Scoprire Sassuolo: da vedere

Ville antiche

 

Palazzina della CasigliaPalazzina della Casiglia

L'antica palazzina cinquecentesca, "cassina di caccia" di Ercole Pio, fu ristrutturata nel 1749/50 dall'architetto veneto Pietro Bezzi, su incarico di Francesco III: si costruì una grande ed elegante cinta muraria trasformando il parco annesso in un giardino chiuso. La villa fu poi decorata dal Vellani e dal Magnanini. Posta a nord del territorio sassolese a ridosso dell'antico argine del Secchia, venne inglobata nel Parco Ducale, che raggiunse nel XVIII secolo i 10 km. di lunghezza estendendosi verso Magreta, e venne a trovarsi al centro di una vera e propria tenuta agricola. Ercole III vi fece aggiungere due ali terrazzate, secondo uno schema architettonico tipico dei casini di caccia.

L'assetto originario settecentesco è documentato dalla tempera di Bosellini-Menabue conservata nel Belvedere Ducale. Da una descrizione risalente al 1836 si apprende come la Palazzina si componesse al pianterreno di una sala da pranzo con quadri di figure cinesi, di una cucina, di una sala (detta del Deguinet) con quadri di figure cinesi, di una loggiaPalazzina della Casiglia d'ingresso con quadri ovali raffiguranti feste e trattenimenti campestri e di altre otto camere. Al piano superiore si trovavano una sala (detta di mezzo), un Gabinetto con quadri raffiguranti Pontefici e quattro camere da letto. Le maniche laterali erano destinate a stalla e a teggia. Francesco III amò pranzarvi, ma sono documentate anche funzioni di casino di caccia, dépendance del palazzo e coffee-house.

Nel 1888 fu profondamente trasformata dal Pio Istituto Figlie di Gesù di Modena che ne fece un collegio estivo. Fu poi abbandonata e divenne ricovero d'immigrati. Oggi è sede di Confindustria Ceramica, che ha provveduto al recupero della struttura su progetto dell'architetto Gae Aulenti. Vi è allestito il Centro di Documentazione della Ceramica.

www.confindustriaceramica.it

Casino del Belvedere Ducale (ora Villa Cuoghi)

L'attuale villa Cuoghi è il risultato del rifacimento ottocentesco dell'originario Casino del Belvedere Ducale. In località Vallurbana, è collocata su di un pogetto, in favorevole posizione prospettica. L'originario assetto viario, dato da un rettilineo di 3700 mt., che congiungeva il Palazzo Ducale al Belvedere, risulta oggi modificato.

L'edificio originale, voluto da Ercole III (con funzioni di casino di caccia o coffee-house) e completato nel 1781, ci è noto grazie alla veduta dipinta a tempera conservata all'interno, opera di Ludovico Borsellini e Giovanni Battista Menabue che nella sala centrale avevano raffigurato le residenze ducali. Si trattava di una struttura simmetrica a due piani, sistemata al centro di una larga piazza circolare, con retrostante padiglione centrale e adorna di lesene giganti.

Villa Giacobazzi

Le prime notizie riguardanti la Villa, ubicata a ridosso dell'abitato storico di Sassuolo, risalgono al XVII sec. Da documenti dell'epoca l'edificio, costituito da un corpo rettangolare di due piani su cui si eleva la tradizionale altana, risulta di proprietà dell'avvocato Giovanni Andrea Moriali. Alla sua morte la Villa, allora denominata "Casino da i Capuccini", subì diversi passaggi di proprietà e fu probabilmente affittata e mai abitata dalle famiglie proprietarie. Nel 1724 fu venduta ad un parroco della collina sassolese: don Giovanni Giacobazzi. Il vero acquirente era però Domenico Maria Giacobazzi, che divenne proprietario effettivo nel 1728. Nobile modenese, in passato già commissario di Sassuolo e destinato a divenirne Governatore sotto Francesco III (di cui fu anche Consigliere di Stato), negli anni seguenti aumentò l'estensione del podere. Tra 1735 e 1759 la Villa, in origine semplice casa colonica, fu interessata da lavori di ampliamento e abbellimento che la portarono a forme simili alle attuali e che interessarono due nuove ali laterali, il collegamento dell'altana con la facciata, i timpani sulle facciate est e ovest e le cornici in arenaria alle finestre (nella foto sopra un particolare della facciata principale). Si definì anche l'accesso dalla parte del Borgo con un elegante portale a timpano ricurvo, corrispondente al ponte d'accesso sul canale di Modena. Il canale fu poi tombato, mentre il portale esiste ancora e si affaccia oggi su piazzale Porrino (nella foto a destra).

