Sopra le nuvole: ultima serata
14/11/2008
Nelle
ultime settimane è stato presentato al cinema/teatro Carani il film
Sopra le Nuvole, dei giovani registi indipendenti Sabrina Guigli e
Riccardo Stefani. A grande richiesta la proiezione sarà
riproposta il ventuno novembre. I due autori hanno seguito il
consiglio di Giovanni Veronesi su come coltivare «il virus del cinema»,
realizzando un’opera fortemente personale, intimista, radicata nella
terra di origine e nella sua storia troppo spesso dimenticata. Il film
racconta dell’eccidio di Monchio e Cervarolo, compiuto dalle truppe
nazi-fasciste fra il 18 e il 19 marzo del 1944 e in cui persero la vita
131 civili, prevalentemente donne e bambini. La lavorazione del film si
è protratta per tre anni, ed ha coinvolto molti abitanti locali, fra cui
anche il nipote di una delle vittime, che interpreta la parte del nonno.
Sopra le nuvole è stato selezionato per il Film Festival Internazionale
di Shanghai del 2008, rappresentando l’Italia al fianco di Caos Calmo e
I 100 chiodi. Mario Monicelli, spettatore eccellente, ha ammirato la
dimensione lirica del film e gli «straordinari attori», tutti non
professionisti.
Il
punto di vista iniziale è quello di un padre che torna da sfollato sugli
Appennini assieme alla figlia, per fuggire dai bombardamenti di Genova.
Apprendiamo come durante il corso della Seconda Guerra Mondiale le
montagne avessero protetto la vita dei loro abitanti. La guerra per gli
abitanti della montagna era un rumore lontano ed indistinto, e la
politica era irrilevante per la loro identità contadina. «Avevamo
fame sia prima che dopo il ‘39», ha detto un testimone degli
avvenimenti
durante
la realizzazione delle riprese. L’opera ha uno straordinario valore
documentario rispetto alle tradizioni e al folklore locale,
mostrando i canti popolari del Maggio, la cerimonia matrimoniale secondo
l’usanza montanara, e il Ballo dei Gobbi, un’antica danza con maschere
di legno legata alla pastorizia. Ma anche gli attrezzi di lavoro della
prima metà del secolo scorso, i rastrelli di legno, il modo di lavare i
piatti prima dell’introduzione dell’acqua calda corrente, lo stile di
abbigliamento maschile, tuttora riconoscibile nelle persone di una certa
età. La cifra tematica del film consiste appunto nel mostrare come un
mondo semplice, ordinato e codificato da secoli, lontano dai clamori del
regime, venga improvvisamente sconvolto e distrutto dall’irruzione della
violenza e della follia, che sono il materiale costitutivo della guerra
stessa. Il mondo montanaro, chiuso e protetto, circondato dall’Europa in
fiamme, diventa metafora dell’odierno Occidente pacificato, e i motivi
politici della strage non vengono indagati, perché semplicemente perdono
significato contro l’evidenza della morte. La persistenza della memoria,
scopo principale dei registi, si attua tramite toni evocativi e
sommessi, ricordando non solo la strage, ma quello che c’era prima,
quello che è stato distrutto. Sopra le nuvole è il posto in cui le
persone vanno quando muoiono, dice una madre al bambino, ed entrambi
verranno uccisi poco tempo dopo. L’unica debolezza del film è forse
un’eccessiva polarizzazione positiva della vita montanara, quando
un’ottica (neo)realista avrebbe richiesto di mostrare sia il buono che
il cattivo tempo prima della catastrofe. Ottima la caratterizzazione
del villain, l’ufficiale tedesco a capo della divisione Hermann
Goering, che ama circondarsi di porcellane, affreschi, vino pregiato, e
che durante la strage ascolta rapito il rombo degli spari amplificato
dalle montagne come se stesse ascoltando una sinfonia di Wagner. Questo
personaggio viene introdotto allo sguardo dello spettatore da
un’inquadratura strisciante e veloce che lo va a scoprire nelle stanze
sontuose del suo alloggio, evidenziandone la pericolosità e il dinamismo
da rettile. Il punto di forza di Sopra le Nuvole sono le inquadrature
paesaggistiche, di bellezza abbagliante, e una trattazione della
natura quasi animistica, che viene caratterizzata come una cassa di
risonanza rispetto ai moti dell’animo umano. Una cassa di risonanza
senziente e partecipe, che urla e rimbomba durante il massacro, e che
mostra il suo trionfo di vegetazione nella stagione primaverile, facendo
da sfondo al matrimonio e ai giochi dei bambini. L’otto settembre è
definito da una tavolozza rugginosa ed autunnale, mentre l’arrivo delle
truppe tedesche è marcato dagli alberi scheletriti dell’inverno. La
natura maestosa fa da contrappunto all’uomo, alla sua arte e al suo
rifiuto della violenza nella sequenza dei canti del Maggio, ambientata
in una montagna metafisica, invasa dalla nebbia, astratta dal mondo. I
morti, circondati dal bianco della neve, sono mostrati dall’alto, da una
prospettiva aerea e fluttuante, e la voce del vento diventa la loro
voce.
Luiza Samanda Turrini
articolo pubblicato in parte sull'Informazione di mercoledì 22
ottobre 2008
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