ingegneri Gaspare Vigarani e
Cristoforo Galaverna progettarono l'unione
dei due canali.I lavori per
togliere l'imboccatura del canale di Modena sotto
la rocca e unire i due canali iniziarono nel 1651
e permisero al Duca di ottenere più spazio per
il suo giardino. Si costruì la botte di
Vallurbana, si allargò il vecchio canale di
Sassuolo e si realizzò un nuovo ramo al di sopra
della botte verso San Michele. Dalla metà del
Seicento, perciò, il canale di Modena ebbe
l'imbocco a San Michele. Con l'unione dei due
canali iniziò una controversia (riguardo le spese
di manutenzione, l'espurgo, l'escavazione del
canale e l'uso delle sue acque) tra la comunità
di Sassuolo e la comunità di Modena che si
protrasse fin oltre l'Ottocento.
Attraversare il fiume
In passato non
esisteva un ponte sul Secchia: si guadava
il fiume a monte del paese, a San
Michele, di fronte a Castellarano, più o meno
dove ora si trova la traversa. Era questo il
percorso dell'antica mulattiera, che da Sassuolo
portava a San Pellegrino in Alpe attraverso la
via del Secchia e del Dragone. Il passaggio non
era praticabile tutto l'anno, essendo il fiume a
carattere torrentizio e perciò soggetto al
fenomeno delle piene. Nella stessa zona è
documentato anche un traghetto su barche. Nel 1872 si
costruì il primo ponte Sassuolo-Veggia.
La traversa San Michele-Castellarano
Nel 1985 è stata completata la
traversa di regolazione S.Michele-Castellarano
che consente di recuperare per diversi
usi le acque fluviali. Lunga 176 metri,
è stata costruita a valle delle antiche
derivazioni dei canali di Modena e Reggio. Le
acque derivate vengono convogliate verso valle
attraverso una rete di canalizzazioni, la cui
dorsale principale è costituita dal Canale di
Secchia, che serve la sponda reggiana, e dal
Canale Maestro, che serve la sponda modenese. Dal
1989 è gestita dal consorzio della Bonifica
Parmigiana Moglia-Secchia. Sulla traversa è
possibile transitare a piedi e in bicicletta e
godere del panorama.
Lo sfruttamento industriale
Il fiume, il cui alveo era in
passato molto più alto dell'attuale, si
caratterizzava per un potente materasso
ghiaioso che a partire dagli anni '50 è
stato ampiamente asportato a scopi
industriali, cosicché il fondo si è
molto abbassato. Il fiume stesso ha poi eroso in
modo massiccio il proprio alveo. Oggil'attività
estrattiva è strettamente regolamentata
per evitare il dissesto dell'alveo e delle terre
che vi si affacciano. Le cave sono state chiuse e
recuperate ad usi agricoli o naturalistici. Gli
impianti industriali sorti lungo il fiume sono
dismessi o in via di trasferimento: nel 2001 i
comuni di Modena, Sassuolo e Formigine hanno
sottoscritto un accordo per il trasferimento e/o
la rilocazione di sei frantoi ubicati sulla
sponda del Secchia. Il primo è
stato demolito nel corso dell'estate 2004.
Il fenomeno dell'erosione
Nel territorio di Sassuolo il
letto del fiume è ampio e ghiaioso nella zona
pianeggiante, mentre si fa tortuoso tra ghiaia e
argilla risalendo verso la collina. Tra Sassuolo
e Castellarano l'alveo di ghiaia è stato
rapidamente eroso e si è formato uno stretto
canale con cavità rotondeggianti e "forme
relitte" (colonne sopravvissute all'erosione
circostante perché protette da una copertura più
resistente al disfacimento). Uno di questi "funghi"
è visibile, nell'alveo del fiume, all'altezza di
Castellarano. La rapida erosione è la causa oggi
di fenomeni di scivolamento e di crollo
che hanno modificato le sponde del fiume, danneggiando manufatti
e strade che lo fiancheggiano.
Il fenomeno dell'erosione fa del fiume un luogo particolarmente
suggestivo, come si mostra in questo breve slideshow creato
con foto mie.
