"Walk of Art": 28 artisti in città per la collettiva finale dei
Magazzini Criminali
22/06/2010
Dal 1 al 31 luglio 2010 l’associazione culturale Magazzini
Criminali presenta le opere di 28 artisti dislocate per tutta la
città di Sassuolo. L'evento, intitolato "Walk of Art",
avrà il suo momento inaugurale giovedì primo luglio alle ore
20.30. Le opere, in mostra in piazze, boutique e negozi
della città, saranno visibili fino alle ore 23.30, in concomitanza
con le iniziative serali che caratterizza i giovedì di luglio nel
centro storico di Sassuolo.
"Walk of Art", spiega la curatrice Luiza Samanda Turrini,
"è stato concepito perché la minuscola Wunderkammer dei Magazzini
Criminali era troppo piccola per contenere tutti. E perché l’arte
deve essere in movimento costante. Apparire a sorpresa dove non si
crede che ci possa essere, e quando meno uno se lo aspetta. Con Walk
of Art i Magazzini Criminali traboccano, e creano un circuito nel
tessuto cittadino, disseminando opere d’arte nelle piazze e nei
negozi."
28, come detto, gli artisti in mostra, in
un caleidoscopico mix di tecniche e stili: "Un'asse di legno
tarlata su cui si dispongono due bacinelle contenenti creature fatte
di tentacoli e metameri, che sembrano uscite fuori da un film di
Cronemberg (Giuliano Iori). Valigie, ombre di cani ai raggi
X, mari neri, grafiche rosse come rami di corallo, cespugli fioriti.
Yuri Degola accosta la delicatezza e lo spavento, gli spettri
della fedeltà con quelli della fuga. Mondi alla deriva, isole
fluttuanti come il monolite di Magritte, popolati da un'umanità
senza connotati, presa dalle insegne dei luoghi di evacuazione. (Stefania
Malferrari) Incubi terrestri per Corrado Tamburini, che
continua con la sua indagine nel tunnel degli horrori della mente
umana, attraverso le cronache di Pierina, la stessa nonna che gli
aveva raccontato la favola nerissima di Leonarda Cianciulli, la
saponificatrice di Correggio. “Prima di tutto ce li hai i requisiti?
_ Ce l'hai _ Un occhio di vetro, denti finti o una gruccia, _ Un
tirante o un uncino, _Seni di gomma, inguine di gomma, _ Rattoppi a
qualcosa che manca? Ah _ No? E allora che cosa possiamo mai darti?”
Sylvia Plath, su Colette Baraldi. E il suo universo di pezzi
corporei e feticci alla deriva, che vanno a comporre i PornoRebus.
Simone Ferrarini rivisita con le sue campiture veloci e acide
il corpo per antonomasia dell'arte occidentale, quello di Cristo,
accostandolo agli imperativi categorici dell’uomo nuovo, che
sono“Credere e Produrre”. Sara Spazzini dedica un
trittico ai vettori di movimento dell'essere umano, le gambe, capaci
di spostarsi, scappare o scoprire. Gli emblemi di questo cammino, un
paio di scarpe logore ma sublimate dal bianco, si pongono in primo
piano nella parte frontale dell'installazione. Planet Hollywood,
Birra Corona, i taxi gialli, i sensi unici, la segnaletica luminosa.
La metropoli in bianco e nero di Milena Teneggi si anima di
richiami colorati a misura di turista, il flaneur degli imperi
commerciali. Marco Fontana irride le lotte a colpi di
marketing delle multinazionali dell’abbigliamento casual, mettendo
in scena una lotta a colpi di mazza da cricket fra il giocatore di
polo di Ralph Lauren e il coccodrillo della Lacoste. Leo Bellei
prosegue la sua ricerca sulle dive di nicchia, aggiungendo alla sua
serie i volti di Stefania Sandrelli ed Elsa Martinella. «Nel mare
magnum degli eredi della Pop Art e della loro attitudine alla
riproduzione di volti famosi, Leo Bellei è una mosca bianca. Proprio
perché, piuttosto che sulla celebrità schietta, Bellei preferisce
lavorare sullo slash che divide fama ed oblio, connettendosi in
questo modo alla riflessione su uno dei grandi moventi dell’arte, la
preservazione della memoria. Ognuna delle donne rappresentate è
fortemente emblematica. Ripercorrendo le loro vite, riusciamo ad
intravedere un’immagine a mosaico, che va a comporre il fantasma
della donna del Novecento.» «Sunghe-Oh rappresenta il corpo
politico, trovatosi al centro di dinamiche di potere. La condizione
di prigionia viene suggerita dalla rimozione degli arti: le gambe
non possono essere usate per spostarsi, le braccia sono inutili ai
fini di un libero operare. È un corpo ridotto a recipiente chiuso e
diviso in due. Un vaso che diventa cella, coronata di filo spinato,
chiusa da sbarre, cinta di catene. Questi tre busti dolorosi sono
statici come mummie, perché il prigioniero è fermo, in uno stato di
morte civile. L’installazione è circondata da cocci di ceramica
grezza, color mattone, che rappresentano il corpo e la mente
frantumati dalla violenza della segregazione.» Il corpo, la società
e le sue sante, l’ironia virale, la città, il viaggio, la forza
delle narrazioni orali, la classicità, il sesso, gli spettri
dell’immaginario, anche quest’anno la collettiva finale dei
Magazzini Criminali va a comporre un caleidoscopio di eterogenee
suggestioni."
Tra gli autori vanno citati anche Alan Marcheselli, Camme,
Gianni Boraggini, Lino Borghi, Emidio Cocchi, Maurizio Cocchi, Gap
Design, Eustacchio Errani, Lia Mariani, Andrea Paganini, Massimo
Pedrazzi, Federica Poletti, Patrizia Rampazzo, Maurizio Sala e Stefy
Vacondio.
Info presso i Magazzini criminali, piazzale Gazzadi, 4 – cell. 392
4811485 - e-mail:
magazzinicriminali@libero.it
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