Alla morte di Domenico Maria Giacobazzi (1770) la tenuta passò al figlio Onorio, governatore di Sassuolo fino al 1777 (anno in cui fu nominato conte). La famiglia si ritirò a Modena e non abitò più stabilmente la villa, venendovi solo nella stagione estiva. Durante il resto dell'anno la tenuta era curata dalla famiglia che aveva in affitto l'antica casa colonica vicina ("La Corletta", oggi ristrutturata ad opera di privati). In quegli anni, dal 1786, si realizzò un nuovo accesso, sul lato opposto rispetto a quello prospiciente la via Montanara. Il nuovo accesso collegò la nuova strada circondariale alla Villa con un lungo viale rettilineo, bordato di pioppi.

L'appendice poggiata su colonne sul lato ovest di villa Giacobazzi | Photo Paola GemelliLuigi Giacobazzi, figlio di Onorio, fu Podestà di Sassuolo dal 1828 al 1832 e poi Ministro degli Interni di Francesco V d'Austria d'Este, che ospitò nella Villa nel settembre 1858. Alla morte di Luigi Giacobazzi, nel 1893, le diverse proprietà della famiglia furono smembrate e poi vendute. La villa venne ricomprata dalla contessa Antonietta d'Evans, moglie di Antonio Giacobazzi, figlio di Luigi. L'altro figlio, Onorio, tenne per sé Villa Amalia (poco distante, oggi proprietà della ceramica Iris). Leontine, figlia di Antonio e Antonietta, sposò il conte Ippolito Giorgi di Vistarino e visse tutta la vita nella Villa, poi ereditata dalla figlia Rosanna. Leontine intraprese nel 1909 lavori di ammodernamento e adattamento: si realizzò la scala, di gusto liberty, sistemata sulla facciata est. Sul lato opposto, nel '39, s'inserì un'appendice rettangolare vetrata in cemento armato, poggiante su colonne (nella foto a lato). Gli interni furono ridefiniti secondo i gusti del tempo. Si salvarono però le suggestive tempere dell'altana, opera della metà del XIX sec., di cui il nostro collaboratore e storico dell'arte Luca Silingardi ci parla diffusamente in questo bell'articolo.

La contessa Rosanna ottenne nel 1956 la notifica del bene "Villa Giacobazzi con annesso parco", salvandola dalla selvaggia espansione dell'abitato. Già nel 1920 infatti si era aperto viale Marini (allo scopo di collegare via Cavallotti e piazzale Porrino alla Strada Circondaria) e l'abitato di Sassuolo aveva cominciato ad espandersi verso sud slabbrando il lato nord della proprietà. Nei primi anni '50 si aprì via Leoncavallo e vi si costruirono nuovi edifici. A quel punto la proprietà si oppose.

Negli anni '70 il Comune di Sassuolo ottenne in concessione parte del parco per 17.000 mq., che furono destinati a verde pubblico. La contessa Rosanna morì negli anni '80. Nel 1991 la Villa e il Parco furono acquisiti dal Comune. Oggi si lavora alla ristrutturazione: vi troverà sede la Biblioteca comunale di Sassuolo.

Villa Bontempelli

Si trova sulla via Montanara, in località Pontenuovo. Originariamente ebbe funzioni pubbliche di posta-osteria-alloggio.

Di rilevante interesse storico-artistico sono il portale barocco e la torre. Il portale, la cui tipologia rivela chiaramente l'originario uso pubblico, si caratterizza per i pilastri adorni di nicchie votive e di girali e per l'arco policentrico sottostante il timpano. Probabilmente al centro del timpano si trovava un cartiglio, ora scomparso. La torre, elegante e slanciata, culmina con un'edicoletta che regge la bandiera in ferro battuto. Portale e torre sono adorni di cornicioni a sguscio.

Dal 1885 l'edificio venne utilizzato per la villeggiatura della famiglia Bontempelli. E' stato restaurato recentemente.

Villa Guerzoni

Completata nel 1911 su progetto di Giuseppe Sommaruga, era proprietà del commendator Umberto Guerzoni, dirigente del Banco d'Italia. La villa, di gusto liberty, ha subito gravi menomazioni in seguito alle quali è andato perduto il giardino interno con veranda coperta.

Paola Gemelli

 

© Testi e foto: Paola Gemelli
Si ringrazia Confindustria Ceramica per le immagini della Palazzina della Casiglia.
Bibliografia - Pagina aggiornata il 10/11/2010

 

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