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Strumenti antichi: un patrimonio da ascoltare

13/07/2009  All'interno dello strumento, i frammenti della targhetta recano leggibili, sia pur con difficoltà, le parole “Andrea Guarneri Cremona 1726”. Sebbene non si possa essere certi dell'autenticità di tale scritta, ci si trova però sicuramente di fronte ad un pregevole e raro strumento di liuteria cremonese dell'inizio del '700. Uno strumento che arricchisce il patrimonio artistico della nostra città, in quanto appartenente da generazioni ad una famiglia sassolese.
La signora Elena Zanni
, attuale proprietaria, lo ha infatti ereditato dal padre, il Professor Cavaliere Otello Zanni, violinista di pregio che per lunghi anni è stato il primo violino dell'Orchestra Sinfonica di Sanremo. Desiderando concederlo in affidamento a chi potesse anche suonarlo, la signora Zanni ha orientato la sua scelta sul Professor Guido Felizzi. Grazie ad una iniziativa dell'associazione Mu.Sa, lo scorso 9 luglio il pubblico sassolese ha avuto l''occasione di ascoltare lo strumento nel corso di un concerto a Palazzo Ducale che ha visto protagonista il Maestro Felizzi insieme alla fisarmonica di Marco Lo Russo.

"In quasi tutti i campi dell’arte" ci ha spiegato il Maestro Felizzi, "il creatore di un'opera si propone direttamente al pubblico. Prendiamo ad esempio un pittore, chi va a vedere le sue opere ne è al contempo interprete e usufruitore. In campo musicale la figura dell’interprete è invece rappresentata da un soggetto a sé stante che si lascia “attraversare” dall’opera affinché questa possa essere trasmessa dal compositore al pubblico. Si tratta di un compito a volte ingrato perché l’interprete deve potersi abbandonare alla musica il tanto necessario a preservarne la magia, ma non può mai abbandonarsi totalmente ad essa, poiché necessita in ogni momento della propria lucidità per portare a termine l’esecuzione. Affinché il grado di magia sia il più alto possibile bisogna poi avere i giusti strumenti. Un violino come questo presunto Guarneri del 1726, che ho in affido, è indubbiamente tra i migliori strumenti che in assoluto un interprete può desiderare. Capriccioso come ogni buon cavallo di razza, non si concede tutti i giorni con facilità alle mie mani. I primi tempi poi era pigro e dispettoso. Ora siamo diventati amici, dispetti non me ne fa quasi più."
Violinista di grande esperienza, con un’intensa attività concertistica in tutto il mondo (ha suonato sotto la direzione di grandi Maestri quali Metha, Abbado, Ashkenazy, per citarne solo alcuni), Guido Felizzi è primo violino nelle più importanti formazioni orchestrali nonché docente titolare della cattedra di musica da camera al conservatorio di Cagliari. "E’ incredibile per me", aggiunge a proposito dell'antico violino sassolese "pensare di avere in mano uno strumento che esisteva già quando Antonio Vivaldi era ancora vivo e Mozart non era ancora nato. Quando Johannes Brahms venne al mondo lui aveva già più di 100 anni! Il fascino di accarezzare quelle curve consumante dal tempo è sottile; tutte le volte che lo faccio il respiro si affina, come in alta montagna. Raccontano di un infinito numero di luoghi visitati, di una Babele di lingue udite, di mille avventure passate, di pericoli corsi e superati per giungere sino a noi oggi. Con i suoi 300 anni di storia non esiste musica del grande repertorio che sia stata scritta prima della sua nascita. E’ uno strumento vivo, pieno di orgoglio e fiero della sua bellezza e maturità. Uno scrigno che porta racchiusa in sé l’arte di tutti coloro che ci hanno suonato sopra come il Professor Cavaliere Otello Zanni che lo ha avuto per cinquant’anni! Spero che il suo viaggio nel tempo duri ancora a lungo, cercherò anch’io di arricchirlo con qualche briciola d’arte cosicché, un giorno, magari anche solo sottovoce, parlerà pure di me."
Parole belle e appassionate, che danno la misura dell'orgoglio con cui il maestro Felizzi ha accettato l'onore e la responsabilità della custodia dell'antico violino. Lo stesso orgoglio dovrebbe riempire ogni sassolese, insieme alla gratitudine nei confronti di chi ha voluto che lo strumento non rimanesse chiuso in casa tra i ricordi di famiglia, ma potesse ancora essere suonato e, soprattutto, ascoltato.

Paola Gemelli


 

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