La vegetazione
Da Sassuolo procedendo verso San
Michele la vegetazione si fa più fitta e si può
apprezzare meglio l'ambiente fluviale, che in
pianura risente maggiormente dell'intervento
dell'uomo. Piante autoctone diffuse tra le prime
colline e gli 800-900 mt. sono la roverella
(quercus pubescens), il carpino
nero (ostrya carpinifolia), il nocciolo
(corylus avellana), il cerro
(quercus cerris), la rovere
(quercus petrae) e poi il castagno,
il pino e il faggio.
In pianura si trovavano farnie (quercus
pedunculata), frassini (frassinus
excelsior), olmi (ulmus
minor), pioppi bianchi (populus
alba) e poi carpini, aceri,
ontani neri, tigli,
salici bianchi...
Il Percorso Natura del Secchia
Nel 2003 il Comune ha aderito
al "Consorzio di gestione del Parco fluviale
del fiume Secchia", per la gestione delle
Casse di Espansione, ed è stata inaugurata la
pista ciclabile provinciale lungo il fiume
Secchia (nella foto a lato, di Calderone). E' stato inoltre approvato un progetto
di recupero e valorizzazione del fiume tra
Sassuolo e la rupe del Pescale, nel vicino Comune
di Prignano.
Inaugurato
nel giugno 2003, il percorso Natura del Secchia
misura 35 km, da Modena alla
rupe del Pescale, lungo il fiume Secchia. Il
percorso permette di risalire in bicicletta il
fiume, lontano dal traffico automobilistico e
godendo con rispetto della natura. A Sassuolo l'accesso
principale è dalla ciclabile di via
Indipendenza, collegata al Parco Ducale. Da qui,
in direzione nord verso Magreta, si raggiunge
l'oasi naturalistica di Colombarone, una zona
umida protetta e popolata da vari tipi di uccelli.
Verso la collina invece si può risalire il fiume
alla traversa di S.Michele-Castellarano, per poi raggiungere
la Rupe del Pescale.
Lungo il percorso cartelli segnaletici riportano
indicazioni relative alle località interessate e
consigli per ciclisti non professionisti.
In località Borgo Venezia, è stato inaugurato
nel 2007 un impianto idroelettrico sul fiume Secchia. L'acqua
del fiume Secchia viene incanalata, mediante un'opera di presa,
all'interno di una condotta sotterranea che giunge alla turbina
interrata e successivamente restituita al fiume mediante un
canale a cielo aperto. Grazie a questo impianto è possibile
produrre energia elettrica evitando qualsiasi emissione
inquinante nell'atmosfera, risparmiando tonnellate di petrolio e
senza arrecare alcun danno al corso d'acqua.
Area di Riqualificazione Ecologica
Nella primavera
del 2009 è stata inaugurata in via dei Moli (prolungamento di
via Indipendenza) l'Area di Riqualificazione Ecologica,
con aula didattica. Gestita dalle
Guardie Giurate Ecologiche
Volontarie di Sassuolo, dal Gruppo Naturalistico Sassolese e
dalla LIPU si trova nei pressi degli orti sud, non distante
dal centro cittadino, particolare unico nella provincia
modenese. La destinazione d'uso della struttura è
prevalentemente didattica e rivolta alle scuole di Sassuolo e
dintorni, in particolare di Castellarano e Casalgrande.
Nell'area sono stati realizzati sentieri didattici che
consentono di apprezzare gli aspetti naturalistici tipici delle
zone perifluviali. La riserva ospita ambienti forestali di
diversa tipologia con prevalenza, sugli argini, di saliceti a
salice bianco di orgine naturale, presenti a diversi stadi di
sviluppo. Verso l’interno si rinvengono pioppi ed ontani. Dal
punto di vista faunistico sono segnalate rane verdi, natrici,
ricci e caprioli. Sono presenti numerose specie di uccelli come
aironi, anatre, martin pescatori,usignoli di fiume, cavalieri
d’Italia, picchi, cince, occhioni e succiacapre.